Matteo Renzi

Enews 480, martedì 27 giugno 2017

Stamattina ho scritto l’Enews. Poi in giornata sono emerse alcune polemiche, così ho deciso di proporvi anche questa riflessione.
Aspetto i vostri commenti, su facebook e anche su matteo@matteorenzi.it.

In queste ore registriamo ancora polemiche interne al PD.
Non è una novità, ma mi dispiace molto. Soprattutto per gli iscritti, per i militanti, per gli amministratori che non meritano le polemiche del gruppo dirigente nazionale.
Non intendo alimentare anche io questo dibattito autoreferenziale pieno di “Ci vuole la coalizione, ci vuole l’Unione Bis, ci vuole il caminetto tra correnti”.
Perdonatemi, ma non è il mio campo di gioco.
Noi abbiamo vinto le primarie con quasi due milioni di partecipanti chiedendo di discutere di lavoro, di periferie, di tasse, di casa e ambiente, di sostegno alla maternità.
Di come cambiare l’Europa ridandole anima e fiducia. Più investimenti in cultura e meno fiscal compact, abbiamo detto.
Su questi temi parliamo con chiunque.
Vogliamo stare in mezzo alla nostra gente, a discutere, confrontarci, proporre.
Ma se invece qualcuno vuole riportare le lancette al passato quando il centrosinistra era la casa delle correnti e dei leader tutti contro tutti, quelli che al mattino stavano in consiglio dei ministri e al pomeriggio in piazza a manifestare contro il Governo, noi non ci siamo.
Noi staremo fuori dal recinto delle polemiche, non litigando con nessuno e discutendo solo dei problemi degli italiani.
Mi sono autoimposto la moratoria sul tema della coalizione, la suggerisco a tutti: fa bene alla salute e aiuta a concentrarsi sui problemi veri. Il dibattito su cespugli e cespuglietti lo lasciamo agli addetti ai lavori. Noi parliamo dell’Italia che oggi – dopo tanti provvedimenti che abbiamo approvato insieme – vede ritornare verso i massimi il livello della fiducia di consumatori e di imprese. Non ci fermiamo e non faremo fermare l’Italia.
Come ci hanno chiesto migliaia di persone: Avanti, Insieme.

Lunghe discussioni sui quotidiani a proposito dei ballottaggi. Tanto per cambiare si cerca di dare una lettura nazionale a un voto locale, voto molto diverso da zona a zona. Personalmente ho fatto due interventi molto dettagliati sull’argomento.
Qui il post nella notte di domenica.
Qui il video di OreNove condotto stamattina.
La sintesi? Basta discutere di coalizioni, emendamenti, leggi elettorali. Alla fine queste discussioni autoreferenziali non producono nulla di interessante. Si sta insieme se si condividono le idee. Se si ha la stessa visione del futuro. Se non ci si vergogna dei risultati ottenuti insieme.

Il voto nazionale non è il voto amministrativo: gli italiani ci sceglieranno se avremo un progetto vincente per l’Italia, non se accoglieremo un partitino in più o in meno in coalizione o se presenteremo un emendamento alla legge elettorale.
E per scrivere insieme le idee per l’Italia di domani abbiamo il bisogno di non chiuderci in noi stessi. Di ascoltare tutti. Di confrontarci con tutti. A cominciare dai nostri circoli del PD che incontreremo venerdì e sabato a Milano per “ITALIA 2020”.

Invito tutti a partecipare a questo appuntamento. Sarà molto diverso dal solito e sarà anche l’occasione per iniziare finalmente a mettere in rete il patrimonio più grande che abbiamo: la capillare presenza organizzativa del nostro partito. Noi siamo persone in carne e ossa, che ci credono, che prendono ferie per dare una mano, che si mettono in gioco. Ma tutti noi dobbiamo aprire le finestre, uscire di casa, stare nelle piazze, in rete e nella rete. I mesi che ci separano dalle prossime elezioni politiche li vivremo tra la gente, non rinchiusi a Roma.
Abbiamo dalla nostra molti risultati, qualche errore, ma finalmente la consapevolezza che qualcosa può cambiare. E abbiamo un progetto per il futuro del Paese. Un’idea di Italia per i nostri figli e un progetto per rendere l’Europa più forte e popolare. Spostiamo il dibattito dalle alchimie politiche ai contenuti. E vedrete che scatteranno le altrui contraddizioni.

