Matteo Renzi

“La data problema minore però guai farle saltare con la scusa dei tempi stretti”

\n

La Repubblica logo

\n

Intervista su La Repubblica del 17 ottobre Di Giovanna Casadio. 

\n

ROMA — Sindaco Renzi, a lei farà piacere anticipare le primarie?
«Non è un problema di date, ma di metterci d’accordo sul significato delle primarie, se vogliamo cioè renderle un appuntamento burocratico, dove si va a scegliere l’uno piuttosto che l’altro in base alle simpatie, o invece una grande occasione di confronto sulle cose da fare».

\n

Quindi è d’accordo con Parisi, Di Pietro e Vendola?
«Parisi ha messo a segno l’uno-due micidiale di avere imposto nell’estate la questione referendaria – nonostante i maldipancia del vertice Pd – e di avere partecipato all’impresa di raccogliere un milione e duecentomila firme in poche settimane. È il segno evidente che la questione della rappresentatività dei politici, affidata oggi solo ai desideri e al casting del capicorrente, è un tema centrale del paese. Bersani e D’Alema sono stati tra i pochi a non avere firmato il referendum e sono stati costretti a fare buon viso a cattivo gioco. L’appello per le primarie, voluto da Parisi, va a ripetere lo stesso schema».

\n

In che senso?
«Non si può immaginare di imbrigliare le primarie che sono un fattore costitutivo del Pd limitando la partecipazione dei votanti o dei candidati. Il tema della data è secondario, in effetti. Ma il notoriamente tenace Parisi, a mio giudizio, sta mettendo nell’angolo il vertice del Pd, che non può ignorare questa offensiva politica. Sicuramente la data delle primarie dipende dalle elezioni. Però l’importante è non dire poi che non c’è il tempo per farle. I vertici del partito potranno non averne voglia, ma avranno tempo: le primarie si organizzano in tre settimane».

\n

Primarie a cui lei si candiderà.
«Mai detto. Non sono interessato alla fiera delle vanità delle autocandidature personali. Non lascio Firenze, città che adoro, sgomitando per diventare uno dei mille “schiaccia-tasti” in Parlamento.
Il disegno è ancora più ambizioso, se vogliamo. Lo faremo con il “big bang” politico alla Stazione Leopolda a fine mese. Proporremo là le cose da fare. Davanti al fallimento evidente del governo Berlusconi, la questione è: il centrosinistra che verrà, comunque sia composto, ha idee chiare o fa la fine dell’Unione di Prodi? Alla Leopolda non vogliamo candidare uno, ma le nostre idee che sono un po’ spiazzanti specie per la sinistra radicale. Parlare, ad esempio, del rigore dei conti».

\n

Renzi “il rottamatore” è impopolare tra i militanti del Pd?
«Oggi il punto è se vogliamo parlare il linguaggio della verità con i cittadini. Raccontare che basta cacciare Berlusconi e abbiamo vinto elezioni, è un atteggiamento pericolosissimo. Vorrei non giocassimo al “volemose bene”».

\n

Anche per lei il Pd si deve alleare con l`Udc?
«Le alleanze si fanno dopo avere deciso cosa vogliamo fare, e per questo servono le primarie. Chi si candida deve proporre delle idee, non raccontare una storiella».