Matteo Renzi

Cultura: tutte le riforme e i risultati ottenuti

Quando il 22 febbraio del 2014 giurò da ministro della Cultura del governo Renzi, Dario Franceschini disse: “L’Italia è una superpotenza culturale e il Ministero della Cultura è il più grande dicastero economico del Paese. È un grande onore per me poterlo guidare”.

Fu la replica più giusta a chi sostiene che “con la cultura non si mangia”. E insieme anche l’espressione di una visione totalmente nuova della gestione e della valorizzazione dei beni culturali.
Pensiamo ai dati sui musei: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi, che nel 2017 hanno raggiunto la cifra record di 200 milioni di euro, sono aumentati di circa 70 milioni di euro (+53%).

Sono dati in controtendenza rispetto al resto d’Europa e che vedono premiate soprattutto le regioni del Mezzogiorno. La rinascita di Pompei, che ha fatto da traino, ma anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum, sono il simbolo di un successo che ci viene riconosciuto in tutto il mondo. Un successo che ha prodotto ricchezza e risorse destinate alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale.

I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori.

Ma cultura, arte e bellezza non producono ricchezza solo in termini economici. Ogni investimento culturale, come Matteo Renzi non si stanca mai di ripetere, aiuta il consolidamento e la formazione dell’identità di un popolo. Conoscere l’arte, visitare un museo, andare a teatro, ascoltare un concerto, godere di un patrimonio come quello italiano, unico al mondo, serve a promuovere l’integrazione, l’inclusione, la pace. La cultura è lo strumento più straordinario che abbiamo per contrastare disgregazione sociale, divisioni e conflitti.

LA RIFORMA DEL SISTEMA MUSEALE

Con il decreto musei, firmato nel dicembre del 2014, l’organizzazione e il funzionamento dei musei italiani vengono completamente rivoluzionati.
Nasce infatti il sistema museale italiano fatto di 20 musei autonomi e di una rete di 17 Poli regionali per favorire il dialogo continuo fra le diverse realtà museali pubbliche e private del territorio per dar vita ad un’offerta integrata al pubblico. Nei musei dotati di autonomia speciale la direzione è stata affidata, tramite bando internazionale, a 20 direttori ricercati tra i massimi esperti in materia di gestione museale.

Attraverso questo decreto il museo, considerato fino a oggi un semplice ufficio della Soprintendenza, è stato dotato di quell’autonomia tecnico scientifica che ha permesso all’intero sistema museale di raggiungere in questi anni i risultati straordinari di cui sopra. Non è un caso che siano stati proprio i musei rilanciati grazie alle nuove direzioni autonome, vero fiore all’occhiello della Riforma, a registrare la maggiore crescita dei flussi del turismo culturale: Museo Nazionale di Reggio Calabria (+1.727,8%), Gallerie Estensi (+257,6%), Museo Archeologico Nazionale di Taranto (+203%), Museo di Capodimonte (+64,6%), Reggia di Caserta (+55,3%), Parco Archeologico di Paestum (+47,5%), Museo Archeologico Nazionale di Napoli (+46,7), Parco Archeologico di Pompei (+37,1%).

IL SUCCESSO DI POMPEI

Fino a qualche anno fa Pompei faceva notizia soprattutto per i crolli. Dal 2015 ha cominciato a fare notizia per i restauri e oggi per il boom di visitatori del sito archeologico più famoso al mondo dopo il Colosseo. “Qui a Pompei – osservava Matteo Renzi nel 2015 in occasione alla cerimonia di inaugurazione di sei domus dell’area archeologica – non c’è solo il passato dell’Italia, qui c’è un pezzo di futuro”.

Per il “Grande progetto Pompei” sono stati stanziati 105 milioni di euro tra fondi Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e nazionali. Negli ultimi tre anni a Pompei sono state restaurate e aperte 30 nuove domus e dall’8 luglio scorso l’intero sito, tre chilometri di percorso, è visitabile anche di notte grazie al nuovo impianto di illuminazione.

ART BONUS

Investire in cultura significa investire nella crescita economico-sociale del Paese attraverso un’azione comune di risorse pubbliche e private.
Introdotto nel 2014, l’Art Bonus (credito di imposta al 65% per le donazioni liberali in favore della cultura effettuate da imprese, persone fisiche ed enti non commerciali) ha portato oltre 4.250 mecenati a donare quasi 158 milioni di euro per circa 1.150 interventi.

CINEMA E AUDIOVISIVO

Come dettato dalla Costituzione, la Repubblica Italiana riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale. Le attività cinematografiche sono riconosciute di rilevante interesse generale, anche in considerazione della loro importanza economica e industriale.
Attesa da oltre 50 anni, la legge n. 220 del 14 novembre 2016 sulla “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo” prevede la creazione di un fondo completamente autonomo per il sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva ponendo fine alla discrezionalità.
La nuova legge favorisce il riconoscimento del ruolo strategico dell’industria cinematografica come veicolo formidabile di formazione culturale e di promozione del Paese all’Estero.

