Matteo Renzi

Intervento di chiusura della campagna elettorale


Sono qui soltanto per dirvi una parola. Per dirvi grazie.
Grazie dal profondo del cuore, perché in questa campagna elettorale hanno fatto di tutto per farci vergognare del Partito democratico. Hanno fatto di tutto. Hanno inventato scandali. Hanno costruito prove false. Hanno creato un clima di tensione, costruendo canali finti per le notizie false, e giocando sui social il linguaggio della violenza verbale e con l’insulto.
Abbiamo email di persone che hanno scritto “Voto PD ma non lo dico perché ho paura che mi offendano”. Gli attori, bravissimi, del nostro spot sono stati insultati. E nessuno ha detto che questo modo barbaro e violento fa male all’anima, fa male all’Italia, fa male a loro, non fa male al PD. Perché noi non ci vergogniamo di essere del PD. Siamo qui stasera a dire che siamo orgogliosi del PD.
Che siamo quelli che hanno preso un Paese in crisi e lo abbiamo portato fuori dalla crisi. Che ci sono più diritti e meno tasse in Italia grazie a noi. Vogliono farci vergognare. E c’è una sola cosa di cui ci vergogniamo. Ci vergogniamo di voi e del vostro linguaggio, amici Cinque Stelle. Ci vergogniamo del linguaggio di Piazza del Popolo, una piazza che oggi era mezza vuota, perché le piazze non si falsificano.
Non sono sondaggi, le piazze. Non sono bonifici, che si possono falsificare. Le piazze, o le riempi o sono vuote.
E voglio dire a Luigi Di Maio, che ha cercato di fare la campagna elettorale tutta utilizzando un linguaggio neodoroteo, ignorando che i dorotei rispetto a lui erano dei giganti… A Luigi di Maio che ha utilizzato un linguaggio prudente, salvo poi sentire Beppe Grillo dire parole, oggi, sul palco, di una volgarità… Che fa schifo, anche solo ripetere.

Voglio dire a Luigi Di Maio: Caro Luigi Di Maio, ci hai insultato per 5 anni. Hai definito questa comunità la comunità dei petrolieri, dei banchieri, dei mafiosi, dei corrotti. E oggi, improvvisamente, vieni a chiedere al Pd i voti per governare? Caro Luigi Di Maio, i voti per governare non te li daranno i cittadini e non te li darà il Partito Democratico.
Prima di votare te, stiamo all’opposizione. Ma all’opposizione starete tu e i Cinque Stelle.

C’è un unico modo perché i Cinque Stelle vadano al governo: fare un accordo con la Lega. Se vogliono andare al governo, devono fare un accordo con la Lega. E lo voglio dire, a voce bassa, agli amici del Sud: amici del Mezzogiorno, se votate Cinque Stelle, vincete Salvini. Se votate Cinque Stelle vi trovate il premio della Padania.

Mi ha colpito vedere nella piazza del mio paese, qualche giorno fa, nella piazza dei Martiri a Rignano sull’Arno, in quella stessa piazza dove giocavo a pallone coi due golf messi da una parte e dall’altra per fare le porte, con qualcuno che doveva stare a guardare e dire “Macchinaaa!” quando passava qualcuno, in quella piazza che per me evoca i valori profondi, non soltanto della mia infanzia, ma anche delle grandi regole di lealtà, di amicizia, di comunità che ho imparato nel mio paese, nella mia comunità a Rignano, ho visto arrivare un camper con qualche decina di persone portate da fuori per buttare addosso tutto l’odio e la violenza verbale di cui una persona possa essere capace.
E siccome ho visto quella scena, non mi sono inorgoglito perché quella piazza era vuota. No. Mi sono messo a riflettere su che Paese dobbiamo costruire per noi e per i nostri ragazzi. Su che Paese vogliamo costruire anche nelle dinamiche relazionali, nei rapporti con gli altri. Ma come è possibile che di fronte a una campagna elettorale uno attacchi le persone anziché contestare le idee? Hanno cercato di riempire le piazze, spesso non ci sono riusciti, per insultare. Ma sono fuggiti, da tutti i confronti televisivi civili come fanno le democrazie occidentali. Sono scappati, perché hanno paura del dibattito serio, hanno paura di confrontarsi sui risultati.

Perché sui risultati c’è chi in questi anni ha fatto qualcosa, e chi invece è stato semplicemente a lamentarsi e a urlare. Allora, amici del Partito democratico, è l’ultima sera di campagna elettorale. E noi vogliamo dire che siamo orgogliosi e non ci vergogniamo. Siamo orgogliosi di aver governato, in questi anni, il nostro Paese.

