Matteo Renzi

“Basta con le vecchie liturgie, la sfida è anche generazionale”

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Intervista a Simona Bonafé

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Articolo pubblicato su “L’UNITÁ” il 22 Settembre 2012

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La rappresentante del comitato Renzi “Stiamo tutti nello stesso partito, questa deve essere un’occasione per allargare la nostra base”

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«No, non sono io il motore della campagna di Renzi, noi siamo una grande squadra», risponde Simona Bonafé, una delle tre donne che seguiranno la campagna elettorale del sindaco di Firenze. Ma è proprio lei, 39 anni, assessore all’ambiente al Comune di Scandicci, giornalista, a seguire passo il camper del sindaco di Firenze.

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Un tour de force, con il suo camper…

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«Una bella avventura che facciamo tutti insieme, proprio come una grande squadra. Tra l’altro questo tour è un progetto di sostenibilità ambientale a emissioni zero…».

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Speriamo anche a zero parcheggi in doppia fila… Sorride.

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«Quella storia lì è stata strumentalizzata, il camper è rimasto in doppia fila solo per qualche minuto…»

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Quali saranno, oltre allo slogan “adesso!” le parole chiave su cui punterete girando le 108 province?

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«La prima sarà “sobrietà”, perché stiamo attraversando un momento molto delicato e c’è bisogno di trasmettere l’idea di una politica che torna ad essere sobria. L’altra sarà “attenzione”, per la gente».

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Reggi ha praticamente detto che i metodi usati da Bersani sono alla Ceausescu. Le sembra sobrio come inizio?

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«Renzi non è mai entrato a gamba tesa nei confronti di Bersani, noi giocheremo questa campagna elettorale all’insegna del fair play, a parte questa dichiarazione di Reggi che, se dice lei che lo ha detto, ci credo. Quello che non dobbiamo dimenticarci è che siamo tutti dentro lo stesso partito e questa deve essere un’occasione per allargare la nostra base».

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C’è qualcosa che Renzi dovrebbe fare meglio per convincere gli elettori?

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«No, si sta muovendo benissimo, non potrei suggerirgli di fare meglio di come fa. Questa è una sfida in parte generazionale, ma anche nel segno di una grande determinazione nel voler cambiare profondamente le cose».

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A partire dalla politica e i suoi volti noti. È questo il cavallo di battaglia che più convince?

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«Gli italiani sono stufi della riproposizione delle solite liturgie, serve un cambio di passo e noi lo stiamo facendo. Nella campagna per Renzi sono coinvolti tantissimi amministratori locali che ogni giorno toccano con mano i problemi della gente».

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Si spiega perché gli uomini per vincere si affidano alle donne?

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«Speriamo che anche questo sia il segnale che sta cambiando qualcosa perché, sì, è vero che si stanno affidando alle donne. Noi siamo in tre, Alessandra Moretti, che non conosco personalmente ma ho avuto modo di apprezzare sentendo alcuni suoi interventi, si sta occupando della campagna di Bersani… Mettiamola così: le donne del Pd si stanno facendo sentire. Nel Paese, invece, le cose non vanno nello stesso modo, c’è ancora molta strada da fare. Devo aggiungere anche che Matteo ha già dato un segnale forte quando ha composto la sua giunta».

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Perché siete contrari alla registrazione dei votanti alle primarie?

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«Perché non è corretto cambiare le regole in corsa, oltre al fatto che restringerebbe il campo degli elettori. Mi sembrerebbe pretestuoso cambiarle adesso».

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Ma non siete proprio voi a chiedere che si cambino le regole? Il 6 ottobre si riunisce apposta l’Assemblea per cambiare quella che permetterà a Renzi di concorrere.

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«Si, ho capito… ma che vuol dire? Cambiare la norma dello Statuto sta facendo bene al partito, basta guardare la partecipazione che c’è intorno alla candidatura di Renzi e Bersani. Noi le dobbiamo fare secondo le regole che si sono seguite per Prodi, Veltroni e lo stesso Bersani».