Matteo Renzi

Enews 420, 2 aprile 2016

Sono appena rientrato da una bella missione di quattro giorni negli Stati Uniti. E vi confesso di essere molto felice dei risultati. Trentamiladuecentocinquantasette km, novantasei ore, quattro Stati toccati. Eccovi 10 flash per sintetizzare i risultati.
Qui invece proviamo a raccontarlo in 100 secondi con un video
1. Nevada, Enel

StillWater, Fallon, Nevada: in una parola Far West. Qui l’ENEL di Francesco Starace ha realizzato una delle centrali di energie rinnovabili più innovative del mondo. Del mondo, sì. Perché altro che storie, l’Italia è anche questo: il massimo dell’innovazione. E mentre eravamo in visita alla centrale, la notizia della vittoria di una gara molto importante sull’energia in Messico: 1,5 miliardi di euro di investimenti. Il futuro dell’energia è la tecnologia: non sprecare ciò che la natura ci offre è la priorità.
2. Chicago, la corsa

Il Sindaco di Chicago si chiama Rahm Emanuel. è un leader tosto, che è stato in passato capo dello staff del Presidente alla Casa Bianca. Siamo andati a correre insieme, lungo il lago, alle 6.30 del mattino. E mentre discutevamo di Trump e di primarie, di Europa e terrorismo, di economia e scuole lo vedevo improvvisamente accendersi quando poteva mostrarmi una pista ciclabile nuova o un investimento in corso. I sindaci li riconosci da questo: sono innamorati delle proprie città, sono entusiasti di realizzare progetti che vedono crescere sulla carta e poi nella realtà. Anche per questo penso che una delle carte più importanti che il nostro Governo sta giocando sia quella di sbloccare gli investimenti, finalmente: non solo i grandi progetti come Pompei o la Variante di Valico, come il Brennero o la Salerno Reggio Calabria. Ma anche i (presunti) piccoli progetti, dall’edilizia scolastica, alle strade con le buche.
Aver sbloccato il patto di stabilità è una delle delle riforme più importanti del nostro mandato.

3. La scuola italiana

Abbiamo inaugurato una nuova scuola italiana, organizzata sul modello di Reggio Children. Perché ci lamentiamo sempre di tutto, ma anche quando si parla di educazione siamo un punto di riferimento nel mondo. E questa scuola non servirà soltanto i figli della comunità italiana, ma tante famiglie di Chicago. Nella (bella) palestra ho provato un tiro da tre, fallendo miseramente e dimostrandomi una volta di più incompatibile con il basket. Ma la gioia delle famiglie, dei volontari, dei donatori resterà a lungo impressa nel mio cuore. Che bello poter imparare l’italiano, che bello poter crescere con un metodo italiano, è bello e importante mantenere viva la nostra cultura fuori dall’Italia per la crescita delle future generazioni.

4. Gli scienziati del FermiLab

Abbiamo poi visitato il FermiLab, poco fuori la città. è stato come concludere un percorso iniziato al Cern di Ginevra e proseguito all’Aquila, al Gran Sasso. Tanti, tantissimi italiani non solo tra i ricercatori, ma anche nelle aziende che costruiscono macchinari. E mentre camminavo per i laboratori, accompagnato da un italiano premio Nobel, Carlo Rubbia, e persone che forse il Nobel lo prenderanno presto, ho pensato che i 2,5 miliardi sulla ricerca che finalmente abbiamo sbloccato sono il miglior investimento sul futuro del nostro Paese: non c’è ricchezza più grande del capitale umano. Soprattutto in Italia. Nessuna intelligenza artificiale sostituirà mai il valore dei nostri cervelli.

5. Export e manifattura 4.0

A proposito di intelligenza artificiale e digital: all’Università di Chicago abbiamo discusso di come la manifattura cambierà volto nei prossimi anni. E lo abbiamo fatto insieme ad alcuni dei protagonisti di oggi e di domani, tra i quali Diego Piacentini, manager mondiale di Amazon che ha deciso di regalarci due anni del suo tempo – gratis – per aiutare l’Italia a essere protagonista del digitale. L’Export Italia Usa è cresciuto alla grande, soprattutto nell’agrolimentare (visitando Eataly ne abbiamo avuto una conferma diretta): in un anno siamo passati da 29 a 36 miliardi. Ma io sono certo che investendo sull’innovazione, il meglio debba ancora venire.

6. La cena e l’auto

Alla cena ufficiale abbiamo dimostrato di essere incompatibili anche con la musica, non solo con il basket, accompagnando in modo indecente un artista blues in “Sweet Home Chicago”. Ma il momento più forte della cena è stato il confronto sul passato e il futuro dell’industria dell’auto. Al tavolo infatti avevamo tra gli altri Sergio Marchionne. Che con Emanuel e il suo team è stato protagonista del salvataggio della Chrysler, la scommessa industriale di Obama più riuscita. Due anni fa eravamo soli a sostenere il progetto italiano di Marchionne. Oggi i numeri parlano per lui: se la Basilicata produce le Jeep per il mercato americano è merito suo, che ci ha creduto quando tutto il pensiero dominante in Italia sapeva solo criticare. Ricordate quando nei talk show chi lo difendeva prendeva fischi su fischi e gli applausi erano tutti per i sindacalisti anti Marchionne? Guardate i dati della produzione di auto in Italia anche a marzo. Fate il conto dei posti di lavoro. E domandiamoci se per quelle che La Pira chiamava “le attese della povera gente” sia più utile creare lavoro o lanciare solo slogan demagogici.

