Matteo Renzi

Renzi: ma le primarie devono restare aperte. Che pasticcio con gli iscritti. Ero contro certe regole folli ma ora voglio parlare dell’Italia

repubblica7nov

Intervista di Goffredo De Marchis pubblicata su Repubblica il 7 novembre 2013

Matteo Renzi non vuole infilarsi in un’altra discussione sulle regole. Tanto meno cista a passare per il nuovo signore delle tessere. «Il paradosso è che se la prendono con me. Ma come? Sono stato l’unico a dire: facciamo direttamente le primarie, lasciamo dopo la partita dei congressi locali e degli iscritti. Mi ero raccomandato. Ci sono posti dove il Pd non fa il tesseramento da due anni. Volete che non succedano pasticci?».

Ora lo accusano di cercare il caos. Di alimentare le file di immigrati ai circoli e, allo stesso tempo, di scommettere tutto sul voto degli elettori l’8 dicembre. Ugo Sposetti prevede: «Andranno ai gazebo delinquenti e pedofili». «Sposetti deve farsi vedere da uno bravo…», risponde Renzi. Poi sposta il bersaglio sul governo. «La vicenda parlamentare sembra chiusa, ma l’atteggiamento del ministro della Giustizia non mi ha convinto per niente».

Così il Pd non regge fino all’8 dicembre.
«Non è vero. Ma io che posso fare? Hanno detto: sospendiamo il tesseramento. Ho risposto: va bene. La prossima volta cosa mi chiederanno? Di ritirarmi? Non volevo questo calendario ma sembrava che avessi paura del voto degli iscritti e sono stato buono. Finché abbiamo tenuto il bandolo sui problemi veri, lavoro, fisco, legge elettorale, com’ è avvenuto alla Leopolda, andava tutto bene. Poi, Cuperlo e Civati hanno cominciato a denunciare il caso degli iscritti. Sicuramente, ci sono situazioni di tesseramento gonfiato. Non ne so niente, non me ne sono mai occupato, ma alcuni sono evidenti. Sarebbe stato meglio intervenire sui singoli casi, e ce ne sono, piuttosto che sparare nel mucchio. Però non sarò io a preoccuparmi delle regole. Voglio parlare dell’Italia. L’importante è che si dica forte e chiaro: l’8 dicembre possono votare tutti, tesserati e non».

Se la partecipazione alle primarie fosse molto inferiore alle precedenti – i 4 milioni di Veltroni, i 3 di Bersani – ne uscirà un segretario dimezzato?
«Sui numeri sarei cauto. Non dimentichiamoci che le ultime primarie erano di coalizione. Partecipavano elettori di più partiti. Ma se vanno a votare due milioni di persone non cambia nulla per la legittimità del vincitore, chiunque egli sia. Io spero che siano tantissimi, cercherò di portare la gente alle urne parlando dei problemi veri e offrendo delle soluzioni».

Pensa che i suoi avversari puntino a una partecipazione ridotta?

«Non credo. Ma mi ha colpito l’atteggiamento del comitato Cuperlo. Hanno voluto mettere delle bandierine sui segretari provinciali. Una gara assurda. I segretari provinciali non sono collegati ai candidati nazionali. Io stesso ho votato a Firenze un candidato bravo e mio amico che alle primarie sceglierà Cuperlo. Che dovevo fare? Cambiare idea perché non sta con me? Queste ricostruzioni fasulle fanno male al Pd. Cari signori, qui c’è un Pae se che ha più del 40 per cento di giovani disoccupato. Occupiamoci di loro».

I renziani sospettano la trappola-partecipazione per indebolirla.
«I renziani non esistono, sono una categoria dello spirito. Ma a chi si sente tale, chiedo di non gridare ai complotti. Si mettano a lavorare per fare delle iniziative e la gente verrà».

L’ex tesoriere dei Ds dice che gli iscritti vanno rispettati e che alle primarie aperte possono votare delinquenti e pedofili.
«Tra i cittadini votano milioni di persone perbene, normali, che vogliono bene all’Italia anche se non si tesserano col Pd. Se poi Sposetti, quando pensa ai cittadini non iscritti, li associa immediatamente alla pedofilia o alla criminalità, che posso dire? Mi spiace per lui. Forse deve farsi vedere da uno bravo…».

In un partito però non si può rivolgersi solo agli elettori facendo finta che gli iscritti non esistano.
«Non è vero che non mi interessa il voto degli iscritti. Ma si può dire che il meccanismo è un po’ arzigogolato? Da oggi fino al 17 novembre gli iscritti vengono chiamati a scegliere quale dei quattro candidati escludere dalle primarie. Uno deve uscire dalla casa. Ma così funziona il Grande fratello, mica una forza politica. Detto questo, continuo a pensare che la legittimazione di un segretario votato da milioni di persone sia superiore a quella di un leader votato da poca gente. Se vinco, il mio Pd non sarà mai un partito autoreferenziale».

Vuole trasformarlo in un comitato elettorale?
«No. Mai ai teorici delle tessere faccio notare che stavolta sono andati nei circoli 350 mila iscritti mentre nel 2009, all’ultimo congresso, furono 500 mila. Significa il 30 per cento in meno ed è un segno importante su cui forse occorre una riflessione. Bersani teorizzava il Pd solido, ma quel Pd è evaporato. Quante volte sono stati coinvolti gli iscritti? Quante volte i sindaci? Nel modello di Partito democratico che abbiamo in testa noi, quando presenteremo delle proposte sul lavoro, domanderemo, attraverso la Rete, il contributo degli imprenditori, dei lavoratori. Questa è la rivoluzione. Sarà divertente smentire i professionisti della critica dimostrando che il Pd può essere un luogo di elaborazione politica e di formazione. E non perché ci sta a cuore il contenitore Pd, ma perché ci sta a cuore l’Italia».

Il Pd ha assolto Annamaria Cancellieri. Ha fatto bene?
«La vicenda parlamentare sembra chiusa, ma l’atteggiamento del ministro non mi ha convinto per niente».