RISORSE CERTE PER IL CINEMA

Grazie a questa legge saranno disponibili risorse certe per 400 milioni di euro all’anno, oltre il 60% in più rispetto ai fondi attuali, e vengono introdotti strumenti automatici di finanziamento con forti incentivi per i giovani autori e per chi investe in nuove sale e a salvaguardia dei cinema.

Viene creato il “Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e l’audiovisivo” attraverso incentivi fiscali e contributi automatici che unificano le attuali risorse del Fus Cinema e del Tax Credit (con incentivi fino al 30% per chi investe e fino al 40% per i produttori indipendenti).

Fino al 18% del nuovo Fondo Cinema è dedicato ogni anno al sostegno di:

-opere prime e seconde
- giovani autori
- start-up
- piccole sale
- festival e delle rassegne di qualità
- Biennale di Venezia, Istituto Luce Cinecittà e Centro sperimentale di cinematografia

Il 3% del Fondo è riservato ad azioni di potenziamento delle competenze cinematografiche ed audiovisive degli studenti sulla base di linee di intervento concordate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Ministero dell’istruzione e della ricerca scientifica.

Anche l’audiovisivo entra nel fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con una dotazione a parte di 5 milioni di euro.


CINEMA E AUDIOVISIVO: COSA CAMBIA


La nuova Legge Cinema abolisce le commissioni ministeriali per l’attribuzione dei finanziamenti in base al cosiddetto ‘interesse culturale’ e introduce un sistema di incentivi automatici per le opere di nazionalità italiana la cui quantificazione avviene secondo parametri oggettivi che tengono conto dei risultati economici, artistici e di diffusione.

Piano nazionale per la digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo.

Piano straordinario fino a 120 milioni di euro in cinque anni per riattivare le sale chiuse e aprirne di nuove.

Viene inoltre agevolato il riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale per le sale cinematografiche. Grazie a questo intervento sarà possibile favorire la conservazione e la valorizzazione delle sale storiche attraverso il vincolo di destinazione d’uso.

In sostituzione della Sezione Cinema della Consulta dello Spettacolo, viene istituito il Consiglio superiore per il cinema e l’audiovisivo che svolge attività di elaborazione delle politiche di settore, con particolare riferimento alla definizione degli indirizzi e dei criteri generali di investimento a sostegno delle attività cinematografiche e audiovisive.

Procedure più trasparenti ed efficaci in materia di obblighi di investimento e programmazione di opere audiovisive europee e nazionale da parte dei fornitori dei servizi media audiovisivi.

Sparisce la censura di stato. Come già avviene in altri settori e sostanzialmente tutti i paesi occidentali, saranno gli stessi operatori a definire e classificare i propri film; lo Stato interviene e sanziona solo in caso di abusi.

SPETTACOLO DAL VIVO

E’ di fatto la prima legge dal dopoguerra a oggi che regolamenta un settore variegato e complesso come quello della musica, teatro, danza, circo. Atteso da più di mezzo secolo anni, il nuovo codice presenta tante le novità: l’Art Bonus esteso a tutti i soggetti dello spettacolo dal vivo, dalle orchestre ai festival, il tax credit per la musica, l’aumento progressivo del Fus, il Fondo unico per lo Spettacolo, cioè i contributi dello Stato al settore musica, maggiore trasparenza e il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi. La legge autorizza inoltre la spesa di 4 milioni di euro per attività culturali nei territori colpiti dal sisma del centro Italia.

18 APP

In quasi 13 mesi, dal 3 novembre 2016 al 30 novembre 2017, grazie a 18App – il bonus di 500 euro per i neo diciottenni confermato anche nella legge di Stabilità 2018 – circa 600 mila ragazzi nati nel 1998 e nel 1999 hanno speso oltre 163 milioni di euro per acquistare libri, musica e biglietti per l’ingresso a concerti, cinema, teatro, eventi culturali e musei.
La lettura si dimostra di gran lunga il prodotto culturale più apprezzato dai neo maggiorenni: oltre l’80% del valore della spesa complessiva nei due anni del bonus cultura ha riguardato i libri seguiti da concerti, musica e cinema.

NUOVE ASSUNZIONI

Dopo anni di forti tagli al settore della cultura, il bilancio del Mibact è tornato sopra i due miliardi di euro. Ciò ha reso possibile anche nuove assunzioni attraverso un concorso straordinario per antropologi, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, esperti di promozione e comunicazione, restauratori e storici dell’arte.