Matteo Renzi

Enews 434, 29 giugno 2016

1. Cosa insegna il referendum sulla Brexit.

La notizia del Regno Unito che lascia l’Europa fa impressione. Ci siamo svegliati increduli. Adesso però è tempo di reagire. Accanto al rispetto per il popolo britannico che ha deciso in modo democratico, c’è bisogno di scuotere l’Europa. In questi anni le istituzioni europee sono apparse molto attente all’austerity e alle questioni finanziarie (e non sempre nel modo giusto). Ma l’Europa è stata timida e distante quando dovevamo parlare di valori, di crescita, di immigrazione, di futuro. La posizione italiana non è cambiata: mettiamo al centro l’Europa degli ideali, ma anche degli asili nido, delle scuole, dei musei, delle piazze e non dei muri. L’Europa comunità contro l’Europa della sola tecnocrazia.
L’Italia lo dice da mesi. Spero che questo shock ci aiuti a procedere nella direzione giusta.
La decisione del Regno Unito – infatti – non può essere minimizzata, non si può far finta di nulla o sperare che passi la tempesta senza muovere foglia. Né si può pensare adesso di riaprire l’ennesimo teatrino sulle procedure. Ex malo bonum, dicevano i latini. È il momento di rilanciare con forza l’Europa come casa di pace e di futuro.
Portando la vostra voce al Consiglio Europeo ho scelto di partire ricordando Jo Cox, la deputata inglese uccisa due settimane fa. Il pensiero di quei bambini che non vedranno più la loro mamma uccisa per le sue idee mi fa male. Vorrei che la sua storia non fosse dimenticata, portata via dal torrente impetuoso della Brexit. Mi piacerebbe che le sue idee restassero vive nel dibattito politico. Forse non servirà ai suoi figli per avere una vita migliore. Ma servirà a noi per dare il meglio di noi stessi.

Per chi vuole approfondire:

  • Il video di commento sui risultati, nelle ore successive allo spoglio
  • Il post di Facebook sui risultati
  • Il post di Facebook sul consiglio europeo
  • L’articolo sul Sole 24 Ore
  • La conferenza stampa con Hollande e Merkel dopo l’incontro con Berlino
  • Il video dell’intervista con Christiane Ammanpour sulla CNN

L’attacco che viene da Farage o dalla Le Pen, e dai loro emuli locali, può essere respinto soltanto cambiando approccio e non chiudendosi in difesa, ma tornando a costruire un’Europa più umana e più giusta. Dopo le riforme l’Italia è tornata forte e credibile sullo scenario europeo. Noi italiani avvertiamo la responsabilità di fare la nostra parte per riportare i cittadini ad amare l’Europa. E l’Europa a tornare a parlare – finalmente – al cuore dei propri cittadini.

2. Il referendum costituzionale di Ottobre.

In molti hanno collegato il referendum britannico a quello italiano di ottobre.
E tanti amici mi hanno scritto, preoccupati: “Matteo, attenzione. Il referendum è un rischio!”
Ehi, ragazzi, non scherziamo! Certo che è un rischio. Ma chi ha paura dei rischi non può fare politica.
Dal primo giorno abbiamo detto che il voto finale delle riforme sarebbe arrivato dai cittadini, qualunque fosse stato il quorum. Non cambieremo certo idea per paura.
È vero, in tanti stanno cercando di non parlare del merito del referendum. Fateci caso: vanno in tv e non parlano del merito, perché sul merito sanno che la riforma non è perfetta ma è un passo in avanti nella direzione attesa da decenni. No, loro non parlano di merito. Parlano di me.
Dicono che io ho sbagliato a dire che se perdo vado a casa: e secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla? Pensano forse che io possa diventare come loro?
Accusano me di voler personalizzare perché loro sono preoccupati che in Italia si affermi il principio sacrosanto che chi perde va a casa. Loro sono preoccupati – anche personalmente – dalla impressionante diminuzione di poltrone. Loro sono preoccupati del fatto che non ci sarà più spazio per giochi di palazzo. Chi scommette sul fallimento ha tutto da guadagnare dall’ingovernabilità e dalla palude.