Siamo orgogliosi di averlo fatto, con tutte le difficoltà che il governo pone alla sfida quotidiana. Lo sanno i nostri sindaci, che vorrei salutare e ringraziare. I nostri sindaci sono in prima fila, sempre, per tutte le problematiche. Vorrei salutare i sindaci dei comuni più piccoli. Vorrei salutare il sindaco di questa città che ha dimostrato come si può governare la vicenda della neve con efficienza e professionalità. Bravo, Dario!
Ma vorrei dire che la fatica del governo è una fatica che tutti coloro che ci sono passati sanno essere vera. Eppure questa è l’Italia. È l’Italia che oggi abbraccia e ringrazia gli operai di Piombino per essere stati al fianco nostro, anche quando sembrava impossibile esserlo. Era il 28 novembre quando siamo stati in treno insieme. Ci aveva accolto un amico, che non c’è più, alla stazione. Voglio ricordarlo, il maestro Giampaolo Talani, che ci ha lasciato in questi mesi e che era con noi quel giorno, quando ci siamo incontrati coi ragazzi di Piombino.

Ma vorrei che arrivasse da qui, da Firenze, un affettuoso abbraccio alle donne e agli uomini dell’Embraco che oggi hanno visto mettere un importante tassello per evitare i licenziamenti. Avremo bisogno di qualche mese di tempo e al termine di questo periodo il fondo che il lavoro di Carlo Calenda, di Teresa Bellanova, di Luca Lotti al Cipe ha permesso di licenziare mercoledì scorso.
Era un’idea importante, un’idea nata con Andrea Guerra. L’idea di un fondo per combattere la deindustrializzazione, la delocalizzazione e dice che se tu sei chiamato, portato via non perché l’azienda non funziona ma perché hai uno svantaggio competitivo in Italia in quanto magari un Paese dell’UE ti fa uno sconto fiscale, accade una cosa semplice: io, Stato, ti aiuto. E i 200 milioni del Cipe con gli 850 milioni di Invitalia hanno permesso di chiudere questa campagna elettorale, ma non le crisi aziendali – perché le crisi aziendali ci sono tutti i giorni.
Il problema è che la differenza tra i politici e i professionisti della rabbia, della paura, e della violenza verbale è che i politici risolvono o ci provano a risolverle, quando ce la fanno, le crisi aziendali. I professionisti della rabbia e dell’odio vanno a farsi i selfie davanti ai cancelli delle aziende in crisi e fanno come ha fatto Salvini a Piombino. Disse “Vedete? La sinistra vi ha abbandonato”, prima di correre a un’altra trasmissione televisiva.
Noi non l’abbiamo abbandonata, Piombino. E oggi Piombino è nelle mani del magnate indiano Jindal. Una persona che ama talmente questa città da aver organizzato qui, nel 2011, il matrimonio di una sua figlia – lo abbiamo conosciuto in questa circostanza.
E c’è chi è andato davanti ai cancelli della Ideal Standard. Oggi la Ideal Standard è stata rilevata dalla Saxa Gres, che è in piedi perché ha usato gli strumenti del Jobs Act.
Senza gli strumenti del Jobs Act la Saxa Gres non sarebbe in piedi. E l’amministratore delegato della Saxa Gres – 294 persone salvate – è l’amministratore delegato che ci ha pubblicamente riconosciuto il merito del Jobs act. Noi diciamo che non è merito nostro. È merito di chi, come quell’imprenditore, come Francesco, come quell’amministratore delegato, scommette sul futuro del lavoro. È successo in tante altre realtà, crisi. Dicevo della Qatar Airways che si è ripresa Meridiana.
Ma solitamente ai professionisti della paura e della violenza non interessa discutere.
Sapete quanti sono stati gli accordi siglati al MISE in questi 4 anni? Sono stati 1200.
Sapete quante sono state le persone che noi abbiamo aiutato a ritornare in possesso di un posto di lavoro con le crisi, con i tavoli del MISE e del Ministero del Lavoro? 278mila persone, che si sommano al milione di posti di lavoro in più.
Questo significa governare! Non andare a lisciare il pelo alle paure delle persone.

E questo è il derby del 4 marzo: quelli che incitano all’odio e quelli che provano a risolvere le questioni.

Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto, non rifacciamo l’elenco, ormai non ne potete neanche più di sentirvelo dire.

