Matteo Renzi

Intervista al Corriere Fiorentino

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Intervista di Marzio Fatucchi pubblicata sul Corriere Fiorentino del 21 febbraio 2010.

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Sindaco Matteo Renzi, sul Corriere Fiorenti­no di giovedì scorso il presidente di Confindu­stria Firenze Giovanni Gentile ha detto: questa città si gioca tutto in cinque anni. 0 c’è una svolta o sarà il declino. E poi si è dichiarato pre­occupato per il ritardo del Piano strutturale. Condivide l’allarme? «Non credo che il rischio sia collegato al Piano strutturale. 

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Invece di riempire i giornali di appro­fondite indagini sociologiche sul possibile decli­no di Firenze, ci si rimbocchi le maniche per sbloccare le situazioni che vanno sbloccate e co­struire le cose che vanno costruite. Confindustria ha dato una grande mano con il progetto della Biennale della cultura, le imprese di Confindu­stria possono sbloccare alcune situazioni ferme da tempo, a cominciare da Panificio e tramvia. È in corso un’asta per il Teatro Comunale: chi vuole evitare il declino, vada e compri.

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Credo che sia im­portante definire una visione di città contempora­nea, non legata solo al passato, dando regole cer­te: qui deve migliorare anche il Comune».

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Per esempio? «Penso alle oltre 700 pratiche bloccate all’uffi­cio urbanistica che deve fare le cose presto e be­ne. Ma meglio bene che presto, non gli dobbia­mo mettere fretta».

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 Per l’urbanistica Gentile non condivide il suo principio «zero volumi»: non un me­tro quadro in più. «Quando illustreremo alle categorie, ai sogget­ti sociali e alla città il nostro progetto, che conter­rà l’opzione “zero volumi”, sono convinto che Gentile potrà riflettere e spero che cambierà il suo giudizio. Se non succederà, non verrà meno la stima che ho per lui».

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Altra preoccupazione, i tempi: quando presenterete il Piano strutturale? «Quando andremo in Consiglio comunale per il bilancio, a marzo, indicheremo con chiarezza anche i tempi del Piano strutturale».

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Il giudizio che Gentile dà sul project fi­nancing, «uno strumento valido ma appli­cato male», lo condivide? «E uno strumento da usare meglio. Peggio, sa­rebbe difficile».

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Torniamo al Piano strutturale. In quel­lo adottato e mai approvato, si prevedeva­no 14 mila nuovi appartamenti. Dato che lei parla di «zero volumi», di quanto que­sta cifra sarà tagliata? «Il riferimento al “volumi zero” è collegato al­la situazione attuale più i diritti acquisiti, da veri­ficare caso per caso, in base al vecchio piano re­golatore : distinguendoli dagli interessi legittimi ipotizzati nel nuovo Piano strutturale».

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Quindi molte meno case di 14 mila. «Non ci sarà paragone. Saranno molte di meno».

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Ma così non si avvantaggia la rendita? in una città dove il costo delle abitazioni è altissimo, sceso non di molto anche durante la crisi, costruire poco non av­vantaggia solo chi ha già importanti pro­prietà immobiliari, anche recentemente costruite? «Riflessione interessante, pone il problema di quale sviluppo vogliamo per la città. Credo che, nel tempo in cui viviamo, il ragionamento “facciamo più case, abbassiamo la rendita”, non funzioni. Non è che sono diminuiti i costi degli affitti in via Tornabuoni…».

