Matteo Renzi

Intervista al Corriere fiorentino

IL-CORRIERE-FIORENTINO-webIntervista a Matteo Renzi di Paolo Ermini su Corriere fiorentino

Nella Sala Clemente VII, in Palazzo Vecchio, sul tavolo che fu di Giorgio La Pira le croci donate a Matteo Renzi dalla Società di San Giovanni Battista sono ormai cinque. Significa che da sindaco ha passato la boa conclusiva. Lui prende in mano l’ultima croce, realizzata dal maestro orafo Paolo Penko e che gli è stata donata il 24 giugno, festa del patrono, dopo l’omelia di Giuseppe Betori sulla «improvvida voglia di trasgressione in città». Le parole del cardinale hanno provocato nei giorni scorsi un’aspra reazione dal Comune verso la Curia. Ma di questo parleremo più tardi. Come non cominciare l’intervista da quell’alternarsi di sì-no-forse sulla candidatura di Renzi alla segreteria del Pd (e alla premiership) di cui sta parlando tutta Italia? Tra dieci mesi si rivoterà per Palazzo Vecchio, ma il sindaco non ha ancora deciso se sarà lui a giocare la partita (in prima persona: in ogni caso non se ne disinteresserà).

Allora sindaco quando prenderà finalmente una decisione?
«Beh, onestamente devo dire che mi piacerebbe da matti fare un secondo mandato da sindaco. La politica nazionale ha un’agenda che non dipende da me. Io attenderò l’ufficealezzazeone delle regole per eleggere il nuovo segretario del Pd: questa estate mi prenderò qualche giorno di riposo per pensarci su, poi a settembre deciderò. Anzi decideremo, insieme».

Insieme a chi?
«Se ci sarà una mia candidatura alla leadership del Pd non sarà un’autocandidatura, bensì la risposta a una richiesta degli amministratori del territorio. Perché nessuno meglio di un sindaco conosce i veri bisogni dei cittadini. In questo caso non sarà un atto di ambizione contro il sistema di un ragazzino che cerca di rovesciare il mondo».

Intanto, a Roma, c’è chi la vorrebbe candidare come capolista alle Europee…
«Ne ho sentito parlare (ride). Le vanno a scovare sottoterra. Qualcuno mi ha detto che così maturerei e che facendomi le ossa per un paio di anni poi avrei tutte le carte in regola per fare il premier… Non sarà così, perché decideremo a settembre. Io e molti altri sindaci di tutta Italia».

Ma Guglielmo Epifani, il segretario reggente del Pd, ancora non ha fissato la data del congresso...
«Decidano loro se vogliono far partecipare alle primarie solo gli iscritti o tutti i cittadini. Dopodiché troverei molto curioso avere un segretario eletto da tutti i cittadini che magari designa come candidato premier qualcuno non eletto da nessuno. Se il segretario sarà eletto con primarie aperte per me è naturale che sia anche il candidato premier».

Sui tempi delle primarie però non c’è certezza.
«Epifani ha garantito tempi certi e dall’8 novembre in poi ogni giorno è buono».

Qualunque sia l’esito di questa partita, questo potrebbe essere il suo ultimo anno a Palazzo Vecchio. E’ tempo di fare un bilancio, allora. Il bilancio di cinque anni, anzi meno nei fatti, dato il suo forte impegno sulla scena politica nazionale…
«Se non ci fosse stato un proscenio politico nazionale la nostra città non avrebbe centrato obiettivi come il completamento del nuovo Teatro dell’Opera, l’introduzione della tassa di soggiorno e l’accordo suiGrandi Uffizi».

Ma una città come Firenze può essere cambiata in pochi anni, come era nelle sue ambizioni?«Per cambiare una città ci vogliono almeno dieci anni. Ma pensare di cambiare una città come Firenze sarebbe stata arroganza: io volevo cambiare l’umore dei fiorentini. Ci stiamo riuscendo dimostrando che le cose, oltre a dirle, si possono fare. Le pedonalizzazioni ne sono il simbolo».

Quando pedonalizzò piazza Duomo lei disse: voglio cambiare le abitudini dei fiorentini. Obiettivo mancato: quasi tutti hanno conservato le vecchie abitudini adattandole alla nuova situazione…«L’idea di far diventaci i fiorentini ordinati o non farli essere più polemici è un miraggio. Sarebbe come voler trapiantargli un cervello scandinavo. Però non vede quanta gente in più usa la bici?»