7. Boston, cervelli a colazione

Prima colazione intrigante con una quindicina di giovani cervelli italiani che stanno a Boston. Idee, proposte concrete, progetti di apertura di startup a Palermo e a Napoli. è importante uscire dalla retorica trita e ritrita della fuga dei cervelli: in un mondo globale stare all’estero può non essere una fuga ma un’occasione anche per il territorio d’origine. A condizione che si affermi la legalità, si riduca la burocrazia e si crei finalmente una finanza per le piccole imprese in grado di far girare le idee. E di realizzare i sogni che tanti di questi ragazzi hanno.

8. Il progetto IBM Watson e l’area Expo

Forse il risultato più importante sotto il profilo economico: un investimento di IBM da oltre cento milioni di dollari nel progetto Post-Expo di Milano. Vivremo sempre di più, fortunatamente. E sarebbe bene cercare di vivere meglio, con un’alta qualità della vita, attenti alla salute fisica e mentale. Per questo alcune big dell’innovazione mondiale stanno scommettendo sul nostro progetto chiamato Human Technopole che abbiamo immaginato nell’area che ha ospitato l’Expo. E IBM ci mette soldi, visione e il proprio fiore all’occhiello: Watson Healthcare. Un abbraccio affettuoso a chi voleva fare del post-expo un progetto piccolo piccolo ad uso e consumo dei soliti noti. Noi per l’area dell’Expo vogliamo semplicemente il meglio, con un progetto internazionale e criteri di meritocrazia e trasparenza. Tutto qui.

9. Harvard

Ormai sta diventando una consuetudine: in tutti i viaggi cerco sempre di incontrare gli studenti e i professori di una università. Credo infatti che proprio in queste aule si respiri il futuro più che altrove e ritengo sia un dovere civico confrontarsi con il corpo docente e gli studenti. Il tour universitario è partito a Bologna, nell’università più antica del mondo ma ha toccato la Germania e il Kenya, il Cile e il Senegal, la Sorbona e Georgetown. In questa missione ho avuto l’onore di poter parlare ad Harvard, uno dei più prestigiosi templi del sapere. Se non vi scandalizzate dell’inglese qui trovate il mio intervento qui la versione con la traduzione in italiano): ho parlato di economia, di riforme istituzionali, di Europa e terrorismo. Della proposta italiana di “un euro per la sicurezza un euro per la cultura”. Della necessità di cambiare direzione alla politica economica di Bruxelles. Della stabilità finalmente ritrovata in Italia. Continueremo a girare per università con le proposte italiane per un’Europa più umana.

10. Summit Nucleare – Washington

Una delle grandi eredità di Obama è questa iniziativa sulla lotta alla proliferazione e sulla sicurezza nucleare. Il vertice di Washington (nel quale ho portato tra gli altri l’esempio della scuola internazionale di Trieste) è andato esattamente in questa direzione. Ci sarà tempo da qui a novembre per una riflessione più approfondita sul lascito politico della presidenza Obama in politica estera, a cominciare da Cuba e dall’Iran. Intanto possiamo dire che questo vertice è stato un passaggio utile nella giusta direzione. E speriamo che i segnali positivi che arrivano dalla Libia siano confermati nelle prossime settimane: l’Italia lavora silenziosamente in questa direzione, tutti i giorni.

E dopo questa bella missione, adesso sto fisso a Roma per qualche giorno. Anzi, riprendiamo il filo diretto non solo con chi mi scrive a matteo@governo.it ma anche sui Social. Infatti Martedì 5 aprile, dalle 17 alle 18 torna (su Facebook e Twitter) il Matteo Risponde. Sarà una versione originale, ci divertiremo molto. Domande libere, risposte ancora più libere. Vi aspetto martedì.

Nei primi giorni della missione negli Stati Uniti la stampa ci ha seguito con grande attenzione. Poi è scoppiata la polemica su Federica Guidi e i media si sono spostati su questa vicenda.
La storia è molto semplice. Nel 2014 il Governo ha autorizzato lo sblocco di un progetto industriale francese in Basilicata, fermo dal 1989, il progetto Tempa Rossa. Ci lamentiamo che nel Sud non c’è lavoro. Bene, se ci sono investimenti stranieri che sono bloccati da 25 anni anziché parlare, diamo loro le autorizzazioni, no? Avevo già annunciato pubblicamente, in più sedi, che avremmo dato il via libera a questo progetto. Quando l’emendamento è stato formalmente presentato, il ministro dello sviluppo economico lo ha comunicato in anticipo al suo compagno, che si è scoperto poi essere interessato al business. Così facendo Federica Guidi ha compiuto un errore e giustamente ha deciso subito di dare le dimissioni, per evidenti ragioni di opportunità.