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Infatti, sono diminuiti i prezzi solo nel­le compravendite degli uniproprietari… «Vero: ma rispetto a trent’anni fa, il proble­ma del consumo del suolo è un problema vero. Non possiamo continuare a sviluppare la città in un momento in cui c’è un’emergenza suolo. Ma non siamo ideologici: se arriva qualche azienda che assume e vuole costruire in una zo­na agricola, faremo il cambio di destinazione. Ma non accetteremo che nella fluidità delle nor­me si continui a costruire come adesso»,

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Intanto però il suo vero primo atto da assessore all’urbanistica, le norme «anti Quadra», è stato pesantemente criticato da tutti gli ordini professionali, architetti in testa. «Ci sono elementi di ragionevolezza. Ma è del tutto evidente che la norma “anti Quadra” stabilisce un principio poco contestabile: evitare che all’improvviso, in mezzo alle case, nasca­no palazzi di sei piani come successo finora. Si possono migliorare quelle norme? Facciamolo. Ma il principio resta».

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Le tante inchieste giudiziarie in corso possono portare a «paralizzare» l’attività di un Comune, di un sindaco? «A me non pare che stia avvenendo. Sappia­mo di essere controllati speciali, sarebbe assurdo non lo fossimo. Ma eviterei di rappresentare una città bloccata dalle indagini. Sarebbe offensivo prima di tutto verso i magistrati: il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha senti­to il bisogno negli ultimi giorni di dire che a Fi­renze non c’è nessun blocco nei cantieri e che non tutto è marcio; e che sarebbe offensivo ver­so gli amministratori locali, odierni e passati. Con l’ex sindaco Domenici non sempre sono stato d’accordo: ma sono certo della sua assoluta, trasparente, totale onestà. Certo, alcune scelte le ho cambiate, come le norme tecniche o la pedo­nalizzazione del Duomo, fatta per far respirare quella piazza. E credo che, al pari di piazza Duo­mo, anche i condomini debbano avere del vuoto intorno, degli spazi di socialità.. ingenerosa, fuoriluogo, sbagliata la rappresentazione mac­chiettistica che vede la passata amministrazione come la madre di tutti i problemi».

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A Repubblica però lei due giorni fa ha detto: c’è del marcio in «Firenze Mobili­tà». Quel project financing è stato voluto, gestito, difeso dalla giunta Domenici, che ne ha curato il bando. Non è un po’ grave che un amministratore usi toni così pesan­ti? E andato in Procura a esporli?

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«Penso che a un amministratore sia consentito di esprimere le proprie opinioni. Oppure qualunque cosa dico deve essere trasmessa al­l’autorità giudiziaria, in una trasfigurazione del­la vita civile in cui tutti guardiamo dal buco del­la serratura delle intercettazioni telefoniche? “Firenze Mobilità” non mi convinceva, non mi convince, non mi convincerà. Non mi convince il tentativo dei privati di fare affari con i par­cheggi in questo modo, con un sistema della sosta che non funziona».

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C’è un problema di responsabilità po­litica…

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«Il mio attacco a “Firenze Mobilità” è rivolto ai “furbetti del parcheggino”. L’ho detto sei mesi prima che scoppiassero le indagini».

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Dopo aver letto le intercettazioni di tut­te queste inchieste, lei ha cambiato qual­cosa nel suo modo di fare e pensare in po­litica? «Dopo Castello sto attento agli aggettivi quando parlo al telefono: basta un epiteto e una dichiarazione diventa una cosa totalmente diversa. Ad esempio, ho tolto l’intercalare “brutalmente”».

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Lei ha parlato di «codice etico» per poli­tici e annministratori. Ce n’era uno fatto di regole non scritte, in politica, ormai per­so. Ma ha senso parlare di codice etico in un Paese in cui non si riesce a disciplinare neanche un grande caso di conflitto di interessi? «Prima che venissero fuori le indagini su Ber­tolaso e company del codice etico ne avevo parla­to con Enrico Rossi (candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Toscana, ndr). Non ho certezze su questo tema Sono certo solo della mia onestà. Ma mi domando: come posso orien­tare l’opinione pubblica sul fatto che tantissimi politici non sono arruffoni attaccati alla poltro­na, come appaiono nelle intercettazioni?»

