Matteo Renzi

L’importante è far perdere

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L’importante è far perdere
di MARIO LAVIA su Europa

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MARIO LAVIA
“Everything but Matteo “: se fosse una canzone quella di Oliviero Diliberto dovrebbe intitolarsi così, tutti tranne Renzi, al limite va bene persino il socialdemocratico Bersani, meglio ancora Vendola, se non fosse che quella volta dopo averci sedotto ci ha abbandonato. Dunque grazie ai colleghi di Pubblico, che hanno trascorso alcune ore con lui e messo in una pagina e mezzo le sue considerazioni, da cui si apprende che Diliberto si sta organizzando per le primarie non già per costruire ma per sabotare l’altrui corsa, e d’altronde l’Italia sa bene che in quanto a sabotaggi il professor Diliberto non ha rivali (chiedere a Romano Prodi), anzi è secondo dietro l’inarrivabile maestro Bertinotti.

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Ma non vorremmo che sfuggisse la vera notizia: che non è quella che il Pdci è vivo e lotta insieme a non si sa chi (e lascino stare Landini, che è uno che le lotte vere le sa fare). No, la notizia va sottolineata è che loro parteciperanno alle primarie.

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Ma come sarebbe a dire? I gazebo sono off limits per quei cittadini che hanno votato a destra o per il Terzo polo e che magari voterebbero a sinistra se ne cambiasse il leader ma sono spalancati per chi è specularmente fuori dalla coalizione (seppure in fieri) che si candida a guidare il paese? Perché nemmeno l’almanaccare del professor Diliberto potrebbe spiegare come si potrebbe riuscire a tenere insieme le idee di politica economica o internazionale di Bersani con quelle di chi è sulle posizioni di Syriza: legittime, ma insieme non possono stare specie in una logica di governo.

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Oliviero sta discutendo con il compagno Ferrero cosa deve fare la sinistra italiana “quella sinistra “se cercare un’intesa con il Pd (linea Diliberto) o se considerare che quella ricerca è perfettamente inutile (Ferrero): c’è qui una duplice «pulsione» e si deve fare «la sintesi». Ci permettiamo di tradurla così: qual è la strada migliore (la “tattica “avrebbero detto i loro nonni negli anni Venti) per riacquistare un ruolo smarrito da tempo? Mentre Ferrero immagina una sinistra supernuova del tutto esterna al gioco politico, Diliberto, che ha studiato ad una scuola più pragmatica, il problema di come “per capirci “rientrare in parlamento se lo pone. E non è una questione personale perché “dice “«c’è bisogno di un ricambio generazionale profondo, anch’io sento questa esigenza». E forse questa è l’unica frase dell’intervista che rincuora.

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Europa – 5 Ottobre 2012