Matteo Renzi

Il sindaco: «Missione compiuta: il Pd ora è cambiato»

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unitadi VLADIMIRO FRULLETTI

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«Se fossimo a Sanremo avremmo vinto il premio della critica, ma noi vogliamo vincere il festival». L’abbraccio prolungato al babbo Tiziano, le maniche della camicia arrotolate e, dal palco del comitato elettorale, il rilancio. «Ci aspetta una nuova partita, ma si parte da zero a zero». O meglio dal 40% e da quel milione di voti che i suoi conti dicono che ha incassato ieri.

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Già perché sarà ballottaggio. E quindi il primo obiettivo di Renzi («dopo un paio d’ore di riposo») è ripartire da dove è andata peggio, cioè le regioni del sud. Usando però come trampolino di lancio le regioni rosse dove si toglie le maggiori soddisfazioni come per tutta la serata gli comunicano i vari sostenitori sul territorio. Fin da quando si ritrova in coda per votare. «Guarda qua». Renzi apre un sms del suo inseparabile cellulare: «Castelfiorentino 110 Renzi, 23 Bersani, 15 Vendola». Ride. «Io prendo i voti di quelli di destra? Là il Pci aveva più dell’80%». Più di due ore e mezzo di fila s’è fatto al circolo Arci di Piazza dei Ciompi a Firenze. Cosa che l’ha fatto arrabbiare parecchio. Anche con i giornalisti e telecamere che al suo arrivo, subito dopo le 17, avevano rischiato di travolgere una signora con passeggino. Ma soprattutto con i responsabili del Pd fiorentino. «Ci volevano più seggi -spiega – noi ci eravamo offerti di dare una mano, ma non l’hanno voluta. Mi spiace ma forse qualcuno del Pd di Firenze non voleva facilitare la partecipazione». Anche perché rimanere sotto a Bersani nella sua città gli sarebbe spiaciuto non poco.

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Però i numeri lo danno sopra il 51% sia in città che nel resto della regione. Il che non impedisce al presidente della Toscana Enrico Rossi di scrivere sul suo blog che: «Se vincesse Renzi il centrosinistra si spaccherebbe, con lui candidato molti non andrebbero neppure al voto». Ma la rabbia del sindaco evapora quasi subito dopo la foto di rito con consegna di scheda nell’urna, «Sono felice, orgoglioso e contento» spiega. Del resto i numeri gli dicono che i suoi primi obiettivi, stare ben sopra il 30% e conquistare il ballottaggio, li ha raggiunti. I numeri dei seggi scrutinati lo collocano al 36, 3%, il suo staff giura che salirà ancora. Con Bersani che gli sta sopra ma che, non superando il 50%, apre la porta al secondo turno. «Risultato bello e affascinante» lo definisce. Una sensazione positiva rafforzata da piccoli, ma decisivi segnali. «S’è vinto a Pontassieve uno dei Comuni dove c’è il Pd più forte d’Italia» sottolinea. Altro che voti del centrodestra. «Sono l’Umbria, la Toscana, parte dell’Emilia» le zone dove va meglio. Come dire che anche lui è questo Pd. Il che gli fa digerire molto male l’attacco che la Camusso gli invia a urne aperte da «In 1/2 ora» dell’Annunziata. «Spero arrivi presto un giorno nel quale il segretario della Cgil non intervenga nel giorno delle elezioni, a urne aperte, sulla tv pubblica, per endorsare al contrario un candidato, per dire: tutti, tranne uno». Insomma Renzi spera in un futuro il cui il rapporto fra Cgil e Pd sia «meno stretto». Ma è proprio questa scelta di campo della Camusso che ai suoi occhi rende i numeri che escono dai seggi ancora più “dolci”. Non a caso fa anche notare come tutto “l’apparato” del Pd non stava dalla sua parte. «Abbiamo fatto una battaglia controcorrente e contro tutti. Con noi avevamo il 2% dei segretari e il 3% dei parlamentari ma rischiamo di avere il 40%% degli elettori del centrosinistra. Qualcosa vorrà dire o no?». Del resto la fiducia su un esito positivo era cresciuta fin dalle prime ore quando i seggi si sono riempiti sempre più di elettori. «Buon segno, buon segno» dice al telefono col suo staff che gli comunica i dati sull’affluenza e le stime sul dato finale. Mentre la fila scorre lentissima e il sindaco ne approfitta per parlare coi cittadini del problema del parcheggio di Piazza del Carmine e rassicurare gli infuriati ambulanti che questa domenica persa per la calca (tutta la strada davanti al seggio era occupata dagli elettori) gliela farà recuperare prima di Natale.

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«Siamo a oltre 4 milioni di elettori» è l’ipotesi finale che fa il consigliere regionale Nicola Danti alle nove di sera dal comitato elettorale spostato alla Fortezza da Basso per far posto a tutti i media arrivati a Firenze per raccontare le primarie dal punto di vista del sindaco. Anche a Pontedera, la città della Piaggio, Renzi è avanti. Così come nel zone rosse di tutto l’empolese-valdelsa. Del resto per tutta la campagna il sindaco aveva ripetuto che era proprio l’alta partecipazione la condizione essenziale per cercare la vittoria. Tanto da riconoscere di aver fatto una «cazzata» a lamentarsi troppo delle regole perché in questa maniera avrebbe “terrorizzato “molti suoi potenziali elettori. Ostacoli evidentemente non insuperabili. «La risposta della gente – riconosce lasciando il seggio dopo aver ringraziato i volontari – è stata straordinaria. Comunque vadano le cose queste primarie hanno scritto la pagina più bella del Pd che ora sì che è un partito di popolo». Il che, aggiunge, dovrebbe spingere molti dirigenti del Pd, quelli che le primarie non le volevano, che dicevano che avrebbero spaccato tutto, a riflettere. Primarie che, riconosce, si sono fatte sì grazie alla sua spinta ma anche alla scelta di Bersani a cui manda «un abbraccio particolare». «Stiamo cambiando la storia politica italiana» dice soddisfatto Renzi. Il che, spiega, spingerà anche il Pdl a cambiare. Una svolta, dice, che avverrà con più evidenza se toccherà a lui guidare il centrosinistra perché, spiega, «se dovessimo vincere le primarie noi non credo che si sarebbe Berlusconi in campo».

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Nell’attesa ora però lo aspetta un’altra settimana di campagna elettorale. E chissà che non gli torni utile la maglietta rosso fuoco con cui ieri ha fatto metà della maratona di Firenze. Sopra la frase di Jimi Hendrix «Se sono libero è perché continuo a correre». E fino a domenica di certo lo aspetta una nuova maratona.

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L’UNITÀ, 26 novembre 2012