A chi ci fa l’esame del sangue per capire quanto siamo di sinistra, rispondiamo che fare ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo su pensioni, periferie, povertà, lavoro, tasse è giusto, prima ancora che di sinistra. Giusto.
Non so se è di sinistra, ma è giusto mandare in pensione prima chi ha subito le penalizzazioni della Legge Fornero.
Non so se è di sinistra, ma è giusto mettere più soldi sulle marginalità, a cominciare da povertà e periferie.
Non so se è di sinistra, ma è giusto creare 854.000 posti di lavoro, di cui due terzi a tempo indeterminato.
Non se se è di sinistra, ma è giusto abbassare le tasse, a cominciare dal ceto medio con gli 80 euro mensili.

Non so quanto queste cose siano di sinistra. So che queste cose sono giuste. Le abbiamo fatte, dobbiamo continuare a farle. Dobbiamo farle meglio, correggendo gli errori del passato. Ma proseguendo su questa strada, visto che i risultati economici piano piano arrivano. Risultati che non nascono dal cielo ma dalle leggi di bilancio approvate negli scorsi anni.
E dalla settimana prossima parte l’operazione aumento delle pensioni minime, un’altra iniziativa che in tanti hanno definito solo uno slogan. Un altro tassello in nome dell’equità sociale.

Tre rapidi commenti sulle vicende di questa settimana:

  • Post sulla situazione economica;
  • Post sulla domenica sportiva (scritto prima del trionfo di Aru ai campionati italiani, complimenti!);
  • Post sulla mia Firenze e San Giovanni (a proposito, grandissima finale del calcio storico).

Segnalo inoltre come link questo pezzo di Antonio Scurati su La Stampa e un pezzo molto interessante sulle difficoltà del centrosinistra del passato firmato da Francesco Cundari, pubblicato su Il Foglio di ieri.

Pensierino della sera. C’è una parola che mi torna alla mente prepotente in questi giorni. E riguarda alcuni dei presunti scandali che ci hanno lambito nel corso dei mesi, a cominciare da Consip e Banche. Prima vicenda: il presunto scandalo che vede indagate alcune persone a me vicine per reati quali “concorso esterno in traffico d’influenza” e “rivelazione di segreto”. Da mesi dico la stessa cosa. Noi abbiamo fiducia nei magistrati e il tempo dovrà darci la verità. Nelle ultime settimane è emersa una inquietante novità: qualche pezzo delle istituzioni avrebbe falsificato le prove contro di me e contro la mia famiglia, si parla apertamente di depistaggio. Io non grido al complotto. Io chiedo la verità. Ieri il Colonnello dei Carabinieri, indagato per falso, per la seconda volta ha rinunciato a rispondere alle domande dei PM. Si è cioè avvalso ancora della facoltà di non rispondere. Su questa vicenda, lo ripeto fino alla noia, non ci fermiamo. Sulle Banche. Adesso che la vicenda banche venete è stata chiusa, non vediamo l’ora che parta la Commissione di Inchiesta sulle banche. Che potrà darci almeno un pezzo di verità su quello che è accaduto nel mondo del credito. Chi faceva prestiti irresponsabili, chi godeva di amicizie altolocate, chi non ha vigilato come avrebbe dovuto, chi ha alimentato un rapporto perverso tra banche territoriali e politici locali. Perché come ha detto Gentiloni è stato legittimo e doveroso intervenire sulle venete. Altrettanto legittimo e doveroso sarà capire chi ha combinato il disastro di Vicenza e Veneto Banca. E naturalmente accertarne le responsabilità. Ci aspetta un autunno interessante, amici. Chi di noi vuole a tutti i costi la verità, da Consip alle Banche, non può che rallegrarsene. Il tempo è il miglior alleato della verità e noi abbiamo tutto il tempo necessario, amici. Buona settimana.

Un sorriso,
Matteo

blog.matteorenzi.it
matteo@matteorenzi.it

PS Si è riaperto il dibattito sula legge sull’omicidio stradale che in passato era stata molto contestata, come ricorderete. Ma era un nostro impegno con tante famiglie, e con noi stessi, e io ne vado orgoglioso. Un’altra promessa divenuta realtà. Continuo a pensare che sia giusto, infatti, aver previsto pene dure per chi mettendosi alla guida sotto effetto di alcool o droghe causa un incidente mortale. Voi che dite? Vi leggo, come sempre: matteo@matteorenzi.it

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