Matteo Renzi

«Ecco il mio segno su Firenze. Pronto a ripartire, più gasato»

intervistanazione12_2013Intervista di Marcello Mancini pubblicata su  La Nazione il 22 dicembre 2013

Il futuro della città. Dopo l’intervista della scorsa settimana al cardinale Betori, oggi parola al sindaco. Renzi parla a tutto campo in un’intervista realizzata a Palazzo Vecchio dal vicedirettore Mancini, dal capocronista Caroppo e dalla cronista Ulivelli. A Firenze serve un progetto di ampie prospettive. La Nazione ha raccolto l’input lanciato in un’intervista dal presidente di Progetto città Andrea Ceccherini: «Ai fiorentini dico: sappiate giocare più in attacco e meno in difesa». Dopo le interviste anche a Lamberto Frescobaldi e a Paolo Fresco il dibattito è decollato con l’intervista al cardinale e oggi al sindaco Renzi, più in veste di ricostruttore che rottamatore.

Sindaco, partiamo dalle critiche. C’è chi dice che nel suo governare pare che manchi un reale progetto per Firenze.

«Secondo me questa critica, fortissima all’inizio, poi è venuta meno. Perché si è capito che c’è un disegno nel mandato Renzi, magari non condivisibile. Ma c’è. Si è capito che la pedonalizzazione stava insieme con il piano strutturale a volumi zero, con il recupero dei giardini, con l’aumento della raccolta differenziata e con le Cascine».

Pensa che la sua ricandidatura a sindaco detterà la svolta per Firenze?

«Questa città ha saputo esprimere un gruppo dirigente ora protagonista sulla scena nazionale. Firenze in Italia ha un peso specifico non banale. Quello che consegue dalla scelta di ricandidarsi, è che noi vogliamo far fare il salto di qualità alle partite aperte in città: infrastrutture, cultura, sviluppo. Faccio un appello alle categorie e ai sindacati, dico di non stare chiusi nelle proprie beghe. Mi piacerebbe che il mio secondo mandato fosse caratterizzato da uno sforzo condiviso da parte di tutti. E non soltanto del Comune».

Andrea Ceccherini, presidente di Progetto Città, figura indipendente, per quanto sia suo amico personale, aprendo la serie di queste interviste sul futuro della città, ha sottolineato la necessità di pensare a un vero e proprio piano strategico. Il ‘segno’ di Renzi è?

«Quello che lasciamo alle future generazioni: il piano infrastrutturale, la tramvia che va da Sesto a Bagno a Ripoli. Se devo dire un segno. E un ragionamento sulla cultura. Che vuol dire che Palazzo Vecchio è a disposizione dei cittadini, aperto a tutti: prima c’erano i metal detector… Che va dalla Torre d’Arnolfo, su cui non era mai salito nessuno, fino agli scavi archeologici che saranno aperti a maggio. Di segni ce ne sono a bizzeffe. Naturalmente io continuo a sperare che si possano attrarre investimenti».

Renzi vorrà comunque lasciare un’impronta per sempre.

«Non sono preoccupato di passare alla storia, non mi importa. Magari non farò tutto il secondo mandato. Ma sono felice del fatto che Firenze è cambiata davvero. E’ una città viva, quando fino a un po’ di tempo fa si diceva che era morta, che viveva solo di passato».

Quale vantaggio per Firenze avere un sindaco segretario Pd e aspirante premier?

«Il ruolo nazionale aiuta. A incontrare, individuare, incrociare persone. Questo è il vero vantaggio, il valore aggiunto per la città. I primi anni sono fondamentali perché tu hai una serie di relazioni di gente che chiede cosa si può fare per Firenze, viene qui a trovarti e ti dice cosa posso fare per Firenze. E tu vai giù con l’elenco della spesa, per il bene della città».

Qual è l’elenco delle sue richieste?

«Il teatro del Maggio era morto. Oggi ha una prospettiva, grazie a quella legge che abbiamo

fortemente voluto. Se non c’era il ruolo nazionale, il Maggio era tutto in un altro film. Questo non vuol dire che si sono fatte cose men che oneste. Sono state fatte cose legittime. Però la forza che si ha nel porre alcuni temi è maggiore rispetto a prima».

