Matteo Renzi

Giorgio Faletti: «Scelgo Matteo. È un portatore sano di novità»

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unitadi G. RIZ.

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La prima cosa che Giorgio Faletti dice al telefono, senza neanche aspettare la domanda: «Ciao, diamoci subito del tu, ho scritto anch’ io per l’Unità, e questo ci autorizza darci del tu». Lo scrittore e attore (la lista è lunga, accorciamo per comodità) è in giro per promuovere il suo ultimo libro, Da quando a ora (Einaudi). «È una cosa strana, questo libro, è una specie di autobiografia musicale che racconta il mio rapporto con la musica, e per questo ci sono anche due cd con dentro le mie canzoni, quelle scritte per altri, e quelle inedite», spiega. Di politica parla volentieri («l’ho sempre seguita, sempre stato di sinistra»), e di primarie ancora di più.

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Per chi andrà a votare domani?

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«Allora, devo fare una premessa. Io sono sempre stato un elettore di centrosinistra. E in questo momento, devo dire, al di là delle primarie, son contento di vedere un partito pronto a vincere le elezioni. Dopodiché, io voterò per Matteo Renzi».

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Perché, cosa la convince di più del sindaco di Firenze?

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«Perché mi sembra un portatore sano di novità. Mi sembra di trovarmi in una situazione simile a quella degli americani quando si trovarono davanti giovanotti come Kennedy o come Obama. In questo momento sento che vale la pena dargli fiducia. Scommettere su un volto nuovo».

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Anche lei è per la rottamazione, dunque?

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«Allora, io, per ovvi motivi, non posso dire che le persone di una certa età vadano rottamate. Altrimenti finirei anch’ io rottamato. Ma ritengo che sentire certe persone, che a sessantacinque anni dicono “andiamo a rinnovare l’Italia”, ecco è come se io arrivassi a Zelig per dire: “Sono arrivato per rinnovare la comicità”. È fisiologicamente improbabile che mi prendano sul serio. A un certo punto sono i giovani a portare novità, è un fatto».

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Tabula rasa anche di idee e valori?

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«No, ci sono delle cose che Renzi farebbe bene a portare con sé della tradizione della Sinistra italiana. La prima delle quali è il contatto con la gente, una vicinanza che si è persa sempre di più nel tempo. Anche nel linguaggio, la politica si è allontanata dalle persone. Bisogna recuperare il dialogo, e nel dialogo con gli operai, gli studenti, con il popolo tutto la sinistra non aveva rivali».

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Cosa direbbe ai disillusi per convincerli che votare è importante, e che quello di domani è un passaggio importante in vista delle prossime politiche?

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«Allora, il motivo per cui la gente dovrebbe andare a votare per Renzi, lo lascio dire a Renzi stesso. Il motivo più generale per cui dovrebbe andare a votare è che in realtà ciascuno sta votando per sé stesso. Perché se uno non si interessa di politica poi è costretto a subire, facendo il più grande torto a se stesso e agli altri».

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L’UNITÀ, 24 novembre 2012

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