Però, se ci ripensate, resterà nella cronaca di questi anni questa legislatura, come una legislatura di cui andare orgogliosi.
La legge sul Dopo di Noi. La legge sul Terzo Settore. La legge sull’autismo. La legge sulla Cooperazione internazionale. La legge contro lo spreco alimentare. La legge sulle Unioni civili. La legge che permette alle donne e agli uomini di questo paese di guardare al futuro sapendo che ci sono più diritti, oggi, in Italia.
E questo ha portato alcuni di noi a vivere con sofferenza il rapporto con una parte dei nostri amici che provengono come noi dal mondo cattolico. Ma niente di questo porterà ognuno di noi a utilizzare strumentalmente il Vangelo e il rosario allo scopo di strumentalizzare il voto del mondo cattolico. Se devo giurare sul Vangelo, prima lo leggo. È “Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Avevo sete, e mi avete dissetato. Avevo freddo e mi avete curato, mi avete accolto”. E noi siamo orgogliosi di aver salvato centinaia di migliaia di vite umane e non aver giocato sulle paure degli altri. E noi siamo al fianco di quella mamma di Milano i cui bambini adottati hanno paura da quando si è creato un clima di caccia al diverso. Fermatevi, finché siete in tempo, leghisti! Fermatevi!

E io penso che dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto per rilanciare la nostra economia.
Di ciò che abbiamo fatto per guardare i numeri. Avete visto ciò che ha scritto Marco Fortis oggi. Quattro anni dopo, dal febbraio 2014 al febbraio 2018, i numeri sono chiarissimi.
Il PIL è cresciuto del 4%.
I consumi del 5,4%.
Sono cresciuti più i consumi del PIL. E i consumi sono cresciuti grazie agli 80 euro, alla cancellazione di nuove tasse, al rinnovato clima di fiducia, al fatto che ci sono più persone a lavorare.
L’export è cresciuto del 17%.
La produzione dei macchinari e di mezzi da trasporto del 24%.

Lo dicevo prima da Vespa, che il PIL è cresciuto solo del 4%, sapete perché? Perché ci sono due settori fermi: edilizia e spesa pubblica.

Ma questo Paese è un Paese che non soltanto è ripartito. È un Paese che quando fa il conto del PIL pro capite è più forte di tutti gli altri, tranne della Germania. Voi sapete che il PIL ha come ragione e modalità di calcolo un valore assoluto e dovremmo essere capaci di abbassare e di considerare pro capite la quota del PIL. In quel modo verrebbe fuori una cosa semplice: il PIL pro capite in Italia è già più alto degli altri Paesi europei, a parte la Germania.
Insomma, noi siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto in questi anni.

E siamo orgogliosi di aver fatto un investimento sulla cultura.
Siamo orgogliosi di Pompei, di Taranto e del Museo Archeologico di quella città, siamo orgogliosi degli investimenti in quelle piccole realtà territoriali. Noi siamo orgogliosi di quei ragazzi che entrano in una biblioteca o in una libreria e prendono dei libri – magari in libreria usano il bonus da 500 euro. Questi investimenti portano la nuova generazione a dare del tu alla possibilità di educarsi.
Ma siamo orgogliosi anche di questa campagna elettorale e di questo stile che voi avete tenuto. Perché voi non avete mai reagito a quelle provocazioni. Vi hanno detto di tutto e siete stati più forti di loro.
Ora però c’è una buona notizia da darvi. Perché questo è un mondo fondato sul last minute…

Qui partono 36 ore in cui non si può più fare campagna elettorale vecchia maniera, non si fanno più i comizi. Ma noi abbiamo detto che è la giornata della riflessione. E il nostro spot va in quella direzione: “Pensaci, eh… Sicuro sicuro?” e noi dobbiamo trasformare questo “Pensaci” in un Tam Tam che vada a prendere quel 16% di indecisi. C’è ancora il 16% di indecisi. Noi siamo già in condizione di essere il primo gruppo parlamentare al Senato. Noi su questo siamo assolutamente certi di essere già lì. Abbiamo da recuperare qualcosa alla Camera.
La partita è tra noi e i Cinque Stelle. È tra noi e i Cinque Stelle, soprattutto al Sud. Dicono “Non votate PD”, per forza… Son terrorizzati che noi gli passiamo avanti! Loro lo sanno qual è la vera forza. Cercano di giocare il dualismo con Berlusconi ma lo sanno che in questo momento la partita per il primo posto, come gruppo parlamentare, è tra loro e noi. Al Senato, siamo in testa noi. Ma dobbiamo recuperare anche alla Camera. E il last minute ci porta a dire che le ultime ore sono decisive.