 Ricordate quando nel 2013 (ero ancora Sindaco) chiesi le dimissioni del ministro Cancellieri per una telefonata inopportuna? Noi pensiamo che la coerenza non sia un optional. E se è vero che il Governo di allora non volle procedere alle dimissioni, noi ci siamo comportati in modo diverso. Perché – diciamo la verità – noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia, con noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti uguali rispondiamo con i fatti.
Federica ha lavorato con molta determinazione e passione. La sua disponibilità a fare un passo indietro, immediata, ha gettato nel panico le varie opposizioni. Che a quel punto non sapendo che cosa fare hanno iniziato a urlare ancora più forte, chiedendo le dimissioni dell’intero governo, responsabile non si sa bene di che cosa. E presentando l’ennesima mozione di sfiducia. Andremo in Parlamento, spero il prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta.
Perché le opposizioni sanno perfettamente che l’unico modo per molti di loro di restare aggrappati a una poltrona comoda e ben pagata è che questa legislatura vada avanti: con la nuova legge elettorale e con le preferenze, molti di loro non rientrerebbero in Parlamento nemmeno con le gite scolastiche. E quando la nostra riforma costituzionale sarà finalmente Legge e i posti da parlamentare diminuiranno in modo drastico, la stragrande maggioranza dei deputati delle opposizioni proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, anziché pontificare tutti i giorni sulle agenzie di stampa. Loro parlano, noi stiamo cambiando l’Italia.
Dunque faranno ancora qualche piccolo show in Aula. E poi torneranno alle loro cene romane a fantasticare su nuovi complotti: del resto i capipopolo sono persone che pensano che l’uomo non sia mai andato sulla Luna, che le sirene esistono, che la mafia non ha mai ucciso nessuno. Noi del Governo invece non raccoglieremo le polemiche, continueremo a lavorare, per l’Italia e per gli italiani. Perché anche questa missione ci conferma che l’Italia c’è, è forte, è ricca di energie e di talenti.

Pensierino della Sera

Ho detto che noi del Governo non raccogliamo le loro polemiche. Ma il PD invece ha il dovere di reagire. Io credo nella polemica politica e penso che sia giusto che ognuno dica la sua, in piena libertà. Ma esiste un limite e quel limite lo traccia il codice penale. Per questo il PD ha deciso di querelare in sede civile e penale Beppe Grillo che pure alle condanne penali – a differenza nostra – è abituato. Perché lo ha fatto? Perché Grillo non si è limitato alle polemiche, anche dure. Ha detto che su questa vicenda il PD “è colluso e complice. Tutti con le mani sporche di petrolio e di soldi.” Sono parole pesanti come pietre: colluso, complice, mani sporche di denaro.
Ora io conosco la comunità delle donne e degli uomini del PD. Sono persone per bene, volontari con passione politica, gente che tiene i circoli aperti, organizza i tavolini nelle piazze, fa i tortellini alla Festa dell’Unità.
Accusare questa grande comunità di fare errori o di aver scelto come leader uno non capace significa fare una polemica politica discutibile quanto si vuole, ma politica. Accusarla di essere complice e collusa, con le mani sporche di denaro e petrolio significa insultare donne e uomini che non lo meritano. Andremo in tribunale e chiederemo a Beppe Grillo i danni. Ho già detto al tesoriere del partito che non si faccia venire strane idee perché nessun centesimo andrà al partito nazionale: tutto il risarcimento danni sarà dedicato ai circoli del PD. Alle feste dell’Unità. All’attività dei volontari e dei militanti. Noi possiamo sbagliare, come tutti. Possiamo scegliere strategie più o meno efficaci. Possiamo essere antipatici o arroganti. Ma noi siamo persone oneste. E chi mette in discussione la nostra onestà ne risponde nelle sedi opportune. Perché i militanti del PD non meritano gli insulti di un pregiudicato.

Un sorriso,

Matteo

Post-Scriptum.
Escono i dati dell’Istat sul lavoro. Rispetto al mese precedente c’è un -0,2 sulla disoccupazione (che passa da 11,5 a 11,7) e un più 0,1 sulla disoccupazione giovanile (da 39,2 a 39,1). Davanti a queste stime non si può che prendere atto di una sostanziale parità. Invece ho visto gente esultare sui social: hai visto? Il JobsAct non funziona! Fallita la politica economica del Governo. Ora: io vorrei suggerire a tutti di guardare i dati. Ripubblico qui, aggiornate, le slide dei primi due anni. Dategli un occhio se avete ancora un minuto, tanto si fa veloce. Troverete ad esempio il corposo miglioramento sulla disoccupazione (quando è entrato in carica il governo era oltre il 13%!!!). Ma al di là delle slide: ma come si fa a esultare se la disoccupazione aumenta? Ripeto. I numeri sono chiari e dimostrano che la situazione occupazionale in due anni è migliorata. E allora vi sembra normale che pur di andare contro il Governo ci sia chi è contento se i dati del lavoro non sono così buoni? I gufi non sono quelli che parlano male del Governo: ma sono quelli che, pur di parlar male di noi, sperano che l’Italia vada male.