Matteo Renzi

Intervista del sindaco Renzi a Repubblica

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La Repubblica logoIntervista di Pietro Jozzelli pubblicata su Repubblica il 19 febbraio 2010

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«Addio legge speciale per Firenze. Berlusconi me l’aveva promessa ma finora ci ha inviato solo un paio di fuorilegge speciali». Lo scandalo dei Grandi appalti, partito da Firenze con le intercettazioni sui parcheggi e su Castello e che ha mandato in galera l’ “attuatore” degli Uffizi, Mauro Della Giovampaola e il Provveditore regionale alle opere pubbliche, Fabio De Santis, ritorna a boomerang su Palazzo Vecchio imponendo al sindaco Renzi la vendetta del senso del limite violato.

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Chi potrà più chiedere, adesso, quei poteri eccezionali sanciti per legge alla Protezione civile e poi estesi a chiunque fosse nominato commissario di un Grande Evento? Renzi è pragmatico: «Le celebrazioni per Amerigo Vespucci non sono una emergenza, è ovvio. Ne riparleremo dopo le elezioni regionali, ma la strada mi sembra molto, molto in salita».

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Scusi sindaco. Ma non lo sapeva fin da prima che le celebrazioni del 2012 non sono una emergenza? Perché puntava a questi poteri?
«Lei sa quanto tempo occorre per portare a compimento qualcosa? Almeno 5 anni. Certo che la Protezione Civile deve occuparsi solo di emergenza. Ma quello che mi stupisce ancora di più è che in Parlamento nessuno proponga la riforma più importante, la semplificazione del Paese. Prenda il caso della Scuola dei Marescialli a Castello. Chi è il proprietario? Se ne parla da 15 anni, quello che sta venendo su è brutto, fatto male, è una colata di cemento, segna in maniera irreversibile l’area. La doveva fare la Btp, poi Astaldi, poi di nuovo la Btp, emerge una penale da 36 milioni. Chi ci capisce qualcosa? A me interessa questo: quando se ne vanno da piazza della stazione? Io devo pensare a riqualificare tutta l’area».

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Lei introduce i criteri di efficienza, rapidità. Ma se per ottenere questo si violano le regole di trasparenza e di equilibrio tra poteri non si cade dalla padella nella brace? L’inchiesta rivela una concezione della pubblica amministrazione in cui si è perduto ogni senso di imparzialità. Le regole e il denaro pubblici diventano affare di lor signori. Lei che ne pensa?

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«Dico che è drammatico constatare che l’unica cosa che possa funzionare, in termini di efficienza, sia la Protezione Civile, che ogni governo accetti tranquillamente che la pubblica amministrazione non funzioni. Il Parlamento cambi le cose, legiferi, la Corte dei Conti e gli Antitrust controllino in maniera ferrea».

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In concreto, lei come agisce?
«Ogni mercoledì ricevo cittadini che mi segnalano il piccolo o grande problema della città. Io li metto in contatto con le direzioni interessate. Per me è attenzione ai problemi dei cittadini, non sono illeciti. Al tempo stesso abbiamo fissato nuove regole urbanistiche e volumetrie zero. E così deve essere. Il politico non aggiusta né facilita ma disciplina, controlla, cambia. L’assessore Cocchi ha sbagliato a usare quella parola, “il politico è un facilitatore”. Serve un nuovo codice etico: il politico deve rivelare tutti i possedimenti immobiliari della famiglia, pranzi ed incontri devono essere tracciabili, così regali e vacanze. Un politico non può entrare nella questione degli appalti. Lunedì lancio la proposta di una commissione consiliare di verifica di tutti i lavori pubblici, a presiederla un membro dell’opposizione».

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Che pensa di Bertolaso?
«Lo stimo, è un uomo straordinario, popolare come una rock star. Ma i controlli dentro la Protezione Civile hanno funzionato? No».

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L’inchiesta bloccherà i lavori agli Uffizi e al Parco della Musica?
«Sono preoccupato, però le parole del procuratore Quattrocchi mi spingono a sperare che i lavori possano continuare. Noi come Comune non c’entriamo in queste vicende. Ma insomma, la magistratura faccia quello che deve».

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Che pensa della chiamata in causa di Veltroni e Domenici fatta dall’architetto Casamonti e dall’ingegner Di Nardo?
«Mi sembra una assurdità. Tutta la solidarietà a Domenici. Noi abbiamo cambiato regole e strategie del piano urbanistico. Quando faremo la Cittadella ci sarà il massimo di pubblicità e di trasparenza. Abbiamo cambiato non sulla base dell’esegesi di un indagato, ma perché vogliamo modificare davvero le cose. Quando sono andato all’ufficio urbanistico per salutare tutti, una funzionaria mi ha trattato male ed ha fatto bene. “Pensano tutti che siamo dei ladri, chi ci difende?” Spetta a me: chi sbaglia paga e paga duro, ma quell’ufficio non è un covo di malaffare. Non lo è oggi».

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L’inchiesta è partita da intercettazioni su Firenze mobilità. Che cosa pensa delle intercettazioni?
«Le difendo. C’è del marcio in Firenze Mobilità, è l’ora di finirla con i furbetti del parcheggino. I magistrati hanno il diritto-dovere di farle. Di Firenze Mobilità non capisco la storia del parcheggio in piazza Alberti, il deposito in viale Aleardi, le modalità degli arbitrati, le relazioni tra pubblico e privato. Piuttosto riflettiamo su come le intercettazioni vengono a rovinare le persone. Le intercettazioni rovinarono Ottaviano Del Turco, le indagini hanno fatto crollare il castello di accuse. Che resta oggi di Del Turco? So bene che il centrodestra vuole bloccare indagini e intercettazioni. E dico no. Ma anche i giornali devono pensare benea come le usano. Distinguiamo tra chi ride alle due di notte per un terremoto e chi viene coinvolto senza precisi riscontri».

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Lei ce l’ha con Fusi e la Baldassini?
«No. Non la perseguito. Ci lavora un sacco di persone, voglio rassicurarle tutte. Fusi è un impresario abile, anche troppo secondo alcuni. Alla Btp ripeto quello che ho già detto: portate progetti precisi e secondo le regole su Panificio, Manifattura e Linea 2 della tramvia: e i lavori partono un minuto dopo».

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L’intervista è finita da pochi minuti quando giunge la notizia delle dimissioni di Riccardi Fusi dal vertice della Btp.

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