Ma la mobilità di Firenze non è da città efficiente…
«La mobilità di Firenze cambierà definitivamente solo quando ci sarà la linea 2 dall’aeroporto di Peretola a Bagno a Repole, compreso il tratto sotterraneo per attraversare il centro. Questa è la soluzione più efficace: noi, a differenza della precedente amministrazione, i viali non li vogliamo toccare, perché lungo la circonvallazione la viabilità funziona molto bene, specie grazie all’onda verde semaforica».

Già, ma i lavori della linea 2 non sono ancora partiti.
«Dobbiamo spiegare con chiarezza che la linea 2 non è partita per evidenti responsabilità delle aziende. Dobbiamo avere il coraggio di dire che quel vecchio patto di potere economico, che ha visto saldarsi insieme coop “rosse” con Baldassini e Tognozzi, ha provocato disastri sulla città come quelli del project dei parcheggi, Manifattura Tabacchi e degli ospedali toscani. Quest’ultima vicenda è stata però risolta dal governatore Rossi. Ilvecchio assetto dei poteri ha creato forti disagi alla città. Io non mi prendo i meriti per la conclusione dei lavori al Teatro dell’Opera. I meriti sono di un’azienda romana, solida, che ha lavorato per mesi senza essere pagata. Devo piuttosto ringraziare due dirigenti del Comune, Giacomo Parenti e Giorgio Caselli, e pure l’ex governatore Claudio Martini che ebbe il coraggio di tirare fuori 4o milioni per completare il nuovo teatro».

Questa però è una città per turisti e per chi non ha fretta. Spostarsi è un problema. Arrivare in centro è un problema. Anche orientarsi tra le linee dell’Ataf qui è un problema. Firenze è l’unico posto in cui per andare in bus verso Sud bisogna prenderne uno che va verso Nord...
«Non sono assolutamente d’accordo. Ai fiorentini già nel 2oog, con la chiusura al traffico di piazza Duomo, abbiamo detto che il centro storico non è una tangenziale per i privilegiati del permessino. Sfido chiunque a trovare qualcuno che rivorrebbe indietro piazza Duomo e piazza Pitti come prima. E’ in atto una grande rivoluzione culturale, gli effetti reali li vedremo tra qualche anno».

I residenti dell’Oltrarno sono scesi più volte in piazza per contestare l’assedio dei bus turistici.
«Hanno ragione. Ma il problema è che il Comune è dalla loro parte, quella degli sconfitti. Perché noi avevamo provato in tutti i modi a fermare i “bussoni”, ma il Tar ha dato ragione alla società che gestisce il servizio»

E perché, per evitare i «terremoti» nelle case del quartiere, non sostituite anche i bus dell’Ataf con bussini elettrici?
«Sarebbe la soluzione migliore. Il problema è che servirebbero miriadi di bussini e con i fondi ridotti all’osso non ce lo possiamo permettere».

Sempre convinto di costruire il parcheggio sotto piazza del Carmine, che peraltro è in condizioni disastrose?
«Sono convinto a farlo con il project financing di Firenze Parcheggi. La piazza in queste condizioni, tra pietre saltate e il tappeto di auto, è un colpo al cuore. Dopo l’estate incontrerò cittadini e comitati, ma è mia intenzione andare avanti».

Siete riusciti a terminare velocemente il nuovo Teatro. Però per rifare via Mazzetta ci avete messo più di un anno, mettendo a rischio molte attività commerciali dell’Oltrarno. Ma non dovevate fare i cantieri anche di notte?
«Tra le case non è possibile lavorare mentre la gente dorme, ma siamo capitale in Italia per i cantieri notturni. In via Mazzetta, come in via delle Oche, ci sono stati gravi problemi: lo ammetto e non risuccederà. Però non potete parlare solo di quello che in città non va. Forse la responsabilità è nostra, forse non siamo riusciti a far capire tutto quello che stiamo facendo».

Ne è sicuro?
«A settembre partirà una grande campagna di comunicazione sui risultati di questi quattro annidi governo. Se il Pd ci aiuterà bene, altrimenti faremo con la Fondazione Big Bang. In questi anni, tanto per fare un esempio, abbiamo installato 173 cassonetti interrati cancellando quelli di prima, brutti e puzzolenti. E nel quartiere di San Jacopino siamo arrivati al 78 per cento di raccolta differenziata. Sono risultati da primato».