Allora noi sappiamo che c’è un’Italia bellissima che ci aspetta.
È l’Italia che abbiamo visitato nel viaggio in treno, che tutti noi conosciamo, è l’Italia dei ragazzi che fanno servizio civile ad Asti e che sono una delle realtà più interessanti di quel mondo. È l’Italia delle cooperative anti ‘ndrangheta della Calabria. È l’Italia che dice di non arrendersi di fronte alle difficoltà della Sicilia o che vede crescere a doppia cifra i fatturati, in Veneto. Quell’Italia lì, che abbiamo toccato con mano in questi anni, può essere leader in Europa. A me ridevano dietro quando dicevo che avremmo fatto una crescita superiore agli altri. Ora che ci siamo non ridono più.
Io vi dico: noi possiamo essere leader in 10 anni. Superare la Germania.

Certo, sarebbe stato più facile con un sistema istituzionale meno arzigogolato del sistema istituzionale che abbiamo. Ma è andata, quella vicenda ormai appartiene al passato. Tuttavia lo spazio per portare l’Italia ai vertici della classifica è alla nostra portata. Che bisogna fare? Bisogna guardarsi negli occhi e dire che tutte le mie considerazioni sui numeri, sui dati, sulle statistiche, sui posti di lavoro oggi non servono più a niente.
Siamo stati bravi di aver fatto questo lavoro, quello che abbiamo scritto nei cento punti. E dobbiamo essere orgogliosi di averlo fatto perché la politica è responsabilità e noi abbiamo governato e quindi noi avevamo il dovere di fare l’elenco delle cose che abbiamo fatto. Abbiamo il dovere di raccontare degli obiettivi per il domani. Tuttavia, non sarà più questo a fare la differenza. Cioè, voi portatevelo dietro, consegnatelo. “Pensaci pensaci, sicuro sicuro?”… Però la partita delle ultime ore è una partita a tre.
Ma non è tra le tre coalizioni.

La prima è la coalizione della rabbia.
Quella coalizione tiene insieme la Lega e Cinque Stelle.
Sono due rabbie diverse, anche geograficamente. Ma sono gli esclusi, quelli che hanno da ridire. Quelli che dicono che va sempre tutto male. Sono quelli che godono quando c’è una crisi aziendale e poi non fanno nemmeno un tweet quando il ministro la risolve. Sono quelli che ti insultano, quelli che ti vanno sul personale negli scontri sui social e poi scappano da qualsiasi tipo di dialogo.
Sono i professionisti della paura. Quelli che ti fanno credere che il domani sia una minaccia. Quelli che arrivano a pensare, alla fine, con Trump, che dovremmo armare i professori. Quelli che arrivano a ragionare e a riflettere ma poi nella sostanza hanno soltanto un messaggio: “Va tutto male”.

Poi ci sono i professionisti della nostalgia.
E questa alleanza – tenetevi forte – tiene insieme Forza Italia e i compagni della sinistra radicale. Io ho visto Silvio Berlusconi firmare quel contratto. L’ho visto cercare di negare la realtà. Cercare di raccontare un film che è il remake di un passato di cui nessuno ha nostalgia, eppure la parola “ritorno” in greco ha quella radice lì.
E dall’altro lato, però, pensavamo qualche giorno fa con Giuliano Da Empoli, quella nostalgia è anche la nostalgia di quelli che ci hanno detto tante volte che la ditta veniva prima di tutto e di tutti e che poi pur di riprendersi la ditta non hanno avuto paura di sfasciare tutto e di rischiare di far vincere Salvini e la destra e rischiano di consegnare il Paese a una delle peggiori destre della storia europea. Vivono in un mondo che non c’è più, sia i compagni della sinistra radicale che quelli che pensano al ritorno della coalizione dello spread.

E poi c’è il terzo blocco. Da Empoli ha parlato del blocco della Philìa che è qualcosa di più dell’amicizia, in greco. È l’appartenenza a una comunità, è l’identità valoriale. E io vorrei che noi ci sentissimo parte di questo terzo gruppo.
Noi non siamo quelli della paura e non siamo quelli della nostalgia.
Noi pensiamo che il futuro sia difficile da affrontare, ma che abbiamo le condizioni per farlo.
Noi abbiamo delle idee concrete e dei progetti specifici.
Noi non raccontiamo numeri a caso.
Abbiamo degli indicatori per cui: porteremo la disoccupazione sotto al 9%, la crescita sopra al 2%, porteremo il debito al 100%.
Ma soprattutto noi pensiamo che nel tempo dell’intelligenza artificiale, della robotica e della tecnologia, ciò che ci farà grandi, ciò che farà di noi una comunità degna di questo nome, ciò che riscoprirà il nostro sentimento di amicizia e di Philìa è innanzitutto la condivisione di alcuni valori.
Io, camminando insieme a voi in questi mesi di campagna elettorale, ho scoperto e riscoperto questo.
Ho scoperto e riscoperto che c’è qualcosa di grande che unisce le nostre storie, che non è una leadership. La leadership viene dopo, se viene.
Che non è l’orgoglio per dei risultati, che è giusto che ci sia. Ma quello che ci tiene insieme che ci fa riconoscere e ci fa capire che apparteniamo a un idem sentire, a una identità di valore. È che noi non saremo così disumani da impaurire gli altri per prendere un voto e non saremo così attaccati egoisticamente al nostro passato da rischiare di mettere a repentaglio il nostro futuro. Noi siamo e saremo una comunità di persone che se la giocherà fino all’ultimo voto pensando che si debba fare politica sulla proposta e non sulla protesta, sul coraggio e non sulla paura, sulla speranza e non sulla rabbia.

