Matteo Renzi

Io sto col Pd. Voglio vincere le elezioni non i ricorsi

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unitaIntervista pubblicata sull’ Unità di Firenze l’11 marzo 2010. 

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Io non ce l’ho col Pd. Io sono e resto del Pd. Io sto difendendo il mio partito da Di Pietro. Perché voglio vincere le elezioni, non i ricorsi».

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Il sindaco di Firenze Matteo Renzi sta rientrando da Roma in treno. È rimasto sorpreso (non positivamente) dalle polemiche scaturite dalla sua intervista al Corriere della Sera e dalle sue parole sull’’utilità delle manifestazioni di questi giorni contro il decreto “salvaliste” di Berlusconi con cui aveva spiegato che manifestare andava anche bene, ma non sarebbe bastato per vincere le elezioni. In particolare il sindaco respinge l’immagine di chi lo disegna in rotta di collisione col Pd e ricorda che «domani sera (stasera alle 21 ndr) sarò al Palacongressi con Enrico perché come sindaco trovo giusto sostenere con tutte le mie forze il mio amico e candidato Rossi e il mio partito.

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Perché ritengo fondamentale che alle elezioni il Pd abbia un risultato positivo. Ed è proprio per questo che vorrei che noi ci ispirassimo a un modello culturale che non è quello che porta avanti l’Italia del Valori».

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È per questo che a lei non piace la piazza? «Penso che la vicenda della “piazza» sia lo strumento con cui sì vuole, da un lato con l’Italia dei Valori e dall’altro con i Radicali, distogliere l’attenzione dai problemi veri. Invece c’è da rimetterci in carreggiata sulle questioni concrete. Se al centro della discussione rimettiamo al centro l’agenda amministrativa, le scelte da fare per la nostra Regione e per il nostro Paese, abbiamo tutto da guadagnare. Non mi interessa vincere i ricorsi, vorrei vincere le elezioni. Ecco perché quella di domani sera al Palacongressi è un’ottima occasione».

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Per chiarirvi fra voi del Pd? «Macché. Perché avremo l’occasione, in una terra dove probabilmente vinceremo le elezioni, di spiegare perché è giusto votare il Partito democratico. Perché è giusto dare una mano a Enrico, ma anche perché è giusto affiancare, nel governo della Toscana, a Rossi un Pd forte. Ed è giusto che il sindaco del Pd dia una mano in questa direzione. Io non sto attaccando il Pd, lo sto difendendo, come sto difendendo Napolitano, dall’Idv».

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Non si sente in imbarazzo dopo le polemiche suscitate dalle sue parole? «Un filo di imbarazzo c’è, ma è per chi commenta senza leggere. Se mi chiedono un commento su qualcosa, prima io leggo quello che devo commentare. Ma il conformista, diceva Giorgio Gaber, è quello che pensa per sentito dire. Ma non ho altri imbarazzi perché in questo momento io sto difendendo il mio partito dagli assalti dell’Idv. E sto difendendo il Presidente della Repubblica. Nessuno riuscirà a evitare che io difenda il Pd e Napolitano. Se poi c’è chi vuole fare polemica si accomodi».

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Però niente piazza? «E ribadisco: andare in piazza va bene, ma mi sono stancato di abbaiare, vorrei mordere. Vorrei vincere le elezioni».

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Sabato andrà alla manifestazione di Roma? «Faccio il sindaco e il sindaco per definizione più che in piazza sta a lavorare. E quindi sabato mattina starò nel mio ufficio a lavorare. Ma ben venga chi vuole andare in piazza, l’importante è che quando ritorna dalla piazza abbia ancor più voglia di vincere».

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Al di là dei ricorsi, delle liste etc. tuttavia dal Governo arriva ai cittadini un messaggio pericoloso. Perché se io non rispetto le regole, lei sindaco, mi manda i vigili e mi fa fare la multa. Non fa mica una delibera per non farmela fare. Se invece non le rispetta un potente ecco il decreto per sanare tutto. Non ritiene che sia sbagliato assuefarsi a questo modo di fare? «Ho discusso a lungo con mia moglie su questo tema. E sono assolutamente d’accordo. Sono dei cialtroni. Ripeto: CIAL-T-RO-NI. E tuttavia il problema è che non basta teorizzare la “cialtronite”. La vera risposta a costoro è mandarli a casa. Non basta fare la manifestazione. Se vogliamo davvero cambiare le cose, occorre mandarli a casa. Ora al governo ci sono loro e ci sono anche perché noi ci siamo messi a contestare chi avevamo eletto. È la tipica usanza della sinistra di sparare addosso a chi dei tuoi in quel momento ha un ruolo e delle responsabilità. Come ora contro il Presidente Napolitano. Il problema è politico, non regolamentare».

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Ma concretamente che cosa dovrebbe fare il Pd? «Vogliamo vincerle queste elezioni o vogliamo soltanto partecipare? Io le voglio vincere. Con questa vicenda gli italiani ci hanno mandato avanti di 5 punti nei sondaggi. Li vogliamo sfruttare o stiamo qui a discutere tra noi e Di Pietro? Li vogliamo sfruttare o vogliamo attaccare il Capo dello Stato? Questo è il punto».

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Lei insomma ritiene che piú che sugli attacchi alla democrazia, Berlusconi vada criticato sui contenuti? «Se diciamo che questi sono dei cialtroni, che come sono incapaci di gestire le liste elettorali, saranno incapaci anche a gestire le liste d’attesa della sanità, gli italiani ci crederanno perché questa incapacità del Governo la ritrovano ogni giorno davanti ai loro occhi. Se invece diciamo che c’è una banda di cospiratori contro la Costituzione, una banda che ha l’appoggio del Presidente della Repubblica, per il quale quindi va chiesto l’impeachment, gli italiani non ti credono. E infatti Di Pietro non punta ad avere la maggioranza degli elettori. Di Pietro punta a togliere i voti degli arrabbiati al Pd. Ma noi invece dobbiamo puntare a conquistare la maggioranza degli italiani».

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Il segretario Pd Bersani ha proposto a Berlusconi di lasciar perdere i ricorsi: voi rinunciate ai vostri, noi ai nostri. Che ne pensa? «La mia posizione è la posizione del Pd. Se stiamo sui ricorsi, se ci limitiamo alla piazza facciamo il gioco di Berlusconi. Lui vive con i sondaggi. Sa cosa pensano gli italiani. Gli stanno dicendo che questa volta rischia di perdere davvero ed ecco che alza il livello dello scontro, che chiama i suoi in piazza. Così può parlare di ricorsi e giudici e non di quel che il suo governo fin qui non ha fatto. E sono pronto a scommettere che la manifestazione di sabato a Roma sarà tutta incentrata sui contenuti, sulle nostre proposte, e non sui ricorsi. Perché il Pd non può dare di nuovo il boccino a Di Pietro»…