Matteo Renzi

Enews 428, 25 maggio 2016

1. Tra la Siberia e il Giappone

Vi scrivo mentre sono in volo verso il Giappone per il G7. Più precisamente questa enews parte dalla Siberia, dove ci siamo fermati per lo scalo tecnico dell’aereo: nessuna motivazione politica insomma per la sosta siberiana, non per il momento almeno:-)
Molti gli argomenti che la presidenza nipponica ha messo in agenda, in attesa di passare il testimone all’Italia che organizzerà l’appuntamento nel 2017 in Sicilia.
E molti sono i punti che interessano e riguardano il nostro Paese a cominciare dalle tematiche su cui saremo noi ad introdurre il dibattito, vale a dire energia e migrazioni. Sono molto contento della rinnovata attenzione che l’Italia sta riscuotendo nel campo delle proposte: questo è un tempo in cui in tutto il mondo è molto facile alzarsi e fare polemiche. Ma lanciare proposte concrete, alternative, non sempre è facile. Noi stiamo tentando questa seconda strada: non giocare a chi grida più forte, alimentando le tensioni, ma proporre idee concrete. Per questo insistiamo su una strategia per l’Africa e con l’Africa, con il così detto Migration Compact. E per questo insistiamo sull’energia, su una strategia globale che investa nelle nuove tecnologie, come stanno facendo le nostre principali aziende del settore, dai contatori intelligenti alle rinnovabili.
Come sempre al rientro vi racconterò come è andata. Anche perché, come sapete, porto con me il vostro affetto e le vostre critiche quando partecipo a questi prestigiosi incontri. Ma vorrei che ci fosse posto, al tavolo dei potenti, anche e soprattutto per chi non ha voce: vorrei che ci fosse posto, al tavolo dei potenti, per gli occhi dei bambini di Idomeni che campeggiano in tutte le prime pagine dei giornali internazionali di oggi. Come sapete ieri è iniziato lo sgombero di quel campo. E davanti alla demagogia e talvolta alla violenza verbale nei confronti dei profughi vorrei che ci ricordassimo – come abbiamo fatto notare ieri al segretario generale della Nato – che la minaccia per le nostre città spesso viene dalle periferie dell’estremismo e del radicalismo, non dai migranti di Idomeni o di Lampedusa. I killer che hanno sconvolto Parigi e Bruxelles sono cresciuti a qualche chilometro di distanza dal quartier generale della Nato o dell’Unione Europea, non dalle coste del Mediterraneo. Ma spesso la verità non fa notizia, la paura sì.

2. Le riforme e la flessibilità

La credibilità internazionale deriva dalla stabilità e dalla capacità di fare proposte, certo. Ma deriva anche dalle riforme. Quando siamo arrivati a Chigi le norme europee che erano state votate dal nostro Paese ci obbligavano a seguire rigorosamente il fiscal compact: se lo avessimo fatto, avremmo strangolato la ripresa italiana e finito di distruggere la nostra economia. La nostra strategia è stata diversa. Riforme, riforme, riforme per modernizzare il Paese. Ma anche per ottenere la flessibilità necessaria alla riduzione delle tasse.
Abbiamo dovuto alzare un po’ la voce, discutere, confrontarci anche in modo aspro. Ma alla fine il risultato è arrivato. Vi ricordate qualche mese fa? In tanti ci dicevano che stavamo sbagliando strada nei rapporti con l’Europa. Che saremmo andati a sbattere contro un muro. E invece questa settimana ha portato ufficialmente con sé la flessibilità richiesta grazie alle riforme che per anni erano state solo vagheggiate o promesse.
Adesso la sfida diventa: quali misure sono le più necessarie per continuare a ridurre le tasse? In molti di voi mi hanno scritto la settimana scorsa dopo la mia domanda: “Abbiamo ridotto le tasse, ma la percezione dei cittadini non è questa. Dove ho sbagliato?”
Ne ho parlato in questi giorni anche in due interviste (sul sito www.repubblica.it e a Radio 105, raccogliendo suggerimenti e contestazioni. Mi sembra di poter dire che tutti riconoscono lo sforzo che questo Governo sta facendo (a proposito: il 16 giugno il PD tornerà in piazza, nel giorno della scomparsa dell’Imu e della Tasi prima casa: migliaia di tavolini e volantinaggio in tutta Italia per raccontare le cose fatte e condividere quelle da fare, passo dopo passo) ma che ancora non basti. Non è il tempo degli annunci, ma dello studio serrato sulle carte. Nel frattempo stiamo discutendo con tutti, ascoltando tutti e dialogando con tutti per coinvolgere quanti più italiani possibili in un dibattito serio e profondo. Dopo l’Imu e la Tasi prima casa, gli 80 euro, l’Irap costo del lavoro, gli incentivi sui nuovi assunti, l’Imu e l’Irap agricola, il superammortamento al 140%, il credito di imposta al sud si tratta di decidere su quali altri leve agire per ridurre il peso del fisco. Grazie alle riforme finalmente le tasse vanno giù, scegliamo insieme come. Io sono convinto che guidare il Paese più bello del mondo sia una responsabilità strabiliante: coinvolgere in questo sforzo quanti più cittadini possibili è per me un’autentica fissazione. L’email ormai la conoscete: [email protected]