Lei vuole essere riconfermato sindaco per fare qualcosa di importante per Firenze.

«Al di là delle mie difficoltà e dei miei limiti, sono molto molto determinato a fare un buon lavoro per la città. Sono anche bello gasato. Paradossalmente lo sono più che al primo giro. Poi naturalmente dipende se ci si farà. Se ci daranno fiducia. Ma ci sono grandi sfide nel 2014 che entusiasmano solo a pensarci».

Una tra tutte.

«Lo spazio meraviglioso in piazza Stazione dell’ex scuola dei carabinieri. Uno spettacolo di bellezza».

Grandi infrastrutture. Il traffico è un problema. I tempi di realizzazione per il metrotram incerti. Pensa che ce la faremo?

«Il traffico resta un problema, ma i semafori intelligenti ci hanno dato una mano. Ora una delle priorità è l’accordo con il ministro Lupi. Se hai un metrotram che da Castello va a Bagno a Ripoli, la città cambia da così a così. E avremo una città rivoluzionata. Come? Come se ci fossero sempre i mondiali di ciclismo».

Ma non pensa a quanto tempo ci vorrà per realizzare un’opera del genere?

«Non lo so in quanto tempo si può realizzare un progetto del genere in un Paese che ha dei tempi di realizzazione biblici. Mi piacerebbe sapere quando iniziano i lavori e che quando cominciano si finisca. Sono stato fiero di non aver fatto partire i cantieri quando sapevo che sarebbero stati impattanti. Poi abbiamo visto come sono andate le cose, con il fallimento delle ditte. Ora so che la mia responsabilità nei confronti di questa città è quella di restituire alla città quello che mi ha dato. Ovvero non usare Firenze per fare carriera ma usare la propria carriera per Firenze. Che è una cosa diversa».

Volumi zero. Ma lo sviluppo della città come si concilia se il demanio non cede le caserme e se i privati non investono?

«Sono convinto che il mercato immobiliare riprenderà. E quando succederà, sarà come una molla. Abbiamo una grandissima realtà non realizzata che è l’area di Castello. Dove siamo ripartiti da zero con Unipol. Ora vorrei che si potesse dare uno sviluppo diverso: darei la priorità alla tramvia dal Polo di Sesto, poi nel 2015 ci sarà la grandissima discussione per cosa faremo nel grande spazio dell’ex Scuola dei marescialli dei carabinieri. Pur nella paralisi della crescita, il ragionamento per lo sviluppo della città in questi mesi non è rimasto fermo. Sulla tramvia abbiamo un progetto. Abbiamo spazi di costruzione senza toccare i volumi, dalla Manifattura tabacchi alla Mercafir all’area di Castello. Gli spazi per chi vuole lavorare ci sono».

Battaglia contro il degrado. Per combatterlo potrebbe aiutare una presenza partecipativa dei cittadini come ha evidenziato il nostro giornale?

«Sono molto contento che sia stato rilanciato da La Nazione questo messaggio di partecipazione dei cittadini. Questa voglia di dare una mano. Senza dover rivendicare la primogenitura, l’idea della pulizia della città, che poi ha dato vita agli Angeli del bello, è partita a settembre del 2009, con un ‘bacione a Firenze’. Oggi ci sono 1600 volontari che una volta alla settimana danno una mano a Firenze. Dopodiché discutiamo di cosa vuol dire degrado. Oggi il degrado è presente in città perché ci sono delle zone francamente su cui bisogna fare di più. Il degrado si combatte con azioni spot e con azioni quotidiane. Quando in Santissima Annunziata ci saranno i cassonetti diversi, la piazza ci saranno i cassonetti diversi, la piazza sarà più bella. Così succederà anche in Santo Spirito. Si pensi al ruolo fondamentale che hanno avuto i comitati. Sicuro. C’è il comitato di via Maggio, con cittadini e residenti, che fa un lavoro meraviglioso, a duecento metri c’è il comitato dell’Oltrarno, Noscav, che è contro il parcheggio interrato in piazza del Carmine, non capendo che le macchine si toglieranno da quella piazza comunque. C’è modo e modo di vivere questo protagonismo. Dove c’è gente che vuol bene a Firenze, noi ci siamo».