Il degrado però è sotto gli occhi di tutti. Parliamo di piazza Duomo. Franco Lucchesi, presidente deldice il cardinale,l’Opera del Duomo, ha parlato di «una piazza diventata suk».
«Dicono che con la pedonalizzazione si è creato un “vuoto”, che la responsabilità di dare una risposta è del Comune e che la piazza è dedita al commercio senz’anima. Ecco, allora mi viene da dire: ma chi li affitta i fondi ai ristoranti e alle pizzerie che poi mettono fuori i contestati dehors? Di chi sono i fondi dei negozi di scarpe? A chi vanno questi introiti? A Curia e Opera del Duomo. E come vengono reinvestiti? Io aspetto ancora che vengano utilizzati sulla piazza e sul suo significato religioso. E poi perché non lavorano, ad esempio, per portare qualche galleria di giovani artisti in piazza? Forse perché l’affitto non renderebbe abbastanza?».

Sono state dunque le critiche dell’Opera su piazza Duomo a innescare lo scontro con Betori? Perché lei ha reagito così duramente all’omelia del cardinale?
«Perché Firenze non è la città che racconta l’arcivescovo. Non si può vedere solo il bicchiere mezzo vuoto. Lì per lì ho riflettuto se rispondere o meno. Dopodiché ho pensato che quelle parole nuocevano a Firenze e che io non potevo fare altrimenti».

Però è lei che ha voluto trasformare le parole del cardinale in un caso. Betori non aveva mai fatto riferimento a lei.
«Nella festa del santo patrono l’arcivescovo non ha detto una parola in positivo sulla città. Ha attaccato il Comune persino sul sociale, dove invece di tagliare abbiamo aumentato i fondi»

Da un sindaco cattolico molti si aspettavano meno durezza.
«Capisco che la vicenda sia stataamplificata dal fatto che sia stato un cattolico a rispondere all’arcivescovo. Il rispetto che io debbo all’arcivescovo è che lo devo ascoltare in quanto cattolico, mentre quando faccio politica io lo ascolto laicamente. E quando lui attacca Firenze ingiustamente io ne difendo la dignità».

Dal Duomo a San Lorenzo. Due anni fa aveva annunciato la «liberazione» della basilica dalle bancarelle.
«L’ho promesso a don Livi, il priore: entro il io agosto se ne andranno via le prime bancarelle. Poi toccherà alle altre. Purtroppo il Tar aveva accolto il ricorso degli ambulanti e ciò ha ritardato di molto lo spostamento di un’ottantina di banchi: ora procederemo».

Anche se ci fossero problemi di ordine pubblico?
«Siamo pronti ad affrontarli. Stavolta tireremo dritto e nel 2014 in piazza San Lorenzo passerà pure un bussino dell’Ataf per coprire una zona scoperta»

Cascine: nel 2009 lei promise che se non avesse rivoluzionato il parco non si sarebbe ricandidato. Ricandidatura o no, alle Cascine s’è fatto ben poco.
«Ma non è vero! I1 io agosto demoliremo la discoteca Meccanò, mentre stiamo ristrutturando l’ex Central Park per aprire un centro di accoglienza per i visitatori con bar, ristorante e noleggio bici. Le Cascine non sono più il luogo della perdizione eterna: nel 2014 con la nuova illuminazione ci sarà un grande cambio di rotta, assieme a due nuovi parcheggi sotterranei».

Il Maggio. Perché nella lettera che ha scritto mercoledì scorso sul Corriere della Sera non ha avuto il coraggio di aettere che la nomina dell’ex sovrintendente Francesca Colombo fu un errore, visti i risultati e visto anche che i numeri di quella gestione non corrispondono affatto a quelli, ancora più drammatici, forniti dal commissario straordinario Francesco Bianchi?
«L’ingegner Colombo non aveva inserito una voce molto pesante. Non poteva sapere che, nel frattempo, il giudice avrebbe iniziato a dare ragione ad un bel po’ di dipendenti: la voce “cause di lavoro”, tutte derivanti dalle precedenti gestioni, è di ben 8 milioni. Tanti, troppi. La differenza tra il bilancio di Colombo rispetto a quello di Bianchi era di un milione, poi è arrivato appunto il giudice. Il giudizio sugli ultimi anni è comunque positivo: produzione artistica aumentata, compensi dei manager tagliati. Il Maggio ha un’emergenza strutturale, ma se il governo non avesse sforbiciato il Fus avremmo chiuso in pareggio. C’è poi la responsabilità dei sindacati, ai quali avevo detto che bisognava litigare in privato ma continuare a dire pubblicamente che il Maggio è un’eccellenza. Invece ora ne stanno logorando l’immagine. Però il Maggio risorgerà più forte di prima».

Sindaco, non è ancora arrivata l’ora di dedicare una via ad Oriana Fallaci?
«Lo faremo: tra le strade intitolate ai grandi del Novecento ci sarà anche la via dedicata alla grande fiorentina Oriana Fallaci».