Matteo Renzi

Fausto Brizzi: «Io e Matteo siamo la generazione Goldrake»

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pubblico giornaledi PAOLO VALENTINI\n

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Ecco un renziano di ferro. Cosa condivide con lui?\n

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Ci accomunano molti valori e non ci divide niente. Abbiamo fatto entrambi gli scout. Ci accomunano tantissimi riferimenti generazionali. A Renzi quando parli di comunicazione capisce immediatamente di cosa stiamo parlando.

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(Fausto Brizzi è regista e sceneggiatore italiano. I suoi ultimi film: Come è bello far l’amore, Ex, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi)\n

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Per capire il fenomeno Renzi bisogna capire il suo immaginario.\n

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Il suo immaginario lo immagino simile a quello del Partito democratico degli Stati Uniti. E formato da persone totalmente pulite. Jannacci diceva che la politica è una cosa sporca. Osservando gli ultimi c’ha molto ragione. Non è soltanto una questione di rottamazione. Uno pensa subito alla rottamazione delle persone. In realtà, serve una rottamazione di un metodo di una modalità di fare politica. Il clientelismo politico è veramente la cosa da rottamare.

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Ma lasciando stare l’America mi parli del suo pantheon, dei suoi riferimenti culturali e generazionali.\n

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Io faccio parte della generazione Goldrake. Da bambino mi sono appassionato ai cartoni e sono cresciuto con quell’aria lì. Casa mia è un mausoleo agli anni 70-80. Sono cresciuto con i fumetti. Le mie letture sono stati i grandi classici a scuola, ma nel privato, leggevo tutti i fumetti possibili e immaginabili, che poi è l’arte più vicina al cinema, il cinema low cost.

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Il suo libro preferito?\n

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Pinocchio. L’ho letto decine di volte e lo vorrei fare un giorno al cinema. Si sono già cimentati in molti con alterne fortune. Il mio modello è quello di Comencini.

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Che musica ascolta?\n

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La mia passione sono i cantautori. Quando ero adolescente sparivano i complessi degli anni 60 e arrivavano i cantautori. Guccini, Vecchioni, Bennato, De André. Sono andato subito a comprare De Gregoriqualche giorno fa.

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Il film preferito?\n

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Darei un rene per aver girato Ritorno al futuro.

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Ha un padre nobile?\n

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No, direi di no. I modelli culturali erano più televisivi. Ti posso dire i personaggi che più stimavo: Renzo Arbore per me è stato un genio, ma non ci sono dei veri padri nobili. E’ una generazione abbandonata, la mia.

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I terribili anni Ottanta! \n

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Culturalmente sono stati terribili e hanno seminato i germi di quello che poi è stato il ventennio successivo. Ma io avevo diciotto anni e quindi per me erano meravigliosi. Se faccio il critico li devo contestare, se faccio lo spettatore lo devo amare.

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Una cosa da cambiare in Italia.\n

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Tutto nasce dalla scuola. L’Italia si cambierà in 20 anni. Ma la mentalità è sbagliata, sin dalla scuola. Qualche anno fa ho affittato una casa in Francia, i nostri vicini di casa. Hanno voluto un’infinità di garanzie. Loro non si fidano degli italiani. Mi dicevano «sei italiano non ci fidiamo». All’estero siamo dei cialtroni riconosciuti. Dovremmo ripartire dalla coscienza civile dei nostri bambini.

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Che film è stato il Pd fino ad ora? \n

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Il Pd sembrava Kramer contro Kramer, per le sue continue le lotte interne, le sue correnti e fazioni. Il Pd è un grande partito, non si deve perdere in mille rivoletti.

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E la campagna di Matteo che film è? \n

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Non saprei.

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Una commedia comunque? \n

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Spero un film con un lieto fine.

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Qual è la sua storia politica? \n

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Io vengo dall’antipolitica. Ero adolescente negli anni Ottanta e ero quanto di più lontano dalla politica. Quando vedevo un politico mi dicevo: «Ma questi non ce l’hanno un mestiere?». Adesso sto aiutando Matteo ma poi tornerò a fare il regista. Lui mi ha risvegliato la coscienza politica.

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Dei “vecchi” le piace qualcuno? \n

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Be’, Walter Veltroni, che ha fatto un gran bene al mondo del cinema. Gli altri non li conosco, li ho solo visti in azione. Se vincesse Bersani? Lo voterei alle politiche senza dubbio. Tutti quelli che stanno facendo la campagna per Matteo sanno che se perde aiutiamo Bersani.

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PUBBLICO GIORNALE, 1 dicembre 2012\n