Matteo Renzi

“Comunque vada vince Matteo. Ha imposto il rinnovamento”

\n

lastampaFarinetti: alle politiche bisogna arrivare primi, ma senza essere in tanti

\n

Uno: «Se vince Renzi è la fine vera di Berlusconi». Due: «Il giorno dopo, Bersani sarà il miglior ministro che c’è». Tre: «Alle politiche bisognerà stravincere, senza essere in tanti». Perché ci sono un mucchio di cose da fare e non si può più perdere tempo. Allora, da dove partiamo? Renzi, lo aspettano oggi, da Torino ad Alba. Lui, forse, un po’ di più. Oscar Farinetti è l’inventore di Eataly. Ma adesso è anche «quello che vota Renzi», l’ha già detto a tutti e poi è andato pure in tv a ripeterlo. Le strade, in fondo, sono abbastanza uguali, hanno cominciato da poco e parlano la stessa lingua. Nel 2009, appena dietro l’angolo, uno pensava di diventare sindaco di Firenze, l’altro inventava il suo polo dell’alimentare. Ma se chiedi a Farinetti a quanti dà lavoro oggi, lui storce il naso: «Non mi piace dire che io dò lavoro. Io lavoro insieme: siamo in 2300, partendo da zero, 5 anni fa. Mi sembra un bel percorso». Anche Renzi è andato più veloce del suo tempo: da presidente della Provincia a soli 29 anni è andato a vincere la gara nella sinistra della sua città, poi ha fatto il sindaco di Firenze e alla fine ha ottenuto le prime vere primarie nella storia del Pd.

\n

Ma a lei perché piace tanto Renzi?

\n

«La verità è che io dico chiaramente la mia opinione, non la nascondo come fanno altri. Innanzitutto, io non sono contro nessuno. Per me, i 5 candidati delle primarie sono 5 galantuomini. Davvero, questo è il primo successo. Poi, io penso che la sinistra debba cambiare profondamente. Bisogna cambiare gli algoritmi, smettere di pensare a destra e sinistra, parlare di altruismo e non di egoismo, di futuro e non di passato. E bisogna vincere bene alle politiche perché ci saranno tante cose importanti da fare».

\n

E Renzi avrebbe più possibilità?

\n

«Se Berlusconi si ripresenta, ad esempio, Renzi è l’unico che vince nettamente perché pesca anche da quel campo là. Bersani, non so».

\n

Non penso sia solo questo il motivo…

\n

«No, è che questa volta si dovranno fare davvero cose decisive, incentivi alle aziende che creano posti di lavoro, raddoppiare il turismo e le esportazioni, che sono due cardini importanti del nostro futuro, perché saranno i paesi che esportano quelli che si salveranno. E poi bisognerà attingere alle risorse meno importanti, come la Difesa, come la politica, e indirizzarle tutte verso il lavoro, e ci vuole uno che faccia queste cose senza paura, che non venga dal vecchio mondo, che non abbia legami con il passato.

\n

Se è per questo anche Bossi diceva cose simili 20 anni fa…

\n

«Che domanda orribile, che brutto ragionamento. Quello là puntava alla secessione, voleva le cose opposte, il trionfo dell’egoismo».

\n

Mi riferivo al cambiamento.

\n

«Se c’era uno che faceva ragionamenti assimilabili era il Berlusconi del ’94, non certo la Lega. Poi tra il dire e il fare abbiamo visto com’ è andata a finire. Ma lo ripeto, è tutto diverso, noi guardiamo con molta più attenzione al mondo del lavoro. La sinistra deve vincere anche per questo, perché ora bisogna cominciare ad aiutare chi lavora». Per questo si identifica con il renzismo?

\n

«Io non sono renziano. A me non piace il tifo. Non stimo Bersani meno di Renzi. E neppure Vendola. Io trovo che attraverso Renzi questo discorso possa arrivare prima. Ci sarà bisogno di un governo forte che regga i momenti di tensione che arriveranno di sicuro. Non ci dovranno entrare punte estreme, da una parte e dall’altra, quelli troppo chiesa e quelli troppo protesta. E penso che Renzi abbia una visione molto più moderna, molto più alternativa».

\n

Senta, Monti le piace?

\n

«Mi piace da matti Monti è un grande statista e ce lo dobbiamo tenere caldo. Non dobbiamo dimenticare che quando è arrivato eravamo sul lastrico».

\n

E adesso da dove si riparte?

\n

«Dal caos. Ma abbiamo toccato il punto più basso e possiamo rialzarci. Bisognerà essere nuovi, anche se qualche politico farà un po’ l’offeso».

\n

Si riferisce a D’Alema?

\n

«Mi riferisco all’ultimo centrosinistra, a persone che hanno una visione della politica come mestiere. Il centrodestra manco lo guardo, quello è un disastro».

\n

E se perdete?

\n

«Io lo dico sempre a Matteo, se perdiamo, è anche bello perdere. I latini dicevano Atene capta Roma coepit: Atene perse ma alla fine contagiò tanto la cultura romana che è come se avesse vinto. Ecco, comunque vada, Renzi ha già vinto».

\n

Intervista di PIERANGELO SAPEGNO su LA STAMPA

\n