Matteo Renzi

Tutti mi chiedono di candidarmi così cambierò il Pd

1209-repubblica-3-4Intervista di Claudio Tito su Repubblica del 9 luglio 2013

«Tanti amministratori, tanti sindaci, tanti militanti ripongono nel Pd le loro speranze. E chiedono a me di mettermi in gioco. A loro dico: dobbiamo costruire un Pd moderno, aperto, pensante non pesante. Perché solo il Pd può fare uscire l’Italia da questa crisi». Matteo Renzi è pronto a scendere in campo. Vuole aspettare la convocazione ufficiale del congresso e la definizione delle regole, ma la road map è già disegnata. E si chiuderà con la convocazione il 27 ottobre di una “Quarta Leopolda”, la convention “renziana ” che nel 2011 battezzò i «rottamatori» e nel novembre 2012 fu la molla per lanciare l’ultimo sprint in vista delle primarie contro Pierluigi Bersani.

Fino a quel momento, il sindaco di Firenze vuole costruire un network di alleanze che faccia perno sui sindaci e rappresentanti della base. E non certo sui capicorrente: «Simboli di un partito che non esiste ma resiste». E con una precisa assicurazione: «Teniamo fuori il governo da questo dibattito. Enrico sarà più forte se il Pd sarà più forte. L’importante è che non si preoccupi di durare, ma di fare. Abbia come punto di riferimento le idee di Andreatta e non il tirare a campare di Andreotti».

Tutti si chiedono se si candida.
«Male sembra normale che un partito serio passi il tempo a parlare di quello che farò io da grande?».

Non sarà serio, però per molti il futuro del Pd e anche quello del governo dipende da questa scelta.
«C’è qualcuno nel partito che mi vuole invischiare in questo surreale dibattito sulle regole e sugli organigrammi. Anche no, grazie! Così si perde l’occasione di dare una risposta alla crisi italiana. Il Pd è l’unico partito in grado di fornire una risposta. Grillo ha bruciato la sua chance, Berlusconi pensa a ad altro che agli italiani. Noi siamo gli unici a poter fare uscire l’Italia dalle secche».

Insomma le condizioni perché accetti la sfida ora ci sono.
«Il traghettatore del Pd, ossia Guglielmo Epifani, ci faccia sapere la data del congresso e delle primarie. Per statuto devono avvenire entro i17 novembre. Non ci si candida per sapere qual è il responsabile organizzativo del territorio in Umbria, ma se si cattura una speranza e se si sfrutta il talento degli italiani. Su questo abbiamo molte proposte».

Cioè?
«Intanto faremo un’altra Leopolda il prossimo 27 ottobre. Perché è fondamentale che si torni alle idee».

Se lei organizza un’altra Leopolda è per sostenere la sua candidatura.
«Le candidature verranno presentate prima. Ma è vero che io sono a un bivio: tra la voglia di ricandidarmi a Firenze dove credo di essere riuscito a imprimere un cambiamento nella città, ma che ha bisogno di altri 5 anni per consolidarsi; e la consapevolezza di rappresentare una speranza per molti. So che tanti amministratori, sindaci dirigenti pongono su di me questa speranza. Mi spingono a candidarmi. Allora io dico: voglio un Pd in cui vinca la leggerezza, che sia libero da certe burocrazie similministeriali. Che invece di essere pesante, sia pensante».

Ce l’ha con D’Alema?
«No, stavolta no. Ce l’ho con chi privilegia il dibattito sugli organismi rispetto alle idee».

E’ vero che le ha proposto di candidarsi alle europee?
«Sì. D’Alema parte dal presupposto che non devo fare il segretario. Ma non devo fare neanche il sindaco. Devo fare tra qualche anno il candidato premier designato dal partito. Per questo immagina Strasburgo come luogo dove acquisire esperienza internazionale. Mi piace pensare che sia un ragionamento serio e non lo considero un trappolone. Semplicemente non sono d’accordo: non faccio questa battaglia per sistemarmi da qualche parte. Ma per affermare una diversa idea d’Italia».

Il segretario deve o non deve essere anche il candidato premier?
«Mi atterrò alle regole. Quando saranno chiare e soprattutto quando si conoscerà la data del congresso, allora parleremo di cosa fare. Il punto per ora è un altro».

E qual è?
«Io voglio un partito che non sia terra di conquista per correnti, ma che sappia conquistare i voti di chi non ci ha votato prima. Nel 2008 il Pd ha raccolto circa 12 milioni di voti, nel 2013 10 milioni. Anche alle amministrative abbiamo vinto perché il Pdl ha perso più voti di noi. Vogliamo recuperare un elemento di entusiasmo oppure no? E lo possiamo fare con una discussione su chi prenderà il posto di Stumpo? Ecco, io non voglio più parlare di queste cose».

