Matteo Renzi

In piazza sì, ma contro i cialtroni non contro i golpisti

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corrieredellaseraIntervista pubblicata sul Corriere della Sera il 9 marzo 2010. 

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 Quando pensa al Pd che scende in piazza gli viene in mente quel libro di Daniel Pennac sul migliore amico dell’uomo, il cane. Si intitola «Abbaiare stanca» e al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sembra una buona metafora per spronare il suo partito a rivedere la linea:

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«Capisco la rabbia e l’indignazione di molti dei nostri, ma l’idea che questi siano dei golpisti fa ridere i polli. Sono solo dei cialtroni. Anzi, dei cialtroni al quadrato, visto com’è andata con il Tar del Lazio».

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Invece di «gridare al golpe strisciante», è il ragionamento di Renzi, il Pd dovrebbe capire che i pasticci del Pdl sono «una gigantesca occasione» per conquistare due regioni in più. «Non basta riempire le colonne dei giornali per un giorno con la propria indignazione— ammonisce —. Quelli del Pdl dovrebbero vergognarsi, ma non è con i ricorsi che si vincono le elezioni».

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Teme che la piazza di sabato possa diventare un boomerang?

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«Più che l’indignazione, mi piacerebbe che coltivassimo le speranze della gente— risponde Renzi —. Va bene farsi del male da soli, ma si sta esagerando. Io sto con Napolitano senza se e senza ma, di fronte al disastro prendersela col presidente è inaccettabile. Siamo dei leghisti di sinistra, ad attaccare il Quirinale».

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Di Pietro ha parlato di impeachment e Renzi non commenta:

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«Se per stare dietro alla sua deriva estremista dobbiamo rivolgerci contro Napolitano non vinceremo mai, nemmeno al superenalotto».

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E se qualcuno ha pensato di andare al voto senza il Pdl ha sbagliato di grosso.

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«Formigoni ha sei elettori su dieci— ricorda il sindaco —. Che facciamo, lo escludiamo per una firma fuori posto? Noi vinciamo se tiriamo fuori non le carte bollate, ma idee chiare sul futuro del Paese». Certo, il Pdl avrebbe dovuto «chiedere scusa agli elettori invece di sbraitare in modo arrogante» e la storia della lista Polverini è «al di là del bene e del male».

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Ma proprio perché la maggioranza ha «problemi enormi», il Pd deve «recuperare la dimensione del progetto» o non avrà mai la possibilità di essere credibile: «Stiamo perdendo un’occasione».

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Scherzare con il fuoco, ha scritto Paolo Franchi sul Corriere, non si può. E Renzi concorda:

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«Abbiamo il dovere morale di difendere il presidente della Repubblica, altrimenti ci danno il Nobel del tafazzismo. Voler attribuire responsabilità politiche al capo dello Stato è un comodo alibi per noi. Attaccarlo è la quintessenza della follia».

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Non è andato in piazza a Firenze e non ci andrà a Roma:

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«Va benissimo manifestare, per carità. Io sono felice di tutto ciò che è partecipazione, ma è troppo facile consolarci con il nostro nemico di fiducia che tutti i giorni ne fa una. Abbiamo bisogno di riprendere in mano l’iniziativa. Io sono stanco di abbaiare, vorrei cominciare a vincere». Nel Pd si pensa di separare le piazze, Bersani da una parte e Di Pietro dall’altra. Ma è un dibattito che non lo appassiona: «Di Pietro fa corsa a sé, per lui l’importante è prendere un voto ai propri alleati del Pd, per noi è prendere un voto al Pdl».

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Sabato non sarà in piazza, dunque?

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«Il problema — conclude— non è andare o non andare. È che se uno deve andarci per attaccare Napolitano, ragazzi… Ci vadano loro!».

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Intervista a Studio Aperto

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