Questione movida

«L’obiettivo è sparpagliare senza creare problemi ai residenti. E qualcosa stiamo facendo concretamente. Pensiamo a Palazzo Vecchio aperto fino a mezzanotte d’estate. E poi al primo piano del mercato di San Lorenzo, a Eataly. Possiamo allargare gli spazi della giornata».

Necessità del ringiovanimento della classe dirigente. Lei ha dato un segnale preciso a livello nazionale con la segreteria Pd. Non crede che anche a Firenze sulle poltrone che contano ci sia bisogno di un ricambio generazionale ma anche ad esempio per le altre cariche rappresentative?

«Su questo tema, non metto bocca nelle altrui vicende. Su cui sono in corso discussioni molto accese. Parlo di noi: in Comune il rinnovo generazionale l’abbiamo già fatto. Ma non da ayatollah: Petretto e Givone, quando c’è stato bisogno, sono stati richiamati dall’università per darci una mano. E devo dire che da quando c’è Petretto, mi sento molto più tranquillo. Non entro nel merito giovani-non giovani, ma faccio un appello al sistema delle categorie: siamo in una fase per Firenze straordinaria, il 2014 può essere l’anno della svolta, del salto di qualità».

Una delle cose che preferisce ripetere è che Firenze è l’unica città che ha abbassato le tasse. Ai fiorentini in questi giorni è arrivata una doppia rata di Tares. Non è stato un bel regalo di Natale.

«A Firenze si sono abbassate le tasse dirette. Per quello che riguarda le tariffe, sui rifiuti abbiamo l’aliquota più bassa d’Italia, tra le città capoluogo, anche con l’aumento che c’è stato. Ma a fronte di un lavoro sui rifiuti non banale: dai casssonetti interrati al percorso verso il termovalorizzatore. In questo scenario, non abbiamo aumentato il biglietto dell’Ataf: abbiamo iniziato con il ticket più caro d’Italia a un euro e 20 e finiamo con il biglietto meno caro, sempre a un euro e 20. Abbiamo la tariffa dell’acqua un po’ più alta della media italiana ma finalizzata alla realizzazione di un grande lavoro sul collettore di riva sinistra. Detto questo è fisiologico un aumento delle tariffe, non è fisiologico che non ci sia un aumento dei salari».

Il turismo congressuale e fieristico è strategico. Su Firenze Fiera piovono solo critiche e richiesta di dimissioni.

«Sono molto perplesso. La scelta che è stata fatta in un accordo con la Camera e con la Regione era di avere un amministratore delegato del Comune dopo che per anni c’erano stati amministratori delegati di Confindustria e di altri. Per scelta dell’assessore regionale Bugli questo patto è venuto meno perché l’amministratore delegato del Comune è stato di fatto esautorato. I risultati non sono brillantissimi. La Fortezza è strategica, forse l’unico tema che ancora rimane da battezzare definitivamente».

E l’aeroporto?

«La questione aeroporto è andata e ci riserverà anche sorprese molto positive. L’aeroporto di Firenze in sinergia con Pisa diventa un progetto molto significativo te per chi voglia investire».

C’è la reale prospettiva di avere un nuovo stadio?

«Ho creato un grande rapporto con la famiglia Della Valle dopo qualche incomprensione iniziale. Ci discuto, ci dialogo, mi aiutano a capire – con tante riflessioni – la situazione economica del Paese. Questo tipo di rapporto franco e chiaro è uno dei tanti valori che ho potuto ricevere da questa città. Nel caso dello stadio, so che il passo che viene richiesto è un passo molto grosso. Lo stadio è percorribile? Sì. Ha però delle ricadute economiche complicate da immaginare. Decidere se provare a fare lo stadio di proprietà alla Mercafir o rimanere al Franchi, magari continuando nell’opera di avvicinamento dei tifosi, spetta alla famiglia Della Valle. Io ciò che avevo promesso ai fiorentini era di rifare i tampini. E di liberare un’area: e infatti l’area c’è. Ma non si può certo fare una colpa ai Della Valle né al Comune se un investimento di questo genere è molto molto dispendioso. Se lo faranno sarà un grandissimo regalo alla città. Se non lo faranno, ci abbiamo provato e continueremo a lavorare sul Franchi con tranquillità».