Matteo Renzi

Enews 488, lunedì 18 settembre 2017

I. Grazie a tutti per i messaggi di affetto e solidarietà che sono arrivati dopo la pubblicazione delle novità sullo scandalo Consip. Non amo il vittimismo.
Non mi convince chi si piange addosso, chi ha sempre un alibi, chi vive di fantasie. Per questo sulla vicenda Consip non ho mai pronunciato parole quali golpe o complotto.
Ho sempre detto una cosa diversa: pieno rispetto delle istituzioni, sempre.
Ci sono delle “coincidenze” strane in questa storia. Toccherà ai magistrati fare chiarezza.
Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chi ha cercato di lucrare su un’indagine come Consip oggi dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farsi alcune domande. Noi sappiamo che per colpa di un carabiniere che falsifica un atto non si può attaccare l’Arma dei Carabinieri che è un pilastro insostituibile della nostra comunità. Per colpa di un servitore dello Stato che viola il proprio dovere ce ne sono migliaia che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Dunque: nessuna polemica strumentale.
Il tempo gioca con la nostra maglia. Lo avete visto sul JobsAct, sull’Expo, sui dati del Pil. Lo vedremo anche alla fine di questa torbida vicenda. Perché l’onestá per noi non è uno slogan da comizio: è un modo di vivere. E non ci rinunciamo per nulla al mondo. Aspettando la verità, ci troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: quella del rispetto delle istituzioni, quella della giustizia e non del giustizialismo. Noi non siamo i populisti che urlano tanto e razzolano male. Noi siamo persone per bene. E dopo questa vicenda, forse, lo capiranno anche i nostri avversari.

II. Da settimane tutti i giorni arrivano buone notizie dai dati ISTAT o dagli indicatori ufficiali. Notevole è il dato dell’export, non solo quello del lavoro o quello della crescita, o quello della lotta a evasione. Per me è importante ribadire il concetto: questi numeri non sono figli del destino, ma di un lavoro certosino e faticoso che l’Italia ha fatto negli ultimi anni. Riconoscerlo non ci serve per attribuire meriti, ma per indicare la strada. Quando inizierà la prossima legislatura, chiunque sarà il premier, qualunque sarà la maggioranza, la sfida sarà abbattere ancora tasse per almeno altri trenta miliardi con il progetto “Tornare a Maastricht”, di cui ho parlato nel libro “Avanti” e su cui domani discuteremo con Martina e Nannicini al Nazareno. Perché senza la flessibilità ottenuta durante il semestre di presidenza non avremmo i numeri che abbiamo oggi. Non ci sarebbero quasi un milione di posti di lavoro in più. Dunque se vogliamo andare avanti, non possiamo accontentarci. Noi non vogliamo accontentarci. Perché quando si parla di crescita economica, si parla di posti di lavoro. Di dignità per la nostra gente, insomma.

III. Nelle prossime ore i ragazzi nati nel 1999 potranno registrarsi con App18 e spendere il loro bonus da 500 euro in beni culturali. Il mondo cambia. I ragazzi del ’99 del secolo scorso avevano altri problemi, come ci ricorda la storia patria. Non esiste paragone possibile tra le sofferenze di allora e la situazione di oggi. Tuttavia mi piace pensare che questo bonus, che abbiamo fortemente voluto dai tempi del post-Bataclan sia un simbolo, piccolo ma significativo, dell’attenzione che la nostra comunità riserva ai più giovani. Invitandoli a studiare, a essere critici, a visitare una mostra, comprare un libro, partecipare a un concerto. Sono stato molto criticato, lo so. Mi hanno detto che i diciottenni non hanno bisogno di regali e che alcuni di loro butteranno via i soldi. Può darsi. Ma un diciottenne ha bisogno innanzitutto di sentirsi dire dallo Stato che la sua comunità si fida di lui, che lo sprona a fare del suo meglio, che lo invita alla formazione permanente. Noi crediamo in questa generazione, non la giudichiamo con i soliti stereotipi. Noi investiamo nella responsabilità. E se il Bonus è stato utilizzato da 350.000 ragazzi con l’81% speso in libri forse significa che questa generazione va ascoltata più che giudicata. Aiutata più che criticata. Che dite, sbaglio?

Pensierino della sera. Qualche mese fa è morto dimenticato da tutti Stanislav Petrov. Un nome ignoto ai più, comprensibilmente. Ma un uomo importante per la pace nel mondo. Solo pochi anni fa abbiamo scoperto che il 26 settembre 1983 il mondo rischiò una guerra nucleare. Immaginate la scena: USA e URSS sono ancora nel pieno della guerra fredda. Quella notte i sistemi di allarme sovietici segnalano un attacco e il protocollo prevede che l’ufficiale sovietico di controllo, in questo caso il tenente colonnello Petrov, risponda dando immediatamente il via a un attacco nucleare. Ma gli americani non avevano attaccato, il sistema aveva avuto un’avaria e Petrov – usando il buon senso, anziché seguire pedissequamente il rigido protocollo – rischia tutto decidendo di non dare l’allarme, nonostante il codice lo imponesse. Nessuno lo premierà mai per quel gesto, nessuno gli dirà grazie e la sua vita non cambierà fino alla morte nel silenzio di tutti. Eppure la storia di questo militare è la storia di un uomo che ha saputo essere protagonista di pace senza gesti eroici: ha rischiato la sua vita pur di non mettere in pericolo quella di milioni di altre persone. A me sembra doveroso ricordarlo. Anche piccoli gesti di attenzione fanno la grande storia dell’umanità.

E, mi raccomando, fate girare DEMOCRATICA. In questo numero si parla molto di fake News (compresa la Lamborghini e l’aereo di Stato!), di bollette, pubblica amministrazione, politica europea: matteo@matteorenzi.it

Un sorriso,
Matteo
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PS Ieri sono scesi in campo i candidati premier degli altri partiti. Berlusconi per Forza Italia, Salvini per la Lega, Di Maio per il Movimento 5 Stelle. Il PD ha mille problemi per carità, ma forse sarà chiaro anche ai più ostinati teorici del fuoco amico che la sfida non è al nostro interno. La sfida è con Berlusconi, Salvini, Di Maio. Ci date una mano? matteo@matteorenzi.it