Matteo Renzi

Enews 554, lunedì 10 dicembre 2018

Scusate se parlo di me.
Tutte le volte che sono costretto a raccontarvi qualcosa di personale sono molto combattuto.
Da un lato mi piace aprirmi con il “popolo delle enews”: con voi mi sento a casa, grazie.
Dall’altro trovo assurdo che chi mi contesta da anni per “l’eccesso di personalizzazione”, ogni tanto se ne esca dicendo: Dica Renzi quello che vuol fare, è colpa di Renzi, Renzi faccia chiarezza.
Mi accusano di personalizzare e poi si preoccupano in modo ossessivo di me?!?
Non vi sembra una contraddizione?
Che poi spesso sono gli stessi commentatori o politici che qualche mese fa sognavano un accordo Pd-Cinque Stelle, che presentavano Di Maio come il nuovo Berlinguer e che quando ho alzato la mia voce, quasi solitario nel gruppo dirigente, andando in TV e dicendo “No all’accordo coi grillini, fatelo #senzadime” hanno detto: Renzi stia zitto, Renzi invade il campo altrui, Renzi dovrebbe tacere. Vedendo come governano i grillini mi sarei aspettato un grazie, non l’ennesima polemica.
Se taccio, devo parlare. Se parlo, devo stare zitto.
Nel dubbio sorrido a tutti e dico la mia, libero e a viso aperto, come sempre.

Dopo le elezioni, io sono l’unico che si è dimesso. Mi sono preso tutte le responsabilità. Qui la mia analisi del voto. Una parte del gruppo dirigente continua a pensare che sia stata tutta colpa del mio carattere. Mi sembra leggermente riduttivo. Quando, ad esempio, abbiamo ceduto alla cultura salviniana dell’immigrazione? Quando abbiamo discusso di Ius Soli, dice Nanni Moretti. Giusto. E perché non abbiamo avuto il coraggio di mettere la fiducia come invece avevamo fatto – rischiando tutto – sulle Unioni Civili? Quando abbiamo perso la credibilità con i Cinque Stelle? Quando siamo rimasti a metà del guado. Abbiamo fatto la Buona Scuola, ma ci siamo vergognati di difendere l’alternanza scuola-lavoro o lo stipendio dei prof basati sul merito; abbiamo fatto il JobsAct ma ci siamo vergognati dei risultati; abbiamo fatto il bando periferie – un modello in tutta Europa – ma ci siamo vergognati di difenderlo finché non ce lo hanno tolto con il nuovo Governo; abbiamo fatto Industria 4.0 e superammortamenti ma dicevamo sempre che ancora non bastava; abbiamo approvato la legge sui vitalizi alla Camera ma il capogruppo al Senato ha insabbiato il provvedimento. L’intera comunicazione della nostra campagna elettorale, totalmente sbagliata, era basata sullo scusarsi per ciò che avevamo fatto, più che per il rivendicare i risultati e costruire il futuro. Abbiamo perso. Io ne ho tratto le conseguenze. Punto.

Il mio errore più grande è stato non ribaltare il partito. Non entrarci con il lanciafiamme come ci eravamo detti. In alcuni casi il PD ha funzionato, in altre zone è rimasto un partito di correnti. Ritengo che le correnti siano il male del partito. E ho sempre spiegato che non mi sarei mai prestato a fare la mia corrente. Sono stato, sono e rimango di parola: le correnti avevano un senso nel partito novecentesco, non oggi. E le correnti nel PD sono state la causa di un rinnovamento meno forte di ciò che sarebbe servito. Quando i giornali scrivono “la corrente dei renziani” mentono sapendo di mentire. Perché noi ci siamo impegnati a fare una battaglia sulla base delle idee, non delle appartenenze interne.

Candidati al congresso, mi hanno scritto in tanti. Grazie del pensiero, ma non lo farò. Ho vinto due volte le primarie con il 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra dall’interno. Mi sentirei come Charlie Brown con Lucy che gli rimette il pallone davanti per toglierlo all’ultimo istante. Non mi ricandido per la terza volta per rifare lo stesso (mi ha fatto sorridere un sms di un importante dirigente del partito di qualche giorno fa: se ti candidi e vinci il congresso, poi dopo le europee ti dimetti e ripartiamo da capo?).
Chiunque vincerà il congresso avrà il mio rispetto e non il logorio interno che ho ricevuto io.