Quindi si candiderà a prescindere dalle regole?
«Aspetto la data e di sapere se c’è una comunità di persone che crede che questo sia un progetto serio e non una fisima del sindaco di Firenze. Guardi, la mia immagine è quella del David. Può essere scontata ma quell’opera non è solo l’emblema della bellezza e della libertà civile. Michelangelo, quando gli chiesero come era riuscito a fare quella statua, rispose: basta togliere il marmo in eccesso. Ecco dobbiamo togliere quel che è in eccesso».

Tipo?
«La burocrazia, l’eccesso di potere dello Stato, il fisco, gli ostacoli che non aiutano i volontari del terzo settore. Un esempio: l’alimentare italiano ha una quota di export di 31 miliardi, ma ne importiamo per circa 35. Non siamo capaci di vendere ciò che abbiamo. Altro esempio: in questi giorni intuiti i comuni italiani sono arrivate camionate di moduli come il 730per le dichiarazioni dei redditi. E’ normale che si vada avanti così e che non si possa risolvere tutto in un click? Il Pd parli di futuro, non di un’idea novecentesca dell’appartenenza».

Ecco un’altra botta ai capicorrente.
«L’ho detto e lo ripeto: se mi candido, lo faccio indipendentemente da loro. A me interessa il voto dei volontari delle feste dell’Unità e quello dei delusi di Grillo o della Lega, non delle correnti organizzate. Non vado dietro a patti tra maggiorenti. Questo Pd non esiste, resiste. Ai caminetti romani rispondo sempre con un “no grazie”. Non farò scambi di poltrone».

Se il nuovo segretario sarà anche il candidato premier, ci sarà una spinta a votare subito?
«Il governo va tenuto fuori. Dobbiamo dare una mano a Letta per fare cose significative. Voglio aiutarlo anche sulla legge che abolisce il finanziamento pubblico dei partiti».

In che senso?
«C’è un tentativo di modificare la sua proposta, che può non essere il massimo ma almeno è un punto di partenza. Bisogna bloccare quel tentativo. So che in Europa il finanziamento delle forze politiche esiste quasi ovunque, ma solo da noi è stato – per così dire – male utilizzato. I nostri stanno facendo un ottimo lavoro in Commissione per vigilare su questo tema. Questo sarà il primo passo per un partito che non concentri l’appartenenza solo sul tesseramento. Forse si può unire il social network al porta a porta. Serve qualcosa di nuovo».

Si spieghi meglio.
«L’adesione può assumere forme diverse. Nel 2013 serve un partito aperto. Basta con l’idea novecentesca dell’appartenenza. Dobbiamo renderlo moderno sapendo che non si discute solo nelle sezioni, che si fa politica anche in rete o nei luoghi del volontariato. A questo proposito c’è un documento di Goffredo Bettini molto interessante. Ci dovremmo spiegare perché in alcune zone d’Italia sono stati più i votanti alle primarie che alle elezioni».

Secondo lei qual è il motivo?
«Che il partito si è chiuso in un castello. Quando lo apri, arriva più gente. Per questo bisogna partire dai sindaci. Possono dare una mano. Il Pd così può essere il luogo delle nostre speranze e non delle singole ambizioni».

Scusi, torno alla domanda precedente. Molti credono che il nuovo segretario rischia di spingere il governo verso la crisi.
«E allora che facciamo? Non eleggiamo il segretario così Franceschini è più tranquillo? Ci facciamo dare la linea da Brunetta e Schifani così non litighiamo? Al contrario io credo che Letta abbia bisogno di un Pd forte. Il governo ha tutto da guadagnare, se fa le cose. Letta ha chiarissimo che serve un Pd forte. Esiste un mondo ex democristiano preoccupato in primo luogo di rinviare. Senza polemica nei confronti della fu Balena Bianca, ma il governo deve decidere se il suo obiettivo è solo durare. Io tifo per questo governo. Ma un conto è se punta a durare «andreottianamente» e un altro se scommette sulle idee «andreattianamente». Non cambia solo una vocale, ma il modo di guardare al futuro. Ed Enrico sa bene la differenza tra Andreotti e Andreatta».

Ma l’Imu, ad esempio, lei l’abolirebbe?
«Questa discussione è la dimostrazione che in Italia si guarda il dito e non la luna La presa di posizione di Berlusconi è legittima anche se troppi dimenticano che con i suoi governi la pressione fiscale è salita. Se il patto è toglierla, togliamola. Ma ci deve essere un disegno, altrimenti si trasforma in un assalto alla diligenza. Possiamo finalmente semplificare il fisco in Italia? Ridurre il peso dello Stato? Rendere più semplice il rapporto tra Agenzie delle Entrate e piccole imprese?».

Alle ultime primarie l’allora segretario Bersani indicò Papa Giovanni XXIII nel suo pantheon ideale. Lei metterebbe Papa Francesco?
« Bergoglio sta sorprendendo tutti e ne sono felice. Da cattolico sono anche contento che si torni a prestare attenzione al messaggio evangelico di Gesù. Spero che tra gli effetti di questo papato ci sia un aiuto alla Cei ad essere più coraggiosa nella formazione politica e più distante dagli scontri tra i partiti».