Matteo Renzi

Bonus Asilo Nido e Bonus Baby Sitter

Quante volte abbiamo sentito parlare della necessità di aiutare le donne nel coniugare lavoro e maternità? Quante volte abbiamo ascoltato le storie di chi è stato costretto a scegliere? E quanto volte abbiamo pensato che tutto ciò non sia degno di un Paese come l’Italia?
Ecco, ora possiamo affermare che la situazione è nettamente cambiata.

Il governo Renzi ha lavorato da subito a misure volte ad aiutare le famiglie e le donne nel conciliare lavoro e maternità, affinché nessuno sia più costretto a scegliere e a sacrificare una sfera importante della propria vita.

Bonus bebè, bonus papà, fondo a sostegno della natalità, bonus mamme, bonus baby sitter e bonus asilo nido. Sono tutti aiuti concreti e visibili che hanno rovesciato un trend importante. Le donne sono passate dall’essere spesso discriminate sul posto di lavoro a causa della maternità, all’essere poste al centro di una larga serie di incentivi a loro favore. Un approccio culturale totalmente opposto.

Bonus baby sitter: cos’è

La legge di Bilancio 2018 ha confermato il beneficio per il biennio 2017/2018. Si tratta di un assegno mensile da 600 euro destinato alle mamme che, una volta terminato il congedo di maternità, decidono di tornare a lavoro rinunciando al congedo parentale. E’ un aiuto per pagare la retta dell’asilo nido o il lavoro di una baby sitter, anche laddove fosse svolto da uno dei nonni.

Durata bonus baby sitter

Dura al massimo 6 mesi. 3 mesi invece per le lavoratrici non subordinate e iscritte alla gestione separata dell’Inps e per le lavoratrici autonome non subordinate. Vale anche per le lavoratrici part-time ma sarà rapportato all’orario di lavoro.

Chi può richiederlo

Possono accedere al beneficio lavoratrici dipendenti pubbliche e private, non subordinate iscritte alla gestione separata, libere professioniste non iscritte ad altra forma previdenziale e non pensionate, lavoratrici autonome non parasubordinate non iscritte alla gestione separata e imprenditrici.

Come si richiede

La domanda deve essere presenta entro gli 11 mesi successivi al congedo di maternità senza aver usufruito del congedo parentale. Basta accedere al sito dell’INPS tramite il proprio codice Pin. In questo caso il modulo di domanda va compilato anche con nuovo Isee 2018, dichiarazione di rinuncia al congedo parentale e durata del beneficio. E’ anche possibile rivolgersi a Caf e patronati.

Bonus asilo nido

La legge di Bilancio 2018 ha confermato anche il Bonus asilo nido da 1.000 euro per 3 anni a figlio per pagare le rette relative alla frequenza degli asili nido pubblici e privati o per l’assistenza domiciliare nel caso di bambini sotto i 3 anni affetti da gravi patologie croniche.

Quanto vale l’assegno

L’assegno è di 1000 euro all’anno, divisi in 11 mensilità per un massimo di 90,91 euro, erogati direttamente a chi ha sostenuto il pagamento documentato di ogni retta mensile. Per tutto il 2017 erano stati stanziati 144 milioni di euro.

Come si richiede

Anche questo beneficio può essere richiesto online tramite Inps o rivolgendosi a intermediari quali patronati e Caf o, ancora, tramite contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile.

Quali sono i requisiti

Non ci sono limiti di reddito per cui non serve il modello ISEE. Per l’assistenza domiciliare è necessario il certificato del pediatra che attesti l’impossibilità di frequenza degli asili nido. In questo caso viene erogato in un’unica soluzione.
I bambini devono avere la stessa residenza della mamma o del papà che hanno fatto richiesta mentre il genitore deve avere residenza e cittadinanza italiana o comunitaria o extracomunitaria ma, in questo caso, è necessario il permesso di soggiorno Ue di lungo periodo o carta di soggiorno. Ai cittadini italiani sono equiparati gli stranieri aventi lo status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria.

Sono possibili cumuli?

No, non è possibile nessun cumulo con altre detrazioni fiscali per asili nido e bonus infanzia.

Perdita bonus

Entrambi i bonus sono perduti nel momento in cui dovesse venir meno uno dei requisiti richiesti o, nel caso di affidamento preadottivo, in caso di provvedimento negativo del giudice.

L’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo all’effettiva conoscenza di uno dei seguenti eventi che determinano decadenza: perdita della cittadinanza, decesso del genitore richiedente, decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale, affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda (affidamento del minore a terzi).