3. Referendum, Basta un sì

La filosofia di coinvolgimento dei cittadini sta alla base anche della campagna in vista del referendum costituzionale del prossimo ottobre. Spero che prima o poi le polemiche di questi giorni finalmente si abbasseranno. E a quel punto, diradata la nebbia, si scorgerà finalmente il panorama. Si potrà cioè entrare nel merito e discutere di una riforma che certo non è una riforma perfetta (anche perché non esistono le riforme perfette e come diceva Amos Oz “il contrario del compromesso è il fanatismo”), ma questa riforma è un grande passo in avanti: è una riforma che finalmente cancella il bicameralismo paritario, taglia di un terzo il numero delle persone che fanno politica in Italia, riduce i poteri delle Regioni abbassando gli stipendi dei consiglieri regionali, dà più poteri alle opposizioni e ai cittadini, introduce il referendum propositivo, riduce la decretazione d’urgenza da parte del Governo. E soprattutto manda in pensione gli inciuci e le larghe intese: chi vince governa; chi perde controlla e fa opposizione come in tutto il resto del mondo.
Di una cosa sono certo: anche se deputati di Cinque Stelle, della Lega, di Forza Italia saranno contro questa riforma (dal loro punto di visto è anche comprensibile: uno su tre va a casa e sono tutti buoni a contestare il palazzo romano finché non ci mettono piede. Poi, quando arrivano a Roma, si affezionano alla poltrona: è normale), molti elettori di quei partiti voteranno sì al referendum perché anche loro vogliono un Paese più semplice e più veloce. Dunque più giusto. Poche chiacchiere: solo in Italia abbiamo questo bicameralismo paritario. E solo in Italia abbiamo una classe politica così numerosa e così costosa. Intervenire e tagliare in questo settore significa fare un favore al Paese per le prossime generazioni. Vedrete che voteranno sì anche tante persone che magari non mi sopportano o alle politiche non voteranno mai per il PD. Ma sul referendum basta un sì e il potere potrà finalmente andare ai cittadini anziché agli intrighi del Palazzo.
Quando si diraderà il fumo delle polemiche, si assisterà anche a un fenomeno incredibile: per la prima volta in una campagna referendaria c’è una organizzazione che parte dal basso. Non c’è il super capo megagalattico di un Comitato Nazionale, ma ci sono migliaia di comitati: non c’è il capo di un singolo comitato, ma diecimila comitati con diecimila animatori di questi comitati.
Ecco perché vi chiedo di fare un giro su www.bastaunsi.it
Ci trovate l’appello di duecento professori universitari di diritto. Hanno scritto il testo. Adesso è pubblicato. Ma siccome la Costituzione non è solo dei costituzionalisti, vogliamo allargare e raggiungere quota mille tra i professori universitari anche di altre discipline. Un Paese più semplice aiuta anche l’economia, la cultura, l’innovazione.
Ci trovate la possibilità di dare una mano a livello economico, contribuendo anche con una donazione. Puntiamo a finanziare la campagna con l’aiuto di tutti i cittadini, anche con piccole donazioni di qualche euro. Tutto dal basso, rigorosamente dal basso. L’aiuto di ciascuno è importante.
Ci trovate il modo per fare un comitato e via via che il sito si animerà inseriremo quotidianamente anche tutte le documentazioni e gli strumenti per una campagna elettorale che deve essere, innanzitutto, un’occasione appassionante di buona politica. Affronteremo come sempre con il sorriso sulle labbra questa sfida. Con quella che un grande della nostra cultura definiva leggerezza e con quella che i latinoamericani chiamano “alegria”
Qui trovate il video del mio intervento a Bergamo dove abbiamo formalmente aperto la campagna sabato scorso.