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Non ci sono più partiti che possano dire a un iscritto: basta, vattene. «Non rimpiango quel tempo. Ma dalle intercet­tazioni emerge – anche da parte dei giornali – uno sguardo malevolo su vicende che non han­no rilevanza penale. Penso a questa signora Fran­cesca che fa massaggi in un centro benessere: è stata rappresentata come una prostituta. Questa signora ha figli? Loro cosa penseranno dopo aver letto i giornali? Altra cosa è chi ride sotto le lenzuola per il terremoto».

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È un buon motivo per buttare tutte le intercettazioni nel bidone? Come sarebbe questo Paese, e anche Firenze, senza inter­cettazioni? «Il problema non riguarda i giudici ma voi giornalisti. Anche voi dovreste avere un codice etico, come i politici».

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Ce l’abbiamo, va rispettato. Lei due gior­ni fa ha detto: «Berlusconi ci aveva pro­messo una legge speciale, ma finora ci ha inviato solo due fuorilegge speciali». Bel garantismo: si è pentito della battutaccia? «Rispetto il lavoro dei magistrati. Ma per co­me conosco Bertolaso, fin dai tempi del Giubi­leo 2000, non posso vederlo come un corrutto­re. La mia battuta su legge e fuorilegge specia­li era, appunto, una battuta. Se dovessi pentir­mi di tutte le battute finirei in confessionale tutto il giorno».

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Ma è d’accordo o no con la richiesta di dimissioni che Il Pd ha fatto a Bertolaso?

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«Quella riguarda la valutazione sulla trasfor­mazione della Protezione civile in Spa».

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La Protezione civile in Toscana è forte nei nu­meri ma molto frammentata. Lei vorrebbe cre­arne una sola per tutta l’area metropolitana. Il progetto va avanti?La Provincia è d’accordo?

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«Lavoreremo assieme alla Provincia, come ab­biamo sempre fatto».

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Ma dopo l’esplosione del caso appalti per le opere del G8 sarà più difficile avere legge e «poteri» speciali per Firenze? Pen­sava di utilizzarli per l’aeroporto? «Il tema dell’aeroporto passa più dalla Re­gione che dal governo. Spetta alla prossima giunta regionale risolvere la questione. E il te­ma della legge speciale l’ha proposto Berlusco­ni, non Renzi. L’ipotesi “anno vespucciano” come grande evento per Firenze l’ha proposto il ministro Bondi».

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Lei confida nel «patto dell’ Arno» con Enrico Rossi? «Il patto dell’Arno non è legato all’aeroporto o a un altro tema, ma è un nuovo asse tra Firen­ze e la costa, soprattutto Pisa e Livorno, il sud della Toscana, soprattutto Siena, e la Lucchesia. Lavorerò moltissimo per Rossi e la vittoria del Pd, il mio partito. L’idea, cara a una parte dei media e degli amministratori locali del territo­rio, che ci sia un Pd contro Renzi, o viceversa, è vecchia di un anno. Spero che ci sia un nuovo ruolo per il Pd toscano, che cresca assieme alla figura di Rossi».

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Sui lavori della tramvia, il Corriere Fio­rentino ha fatto tre richieste in vista dei la­vori per le linee 2 e 3: progetti e tracciati definiti prima di partire con i cantieri, un piano preciso di tutti i trasporti urbani, un’informazione completa e preventiva. «D’accordo con tutto, bisogna fare bene, ma anche in fretta: però non è vero che sul traffico alla Stazione stiamo provando e riprovando. Abbiamo fatto una scelta, correggiamo solo qualche errore». Teme cali di popolarità? «Io sono tranquillo e sereno. Dopo lo scatto del velocista è arrivato il tempo del mezzofon­dista. Ora sto cercando di far ripartire Firenze in due modi: da una parte, ridandole un’imma­gine internazionale e, dall’altra, ricoprendo le buche, restituendole decoro. Poi saranno i fio­rentini a giudicare».

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