Ma a quelli che in buona fede temono che io “personalizzi” il referendum e mi scrivono preoccupati, voglio chiedere una mano: volete che non sia un referendum su di me? Ok. Datemi una mano. Mettetevi in gioco voi. Per evitare che personalizzino contro di me, personalizzatela voi. Spiegate a tutti i vostri amici di cosa si parla quando si parla di referendum. Raccontate la verità sul referendum. Perché la verità è fondamentale. Basta dire la verità e vinceremo questo referendum: la verità è più forte delle bugie, sempre.
Fateci caso:

  • Se vince il Sì, la fiducia al Governo sarà data solo dalla Camera e dunque sarà più semplice governare. Se vince il No, resterà tutto come adesso: praticamente unici in tutto il mondo a dare due fiducie in due camere diverse.
  • Se vince il Sì, il numero dei parlamentari passerà da 945 a 630, più 100 senatori senza indennità in rappresentanza dei territori. Se vince il No, resterà tutto come adesso: il parlamento più numeroso e costoso del pianeta
  • Se vince il Sì, per fare una legge non ci sarà bisogno del tradizionale ping pong tra Camera e Senato, ma ci saranno tempi e procedure più snelle. Se vince il no, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, i consiglieri regionali non potranno guadagnare più di un sindaco e saranno cancellati i rimborsi ai gruppi regionali. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, le Regioni dovranno smettere di fare promozioni turistiche all’estero o legiferare in modo diverso l’una dall’altra sui trasporti o sulle regole ambientali, ma ci saranno regole uguali per tutte, più semplici per i cittadini. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, elimineremo enti inutili come il CNEL – previsto in Costituzione – e cancelleremo definitivamente i politici dalle province, con una riduzione di 2.500 poltrone. Se vince il No, resterà tutto come adesso.
  • Se vince il Sì, sarà più basso il quorum per i referendum e si potranno fare referendum propositivi. Se vince il no resterà tutto come adesso.

Chi è preoccupato per il sistema delle garanzie (i cosiddetti pesi e contrappesi) sappia che il sistema di controllo non cambia in nessun caso e che anzi – in caso di vittoria dei sì – vengono attribuiti più poteri di controllo alle opposizioni.
Se il referendum di ottobre sarà veramente sul merito – se riusciremo a far prevalere la verità sulle polemiche ad personam – avremo un Paese più semplice. Che funziona meglio. Quando dico che abbiamo avuto 63 governi in 70 anni i colleghi stranieri si mettono a ridere. Vorrei che ridessero un po’ meno davanti a un sistema italiano capace di funzionare meglio, tutto qui.
Il referendum è su questo. Adesso la parola è al popolo. E noi rispetteremo la volontà del popolo. Mi hanno chiesto: qual è la vostra tattica per il referendum? Risposta: dire la verità e coinvolgere quanto più possibile i cittadini.
Per questo:

  • Abbiamo proposto di fare comitati liberi, sia da parte di addetti ai lavori che non addetti ai lavori. Stiamo registrando le centinaia di comitati che si stanno costituendo formalmente. Il sito è www.bastaunsi.it e trovate tutte le informazioni su come si può far parte della grande comunità di volontari che faranno la differenza in questo referendum. Dobbiamo arrivare a diecimila comitati registrati da qui a settembre. Mi aiutate?
  • Abbiamo promosso appelli dei mondi giuridici, economici, culturali, della ricerca e dell’università (trovate i vari testi sempre sul sito www.bastaunsi.it). Ma la differenza la farà il tam-tam, il rapporto personale: i sondaggi dicono che oltre il 60% degli italiani non conosce il merito del quesito. Dobbiamo promuovere una gigantesca campagna di informazione porta a porta.
  • Abbiamo chiesto un aiuto a livello economico. Dicono che noi siamo quelli delle lobby e che abbiamo in mano la comunicazione. La realtà dice un’altra cosa. E allora ogni aiuto è prezioso, anche a livello economico: sul www.bastaunsi.it è possibile contribuire con solo 5, 10, 15 euro per organizzare una campagna che sarà capillare. Abbiamo raggiunto nei primi giorni quota 35mila euro grazie a voi. Tutto trasparente, tutto alla luce del sole: in homepage potete controllare come procede la raccolta fondi.