Con che lista ci presenteremo alle Europee e alle Politiche? Qualcuno vorrebbe fare liste superando il simbolo del PD, come ha proposto Orfini. Altri chiedono un fronte repubblicano, come ha detto Calenda. Qualcuno vorrebbe aprire a Leu, qualcuno a Più Europa, qualcuno alla società civile, qualcuno al movimento dei sindaci, qualcuno ai Gilet Gialli che in Italia sono già al governo. Ognuno ha la sua idea. E mi dicono: Renzi dica quello che pensa. A me sinceramente sembra giusto che questa decisione sia presa da chi rappresenterà la nuova leadership del PD. Altrimenti che facciamo a fare le primarie? Lasciamo che sia eletto un nuovo segretario e vediamo che cosa proporrà. Anche perché mettersi a litigare oggi noi sulle liste da fare mentre il Governo Salvini-Di Maio distrugge la nostra economia, bloccando le infrastrutture, perdendo credibilità in Europa, dividendosi su tutte le principali misure, mi sembra assurdo. Siamo all’opposizione, facciamo opposizione al Governo anziché a noi stessi. O vogliamo continuare per tutto il 2019 ad attaccare il Matteo sbagliato?

E tu che cosa farai, caro Matteo? Quello che vi dico da mesi. E che sto facendo. Una gigantesca battaglia contro la cialtroneria di chi ci governa. Tutti i giorni combatto in Parlamento, combatto sui social, combatto sui media. Combatto quotidianamente una sfida culturale, educativa, politica. Se c’è da intervenire in Aula, lo faccio, a viso aperto. Tutti i giorni utilizzo i miei social per mostrare a una fetta di italiani perché il Governo è un pericolo per il nostro futuro. A fine gennaio uscirà un mio libro e girerò tutto il Paese, specie i piccoli borghi di provincia, per parlare e per ascoltare. Negli stessi giorni partirà un progetto di WebTV al quale sto lavorando da mesi per rilanciare i nostri contenuti e non lasciare la rete in mano alle Fake News. Continuerò a incoraggiare i comitati civici: gente del PD, ma anche non del PD, che non si rassegna al declino. E a riunire il meraviglioso popolo della Leopolda, simbolo di chi ci crede e si impegna. Io continuo a combattere. Anche solo se serve. Ma non vado in pensione, resto in campo, sorridente e tenace.

E a proposito di battaglia culturale.
Sabato prossimo, alle 21.20 sulla NOVE c’è la prima puntata del documentario “Firenze secondo me”. Ho messo il cuore in questo progetto e credo che in tempi di barbarie sia un dovere civile parlare di bellezza. Raccontare la bellezza. Lasciarsi incuriosire dalla bellezza.
Presenterò il documentario giovedì pomeriggio da Firenze, anche in diretta Facebook.
E parleremo di tutto: della Mafia ai Georgofili e della Madonna del Cardellino, del Michelangelo giovane e di quello vecchio, della congiura dei Pazzi e del calcio storico.
Ma a un certo punto, dalla meravigliosa San Miniato, parleremo anche di Farinata degli Uberti, che insegna a tutti – non solo ai fiorentini – l’orgoglio e la nobiltà di parlare “a viso aperto”. Io ho molti difetti e limiti, come tutti e più di tutti. Ma certo non mi si può dire che non ami parlare “a viso aperto”. Spero di averlo fatto anche in questa lunga riflessione personale.
Ci sono e ci sarò contro i cialtroni e per l’Italia.
E sono convinto che saremo sempre di più.
Perché i prossimi mesi mostreranno il vero volto di questa maggioranza di governo.
Lo sciacallo Salvini e il prestanome Di Maio sono molto più in difficoltà di quanto vorrebbero farci credere.
Noi teniamoci pronti.

Un sorriso,
Matteo
[email protected]
App Matteo Renzi

P.S. l’enews di questa settimana è dunque totalmente sostituita da questo pensiero personale.
Qui il post sulla tragedia di Corinaldo.
Qui due link: il giornale francese Le Point sulla situazione europea, GENTE sulla trasmissione TV.
Qui il link alla Top Ten della settimana e qui il link a Radio Zapping.