Matteo Renzi

«Io via da Palazzo Vecchio? Lo decidono i fiorentini»

lanazione5Intervista di Luigi Caroppo pubblicata sulla Nazione del 9 giugno 2013

Sindaco, la primavera fiorentina ha l’odore della protesta. Da San Lorenzo all’Oltrarno si sta risvegliando la contestazione.
«Ma scusi quando mai è venuta meno? Abbiamo pedonalizzato e c’erano i comitati contro. Abbiamo fatto il Piano strutturale a volumi zero e c’erano gli industriali contro. Abbiamo fatto i concerti e c’era l’inquinamento acustico. Però questo è il bello di fare il Sindaco a Firenze. Meglio amministratori che fanno e suscitano polemiche rispetto a politici che chiacchierano solo».

Tra poco l’incontro su San Lorenzo.
«Noi abbiamo fatto un passo che è logico e per alcuni aspetti storico. Piazza Duomo, via Tornabuoni, piazza Pitti e adesso San Firenze sono state riconsegnate ai cittadini. San Lorenzo va restituita ai cittadini, togliendo le bancarelle e riqualificando il mercato. Lo abbiamo fatto, prendendoci gli scioperi e gli insulti. Poi sono arrivati i ricorsi e ci siamo bloccati: adesso pare che ci sia il via libera e si possa ripartire. Adesso si può fare. Lunedì vedrò i residenti e le associazioni: per noi si va a diritto, senza paura. Dopo decenni di rinvii, adesso ci siamo. Nel frattempo, però, intendiamoci: abbiamo iniziato a sistemare le strade da via Martelli a via Conti. Sta arrivando il progetto del primo piano del mercato, arriva Eataly, aumenteranno i posti di lavoro e la qualità della vita: per me il futuro è già iniziato. Voglio bene a Monsignor Livi: interpreto i suoi stimoli in modo positivo, sempre».

Peccato che S.Orsola sia un complesso fantasma.
«Capisco, ma non posso dare una risposta. Il presidente della Provincia in questi quattro anni ha più volte commentato le mie decisioni dalle pedonalizzazioni fino alle primarie. Non ho spesso sentito la sua voce sui ritardi del percorso di Sant’Orsola, ma sono certo che prima dell’auspicato scioglimento della Provincia qualche risultato concreto arriverà. Anche perché quando abbiamo lasciato Palazzo Medici Riccardi i soldi per Sant’Orsola e per il project erano già pronti. Che fine hanno fatto?».

E l’Oltrarno? Soffoca?
«Dividiamo gli aspetti: l’Oltramo non è solo via dei Serragli. E via Maggio che è stata rivitalizzata da un comitato a fianco dell’amministrazione. E piazza Santo Spirito rimessa a posto e cantierizzata. E Piazza Pitti pedonalizzata e restituita allo splendore. E il giardino del Lungarno Santarosa, sistemato e con le chiavi consegnate alle mamme. Poi ci sono anche alcuni problemi: su tutti dobbiamo affrontare il tema del parcheggio sotterraneo in Piazza del Carmine su cui andrò a fare un’assemblea con i residenti. Per via dei Serragli cercheremo di ridurre i bus non dell’Ataf e rifaremo il manto stradale. Non possiamo pedonalizzare l’intera città».

Buone nuove per il Galluzzo.
«Il mio ruolo nazionale sta aiutando molto a risolvere tanti problemi fiorentini, dal nuovo Teatro del Maggio alla ripartenza dei cantieri del Bypass del Galluzzo, frutto di un lavoro molto serio e di un impegno diretto che ieri l’ing. Castellucci, che è l’amministratore delegato di Autostrade, mi ha confermato. Avere una visibilità nazionale è utile anche per discutere con i leader economici».

La promessa delle promesse: le Grandi Cascine.
«Molto meglio di come vengono raccontate, grazie. La mia scommessa è riportarci i fiorentini. Abbiamo iniziato con l’apertura dell’auditorium, con Ruralia, con il nuovo teatro, con gli abbattimenti delle discoteche, con il primo piano delle Pavoniere. Presto altri progetti dall’illuminazione ai parcheggi, dal rifacimento delle strade al centro visite, dal nuovo ponte ai percorsi per bambini. Certo, bisogna che la comunità peruviana ci aiuti a tenere più pulito quando organizza il ‘festival della birra’ e ci sia maggiore presenza e controllo».

Bicimondiale, super occasione, ma c’è davvero lo scoglio della copertura finanziaria? «Sicuramente esiste un problema economico. Ma esiste soprattutto un problema di messaggio culturale. Noi abbiamo scelto di ospitare i grandi eventi sportivi. Perché danno visibilità? Certo, ma c’è anche una scommessa culturale: l’idea di investire sulla bici. Ecco perché stiamo arrivando a questo appuntamento con una grande operazione di ricucitura delle piste ciclabili esistenti. Lei ha visto la pista ciclabile in via di Villamagna? Tutti a protestare. Poi però è una bellezza vedere le mamme portare i figli al parco con la bici. Due giorni fa abbiamo approvato l’ennesima pista ciclabile, quella della Goricina con tanti saluti a chi dice che penso solo a Roma».

Questione Maggio.
«Sono molto contento che il Maggio sia rimasto l’unico problema istituzionale di questa città. Prima c’era la Firenze Parcheggi, ora rimessa a posto e spero che per la fine di giugno si chiuda anche la querelle con Firenze mobilità. Poi c’era l’Ataf che ha bruciato 42 milioni di euro dei cittadini in meno di dieci anni: l’abbiamo sistemata, partendo dalle pensiline e via tanti miglioramenti fino al dimezzamento delle indennità del cda. Poi la vendita recuperando ancora denaro per i cittadini e migliorando il servizio: i fiorentini non pagano più la ‘tassa Ataf’ però pagano il biglietto perché ci sono i controlli».

I lavoratori del Maggio sono in ansia.
«Il Maggio si salverà. Questa storia che rischia di saltare l’Orchestra e il Coro è una paura ingiustificata. Rischiano di saltare – ahimè – alcuni posti di lavoro di tecnici e amministrativi assunti in passato in modo sguaiato e sconsiderato. Io farò di tutto perché le persone che se ne andranno siano aiutate a non perdere il salario. I fiorentini non possono continuare a pagare – per le colpe dei padri – gli sprechi e i privilegi. Gli sprechi li abbiamo cancellati. Sui privilegi bisogna che ci diano una mano anche i sindacati, non le pare?».

Concorso contestato dei vigili.
«Il Comune è parte lesa».

Tra un anno appuntamento qui da sindaco?
«Lo decideranno i fiorentini. Mi hanno offerto di tutto per lasciare Palazzo Vecchio: poltrone da onorevole, da sottosegretario, persino da ministro. Io ho sempre detto di no. E continuerò a farlo. Posso lasciare queste stanze solo se i fiorentini mi mandano a casa o se gli italiani, guidati dai fiorentini, vorranno mandarmi a Palazzo Chigi. Tutto il resto è chiacchiericcio quotidiano che non mi riguarda: io ho da lavorare con la grinta e l’energia del primo giorno».