Non sarà la riforma più bella del mondo. Ma è giusta, utile e funziona. Assicura stabilità all’Italia. Riduce il numero dei politici ma aumenta il valore della politica. Questa riforma nasce dal basso e vincerà se riusciremo ad arrivare nelle case di tutti gli italiani: perché i professionisti della politica sicuramente non gradiranno questo cambiamento.
Per questo – come sto facendo da tre mesi, ben prima della Brexit – vi chiedo una mano. L’email la conoscete: [email protected] e il sito è sempre www.bastaunsi.it Se buttiamo via questa occasione per anni ci terremo il sistema politico più costoso e meno efficiente dell’Occidente. Cambiare adesso è un dovere.
Aspetto di leggere i vostri commenti.

3. Energie Nove

Mi ha molto colpito, lo sapete, il dibattito ideologico sulla questione trivelle sì, trivelle no. Ve l’ho scritto a suo tempo e un po’ ci conosciamo: impossibile e ingiusto descrivere l’Italia come un Paese fossile quando siamo all’avanguardia dell’innovazione e delle nuove tecnologie verdi.
Per questo ho voluto ospitare a Palazzo Chigi gli amministratori delegati di Eni, Enel, Terna e i ministri interessati.
Eni investirà da Manfredonia a Gela, da Venezia alla Sardegna nelle rinnovabili. E non si disimpegna dalla chimica verde. Enel ha pronti oltre due miliardi sui contatori digitali e altrettanti per le rinnovabili. Entrambe le aziende sono impegnate in accordi universitari di grande profilo con Politecnici italiani. Terna impegnerà un miliardo all’anno per i prossimi quattro anni nella distribuzione, dopo l’inaugurazione dello scorso maggio del ponte “sotto” lo Stretto di cui vi ho già dato conto qui su Facebook. Il ministro Galletti ha presentato i bandi aperti, per un valore di 900 milioni e il ministro Calenda ha firmato il nuovo decreto che vale 9 miliardi nei prossimi vent’anni. L’Italia del futuro ha bisogno di #‎energienove per utilizzare un bellissimo riferimento del nostro passato (era il titolo della prima rivista fondata – ormai un secolo fa – dal giovane studente Gobetti): siamo leader in questo settore e lo saremo sempre di più a condizione di smettere di lamentarci. E continuare a innovare, mettendo da parte le ideologie e dando respiro all’Italia che ci crede. A quelli che non passano il tempo solo a lamentarsi, ma ci provano concretamente, passo dopo passo.

In breve dai social:

  • Qui Tweet sulla Pace in Colombia.
  • Qui Facebook sulla cattura del boss della Ndrangheta Fazzalari
  • Qui Tweet su Bud Spencer
  • Qui Facebook sui terribili eventi di Istanbul

Pensierino della sera.
Per la serie: #grandiproblemi. Non sono scaramantico eh. Ma quando avevamo incontri istituzionali, l’Italia ha vinto.
Putin mi ha detto del gol di Eder contro la Svezia. Con Hollande e Merkel abbiamo assistito alle parate di Gigi Buffon, all’esultanza di Conte e al gol di Pellè.
Ora la vera domanda che noi non scaramantici ci facciamo è: come diavolo facciamo a organizzare un incontro istituzionale sabato prossimo alle 21? La Merkel ha già detto che lei preferisce di no…

Un sorriso,
Matteo