Agenda dei prossimi giorni

Non penserete che il viaggio intercontinentale mi allontani dal consueto tour nel Paese. Torniamo venerdì notte e sabato mattina, alle 11, siamo a Venezia per l’inaugurazione della Biennale. Poi alle 14 firmiamo un importantissimo accordo a Trieste per il Porto Vecchio, con 50 milioni di investimenti che si sbloccano. Quindi alle 17 torniamo in Calabria perché Terna ha fatto un lavoro egregio e finalmente si collegano dal punto di vista energetico Sicilia e Calabria con la Sorgente Rizziconi. È un ponte sullo stretto “energetico”, in attesa di quello per treni e auto. Sapete quali sono le conseguenze? Che il costo della bolletta energetica del Paese scende di 600 milioni di euro. Non male, dai. Investire, investire, investire: questa è la chiave per il futuro dell’Italia.
Farlo senza sprecare i soldi: ecco perché su Bagnoli abbiamo coinvolto l’Anac di Raffaele Cantone, come già era accaduto per l’Expo, firmando ieri un importante protocollo d’intesa in questo senso.
Ma farlo in modo costante e senza interruzioni. Un dato mi ha colpito: nel 2012-2013 l’Italia ha bandito gare pubbliche per 40,3 miliardi di euro. Nel biennio successivo, il primo nostro biennio siamo passati a 58,8 miliardi (fonte: Centro Studi Camera dei Deputati e Cresme). C’è molto da fare, ma accelerare sui lavori pubblici, lottando contro l’illegalità e gli sprechi, è la priorità per chi come noi vuole sbloccare l’Italia.

Pensierino della sera. Vorrei dedicare un pensiero alla signora Antonella, mamma di Ciro Esposito, il giovane tifoso ucciso in seguito alle ferite riportate mentre andava a vedere la finale di Coppa Italia di due anni fa. A quella partita sono andato anche io, con la mia famiglia, con i miei figli. E pensare che una mamma non possa più riabbracciare suo figlio solo perché quel ragazzo andava allo stadio strappa l’anima e toglie il respiro. Ieri è arrivata la sentenza di primo grado contro l’ultrà che ha sparato a Ciro, Daniele De Santis: 26 anni di carcere.
Le parole di Antonella sono parole di una donna coraggiosa: “Ho perdonato l’assassino di mio figlio. Ma la sentenza è giusta e importante perché è un segnale contro tutti quelli che commettono violenza negli stadi.” Perdonare l’assassino del figlio è una scelta intima e personale, sulla quale nessuno può permettersi di aprire bocca: anche semplicemente una parola di ammirazione suonerebbe sguaiata. Ma richiamare la responsabilità di tutti e di ciascuno su come viene concepito il calcio in Italia, beh, questo ci riguarda. Altri Paesi, a cominciare dagli inglesi, hanno rivoluzionato il football dagli stadi all’ordine pubblico: e oggi andare a vedere una partita è uno spettacolo, gli stadi sono vivi e pieni di vita, la partita è un’esperienza divertente e serena. Ribadisco il mio appello ai dirigenti del calcio italiano: è il momento di prendere una iniziativa forte per restituire il calcio alle famiglie e agli appassionati. Il Governo è pronto a fare la sua parte, ma questa sfida deve vedere in prima linea innanzitutto le società, la Federazione, il mondo degli addetti ai lavori e la parte migliore delle tifoserie organizzate. Nella finale di Coppa Italia di quest’anno, ventiquattro mesi dopo la tragica fine di Ciro, si sono registrati di nuovo incidenti: senza vittime, fortunatamente. Ma è comunque inaccettabile.
Le parole di mamma Antonella segnano i cuori, certo. Ma devono anche lasciare un segno concreto in chi guida il mondo del pallone. Il Governo è pronto a dare una mano in tutte le direzioni, ma la Federazione e tutte le società – alcune già lo hanno compreso benissimo e sono dei modelli nella giusta direzione – devono prendere atto che non è più tempo di rinviare le decisioni. Morire giovani è sempre un controsenso. Farlo per una partita di calcio è semplicemente un’assurdità.

Ciao,
Matteo