Programma

martedì, 20 novembre 2012 / Non categorizzato

Questo non è un programma: la solita raccolta di buone intenzioni e di proposte astratte che popolano le campagne elettorali e spariscono il giorno dopo. Qui non troverete né proclami, né promesse, perché la formula magica per risolvere i problemi dell’Italia non esiste. Ciò che esiste è un Paese stracolmo di capacità e di energie. Un Paese che, nella sua storia, è sempre uscito più bello e più forte dalle crisi che ha attraversato. E lo ha fatto grazie all’unica risorsa naturale della quale dispone in abbondanza: il talento degli italiani.

Ecco perché non ha senso proporre l’ennesima ricetta calata dall’alto. Quel che serve è un’occasione per mettere in rete le migliaia di idee e di esperienze che fanno dell’Italia un Paese molto migliore di come ce lo raccontano i media e la politica.

Noi vogliamo ripartire dall’Italia che funziona: i Comuni che, nonostante i tagli, continuano ad assicurare servizi di qualità e un vero modello di civiltà e di buongoverno; le aziende che, nonostante la crisi, hanno saputo adattarsi al nuovo scenario competitivo e oggi tengono alto il nome del nostro Paese nel mondo; le mille associazioni e realtà del terzo settore che tengono insieme le nostre comunità e fanno dell’Italia un Paese sul quale vale ancora la pena scommettere.

Troppo spesso, da noi, si pensa che basti il comma di un decreto legge partorito in qualche Ministero a cambiare le cose. Nove volte su dieci non funziona, perché chi ha scritto quel comma parte da un’idea astratta, anziché immergersi nella complessità del reale. Il risultato è il sistema pubblico con il maggior numero di leggi e il minor numero di risultati tra le grandi democrazie occidentali. Il punto, oggi, non è proporre l’ennesimo grande disegno di riforma destinato a rimanere confinato nelle aule del Parlamento e sulle pagine dei giornali. Il punto è dare gli strumenti a chi ha già dimostrato di saper fare, per moltiplicare le esperienze migliori e farle diventare la norma. Una norma che nasce dal basso, anziché piovere dall’alto. Il genio, diceva Thomas Edison, è l’1% di ispirazione e il 99% di traspirazione. Ecco perché abbiamo fatto della sussidiarietà il filo conduttore della nostra proposta.

Il modo più semplice per far ripartire l’Italia è investire sugli italiani: cominciare presto, con un grande progetto per gli asili pubblici, migliorare l’istruzione riportando il merito nella scuola e nell’università, restituire potere d’acquisto alle famiglie con un intervento immediato per i redditi più bassi e un’azione decisa sulle tariffe che crescono da noi molto più che altrove, incentivare l’occupazione dei giovani, delle donne e degli over 55 con politiche mirate, introdurre un welfare biografico, che segua il percorso di ognuno e permetta a tutti di sviluppare appieno il proprio potenziale. Il modo migliore di riscoprire un modello italiano fatto di bellezza e di sostenibilità è ripartire dai territori. Smentire Longanesi che diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni, con un grande programma di interventi di recupero ambientale e messa in sicurezza, investendo sulla viabilità, sul trasporto pubblico locale, sull’efficienza energetica. Rivedere il patto di stabilità per consentire ai Comuni virtuosi di investire sul loro futuro. Coinvolgere i cittadini nel welfare, nella sicurezza e nella protezione civile rafforzando le autonomie dei Comuni in questi settori.

Lo strumento più importante per il rilancio della nostra economia è la semplificazione. Una pubblica amministrazione trasparente che punti sulla qualità attraverso una chiara individuazione delle responsabilità e valutazione dei risultati. Un fisco semplice, con la dichiarazione precompilata per i singoli e per le aziende. E, a tutti i livelli, meccanismi semplici, di buonsenso, per ridurre la burocrazia e rimettere l’utente al centro.

Non è un libro dei sogni. Ci sono migliaia di esempi di buone pratiche, sparse per l’Italia, che dimostrano che tutto questo è possibile. Le risorse finanziarie sono limitate, ma è proprio per questo che bisogna compiere scelte chiare e avere il coraggio di reinventarsi. Per esempio, impiegando una quota dei finanziamenti europei – soldi oggi spesi poco e male – per garantire i crediti delle imprese che oggi sono in difficoltà a causa della crisi e dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione attraverso lo schema Jeremie. Oppure chiedendo che gli investimenti pubblici vengano valutati uno per uno, sulla base di un piano economico vero, non di un’adesione fideistica al mito delle “Grandi Opere”. La politica serve a questo: a compiere delle scelte. Il suo dovere è quello di ridurre la complessità in modo da dare ai cittadini una visione chiara delle opzioni che si trovano davanti. Non quello di accrescere il caos nascondendosi dietro a tecnicismi o confondendo le acque per tenere le mani libere.

Ciò che proponiamo è una rivoluzione degli strumenti per raggiungere gli obiettivi di sempre: l’equità, la dignità, una società nella quale ciascuno possa realizzare appieno il proprio potenziale e le proprie aspirazioni. Sono valori di sinistra, ma non sempre la sinistra ha avuto la capacità di promuoverli con la forza necessaria. Siamo rimasti attaccati troppo spesso ai feticci del passato, senza capire che il mondo intorno a noi stava cambiando e che l’unico modo di rimanere fedeli a noi stessi era di cambiare con lui. Il risultato è che oggi viviamo in una società più povera e più diseguale di vent’anni fa, quando l’attuale classe dirigente ha iniziato la propria carriera parlamentare e di governo.

Noi non ci rassegniamo a dare per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. L’idea che le uniche battaglie da combattere siano scontri di retroguardia è assurda. La sfida, per noi, è riuscire a coinvolgere le forze più vitali nella costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso potenziale di inclusione sociale del precedente.

Ecco perché noi non diciamo: un’altra Italia è possibile. Per noi, un’altra Italia è già qui: basta farla entrare.

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