Noi siamo quelli che hanno rimesso in piedi i valori economici dell’Italia ma tendono di più ai valori culturali e civili.

Noi siamo il PD che è questa storia qua, non un partito personale. E chi non ha capito che siamo una comunità di donne e di uomini e continua a fare di noi un ritratto macchiettistico, non ha capito la bellezza del fare politica.

Care italiane e cari italiani, se volete votare l’antipolitica, non votate per noi.
Se volete votare la paura, non votate per noi.
Se volete votare la rabbia, non votate per noi.
Noi non abbiamo da offrirvi altro che la nostra serietà.
Altro che la nostra concretezza.
Altro che la nostra solidità.
Altro che la nostra solidarietà.

Noi offriamo questo.

Non andiamo nel mercato delle vacche di una campagna elettorale lunare. Nella quale si sono promesse le flat tax e i redditi di cittadinanza, sapendo che lunedì mattina di queste cose non resterà più niente. Nella quale si è detto che noi (noi?!?) abbiamo firmato gli accordi di Dublino e nella quale qualcuno ha proposto dei fantaministri (come al fantacalcio) che hanno scritto la Buona Scuola. Ora, ciascuno di voi può avere la sua opinione sulla Buona scuola. Ma il principale movimento di opposizione per tre anni ci insulta in tutti i modi sulla Buona Scuola, dicendo che non va bene niente, che va cancellata da capo a fondo e poi, quando si tratta di proporre un ministro della scuola, va a prendere uno di quei presidi che chiamava “Presidi sceriffo” – ignaro del fatto che non era uno dei passanti, era un consulente del Ministro della Pubblica Istruzione Giannini, uno di quelli che ha detto ai docenti che scioperavano nel maggio 2015 che era solo demagogia. Uno di quelli che son venuti alla festa nazionale del PD a dire “Giusto l’investimento del piano nazionale della scuola digitale”, festa nazionale fatta alle Cascine non più tardi di un anno fa. Uno che è venuto a farci il tifo, a dire “Vai avanti”.
Se gli altri fanno così noi potremmo anche rallegrarci. Ragazzi. Gli 80 euro non li volevano, ora li vogliono tutti. La buona scuola faceva schifo e hanno proposto come ministro chi l’ha scritta. Al Ministero dell’interno vorrebbero mettere la criminologa che ha votato Sì al referendum. Ora, cos’altro possono fare?
Mi aspettavo che proponessero Nardella a qualche ministero. Ma secondo me è uno di quelli che gli ha detto no – perché ce ne son diversi.
Il punto è che dovete essere orgogliosi del fatto che da questa parte del campo, fino all’ultimo minuto di questa partita, noi giocheremo con un unico obiettivo: il primo posto. E saremo seri e credibili. Noi andremo al governo di questo Paese per continuare a cambiarlo. Se vorranno provare a fare qualcosa di diverso, gli estremisti lo faranno senza di noi, perché questo Paese ha bisogno di concretezza e non di imprenditori della paura. Viva l’Italia, viva il Partito democratico. E – come diceva quello – al lavoro e alla lotta!
Le ultime 36 ore per andare a scaricare tutti i telefonini e prendersi il voto degli indecisi e degli incerti.
Pensaci, no?
Grazie a tutti!

E visto che abbiamo terminato così vorrei chiedervi una cosa diversa dal solito.
Il momento più brutto di questa campagna elettorale è stato quando, a Macerata, un uomo ha fatto quello che sapete. Quell’uomo si è messo un tricolore sulle spalle. Mentre sparava alla sede del PD e a 6 ragazzi di colore, si è coperto le spalle col tricolore. Io vorrei che la nostra campagna elettorale si concludesse con un gesto simbolico. Vorrei che tutti insieme, qui, adesso, cantassimo l’inno nazionale per dire che l’Italia non è di quegli assassini fascisti.