Matteo Renzi

Io in campo per Bersani ma senza finti unanimismi

20130120 renziIntervista di Carlo Fusi pubblicata sul Messaggero del 20 gennaio 2013 – L’ex rottamatore conferma il sostegno al leader: «E’ il miglior candidato premier possibile. Ingroia? Tra noi e loro c’è un’evidente diversità, se le distanze si allungano è un bene»

«Io in campo per Bersani ma senza finti unanimismi»

A giudizio di Matteo Renzi è un fatto positivo che Ingroia tagli i ponti con Pier Luigi Bersani indicando in Monti il «vero pericolo»: «Il toto alleanze non mi appassiona, dobbiamo pensare a ciò che serve all’Italia. Le mosse di Ingroia mi sembrano dettate più dalla voglia dei contarsi a sinistra che non da quella di governare il Paese. Da questo punto di vista il fatto che ci sia una evidente diversità tra noi e loro, che le distanze si allunghino, mi pare positivo. Detto questo, il rischio che in alcune zone la sinistra radicale faccia perdere il centrosinistra, teoricamente esiste. Però penso sia un dovere da parte del Pd dire in primo luogo cosa ha in mente per l’Italia e non mettersi a rincorrere tutti per averli dentro salvo poi dividersi il giorno dopo le elezioni. Il Pd ha fatto una scelta precisa, quella della governabilità: è giusto che non si muova da lì. E mi auguro anche che l’elettorato più di sinistra si renda conto che il voto ad Ingroia è poco più di un voto di testimonianza».

Per la verità, sindaco, ci sarebbe anche Vendola che mostra disponibilità verso Monti, seppur a tratti…

«Mah, l’interpretazione autentica del pensiero di Vendola è sempre molto complessa. Non mi stupirei se dopo la poesia in campagna la campagna elettorale, il leader di Sel trovandosi in maggioranza governasse con la prosa. Fuor di metafora: se Vendola fa l’accordo con Monti sono tutto men che stupito. Del resto basta contare i tanti comuni pugliesi nei quali Sel governa con l’Udc. Mi piacerebbe comunque che il centrosinistra riuscisse a vincere e ad essere autosufficiente, senza preoccuparci di ciò che accade alla nostra sinistra con Ingroia e alla nostra destra con Monti».

D’accordo sindaco, ma la questione politica del dopo voto rimane. L’Italia vive un passaggio difficilissimo, il Pd spera nell’autosufficienza e tuttavia Bersani dice: anche con il 51 per cento cercheremo l’intesa con l’area centri- sta di Monti. E’ un indirizzo politico che la convince?

«Io penso questo. Dopo la fase aspra delle primarie, nella quale Bersani ha avuto la meglio, compito di un gruppo dirigente non deve essere quello di alimentare le divisioni interne bensì restare leali e coerenti con il mandato che i cittadini hanno affidato a Bersani. Come tutti sanno, io ero uno di quelli che nelle primarie dicevo no all’accordo con il Terzo Polo puntando su un Pd capace di vincere da solo recuperando in virtù della sua proposta politica i delusi del centrodestra. Bersani è stato più convincente di me e certo adesso io non mi metto a contestarlo o a fargli lo sgambetto. Prendo atto che la linea politica è la sua e mi auguro che abbia successo. Se lui ritiene che sia giusto governare con l’area centrista lo rispetto perché non si tratta di un fatto personale ma di una scelta che ha avuto l’avallo di milioni di cittadini. Non ne posso più delle guerriglie interne nei partiti che magari fanno seguito a congressi finti dove sono tutti d’accordo. Io non le ho mandate a dire: ho fatto una guerra vera dentro al partito. Non ce l’ho fatta: ora seguirò la linea decisa dal segretario e sono impegnato affinché vinca le elezioni».

Già, ma qual è la qualità politica di questo suo impegno? Solo un aiuto diciamo così, tecnico in alcune regioni in bilico o c’è dell’altro?

«Mettiamola così: tra tutti i candidati premier in campo, considero Bersani il migliore e spero che vada a palazzo Chigi. Il mio impegno in questa direzione è totale. Poi, a differenza dei consueti stili del partito, pur avendo avuto il 40 per cento al ballottaggio delle primarie ho scelto di non far valere questo risultato per avere una poltrona. Potevo fare il ministro, avere un incarico istituzionale e così via. Poiché però penso che la lealtà sia una cosa importante, siccome ho perso resto a fare il sindaco di Firenze come avevo promesso».

Dunque è pura fantascienza immaginare che chiuse le urne e con il centrosinistra vittorioso Bersani va a palazzo Chigi e lei fa il segretario del Pd?

«Sicuramente. Non esiste, è pura fantascienza. Il mio impegno è che Bersani faccia il premier, la partita della segreteria se la giocheranno altri. Ho fatto la battaglia delle primarie perché volevo cambiare l’Italia, non per conquistare crediti dentro al partito. E’ stata una battaglia che ha portato entusiasmo e speranza e un oggettivo rinnovamento del Pd».

A proposito: come giudica la decisione in Sicilia di lasciare fuori dalle liste esponenti giudicati “impresentabili”?

«Entusiasmante. Ho grande rispetto per i colleghi di partito esclusi, ma ritengo che un Pd che ha il coraggio di mandare i ragazzi di trent’anni in Parlamento e di lasciare a casa ad Enna uno come Crisafulli sia un partito che offre una immagine di speranza in più a tutta l’Italia. Il contrario di quel che fa il Pdl».

Ecco, il Pdl: davvero Berlusconi sta risalendo nei sondaggi e può sperare di vincere?

«Berlusconi è un competitor straordinario e a mio avviso il centrosinistra deve combatterlo con le armi del rispetto e della lealtà senza mai sottovalutarlo. Tutte le volte che lo ha sottovalutato, Berlusconi alla fine ha vinto e da Santoro ha dimostrato di essere ancora politicamente vivo e pienamente combattivo. L’antidoto esiste, ed è semplice. Se il Pd fa il Pd, se torna allo spirito delle primarie, se mantiene vivi quell’entusiasmo e quella passione usando non il linguaggio delle alleanze ma quello dei contenuti, sono convinto che vinciamo».

Lei ha sempre detto che l’arma vincente per il Pd è riuscire a sottrarre voti alla destra. Esattamente come, sindaco? Cosa dovrebbe fare Bersani in campagna elettorale per riuscirci?

«A mio avviso non si tratta di annunciare una lista più o meno lunga di misure che verranno prese. Secondo me vinciamo se riusciamo a restituire un minimo di speranza all’Italia. L’elemento principale su cui deve incentrarsi la campagna elettorale del Pd è mandare questo messaggio chiaro agli italiani: noi siamo, come avrebbe detto Mitterrand, una forza tranquilla che è nelle condizioni di restituire la speranza all’Italia».

E’ d’accordo con un impegno militare dell’Italia nel Mali?

«Pongo un problema politico: non possiamo avere un continente che interviene oltre che sui titoli di Stato anche sugli ingredienti del cioccolato e poi si rifiuta di avere una posizione comune e condivisa su temi così decisivi. E’ arrivato il momento di una diplomazia comunitaria della Ue. Servono gli Stati Uniti d’Europa».

Carlo Fusi