Matteo Renzi

Rassegna stampa

Intervista al Corriere fiorentino

corrierefiorentinoIntervista a Matteo Renzi di Paolo Ermini su Corriere fiorentino\r\n\r\nNella Sala Clemente VII, in Palazzo Vecchio, sul tavolo che fu di Giorgio La Pira le croci donate a Matteo Renzi dalla Società di San Giovanni Battista sono ormai cinque. Significa che da sindaco ha passato la boa conclusiva. Lui prende in mano l’ultima croce, realizzata dal maestro orafo Paolo Penko e che gli è stata donata il 24 giugno, festa del patrono, dopo l’omelia di Giuseppe Betori sulla «improvvida voglia di trasgressione in città». Le parole del cardinale hanno provocato nei giorni scorsi un’aspra reazione dal Comune verso la Curia. Ma di questo parleremo più tardi. Come non cominciare l’intervista da quell’alternarsi di sì-no-forse sulla candidatura di Renzi alla segreteria del Pd (e alla premiership) di cui sta parlando tutta Italia? Tra dieci mesi si rivoterà per Palazzo Vecchio, ma il sindaco non ha ancora deciso se sarà lui a giocare la partita (in prima persona: in ogni caso non se ne disinteresserà).

«Io via da Palazzo Vecchio? Lo decidono i fiorentini»

Intervista di Luigi Caroppo pubblicata sulla Nazione del 9 giugno 2013 Sindaco, la primavera fiorentina ha l’odore della protesta. Da San Lorenzo all’Oltrarno si sta risvegliando la contestazione. «Ma scusi quando mai è venuta meno? Abbiamo pedonalizzato e c’erano i

Renzi «I saggi? La politica fa così quando non vuole risolvere le cose»

Intervista di Aldo Cazzullo pubblicata su “Corriere della Sera” del 6 giugno 2013 BRESCIA – Matteo Renzi fatica a camminare tra la stazione e la metropolitana di Brescia, tutti tentano di fermarlo, qualcuno ha scritto a mano su foglietti di

«M5S, ora lavoriamo insieme. Il governo non tiri a campare»

Intervista di  Barbara Jerkov a Matteo Renzi pubblicata su “Il Messaggero” del 29 maggio 2013 Grillo attacca, il centrosinistra esulta, il centrodestra rilancia. Queste elezioni le hanno vinto davvero le larghe intese, sindaco?«Prima di parlare di chi ha vinto o

Matteo Renzi a “Che tempo che fa” il 27/04

\r\nMatteo Renzi ospite della puntata del 27 aprile 2013 del programma televisivo “Che tempo che fa” condotto da Fabio Fazio.

Renzi: “Così rifonderò il Pd”

larepubblicaDI CLAUDIO TITO su La Repubblica

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Intervista al sindaco. Rischio scissione tra i democratici. Sfida a Grillo sui cambiamento governo di un anno, poi presidenzialismo

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«Cambiare il Partito Democratico per cambiare l’Italia».
Il giorno dopo l’elezione di Giorgio Napolitano e le dimissioni in blocco dell’intero gruppo dirigente del Pd, Matteo Renzi lancia la sua sfida.
È pronto a candidarsi per un progetto a favore di un «nuovo riformismo». Vuole un partito rinnovato, capace dì interpretare il Paese e che non si paralizzi nella difesa delle «sue correnti».
Renzi lancia la doppia sfida – “Ecco come voglio rifondare il Pd, un anno di governo e poi al voto”
Basta inseguire Grillo, dettiamo noi agenda. E apre al presidenzialsmo
Il sindaco di Firenze sprona i democratici ad accettare la sfida di un «infingardo» come Beppe Grillo dettando l’agenda del governo che sta per nascere.
«Mettiamoci la faccia anche con un nostro premier» ma indicando le priorità a cominciare dall’emergenza lavoro e senza aver paura del popolo del web.

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Matteo Renzi a Le Invasioni Barbariche

Lettera a Repubblica

CARO direttore,

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nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l’espressione: “Ci vuole un Presidente cattolico”. In particolar modo questa espressione viene richiamata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini che provano a giustificare così la candidatura del proprio beniamino. NON è questa la sede per pronunciarsi sulla possibile scelta. Se la politica non avesse perso i legami con il territorio basterebbe una banalità: due mesi fa Marini si è candidato al Senato della Repubblica dopo aver chiesto (e ahimè ottenuto) l’ennesima deroga allo Statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile, a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell’unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d’Abruzzo. Dunque, non è il no a Marini — già candidato quattordici anni fa — che mi spinge a riflettere sulla frase “Ci vuole un Presidente cattolico”. Mi sembra invece gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese. Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e — peccatore come tutti, più di tutti — vivo la mia fede davanti alla coscienza.

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