Matteo Renzi

La domanda è semplice: possiamo ancora parlare solo di primarie e ricambio generazionale?

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Matteo RenziCarissimi colleghi sindaci e amministratori,

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la domanda è semplice: possiamo ancora parlare solo di primarie e ricambio generazionale?

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Sarebbe facile rivendicare oggi le nostre battaglie di questi mesi. Su questi argomenti, infatti, hanno polemizzato e ironizzato in tanti. Ma finisce che ci danno ragione e le nostre proposte stanno diventando patrimonio di tutti. Scommettiamo ad esempio che nelle prossime settimane anche i leader più ostinati del PD accetteranno l’idea che dopo tre mandati in Parlamento si deve lasciare la seggiola? Vedrete che ci arriveremo. E il ragionamento della rottamazione – ricorderete – era partito di lì.

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A questo punto dobbiamo essere noi i primi a dire che non basta più. Che c’è bisogno di altro. È tempo di cambiare, dunque. Per l’Italia, certo. Ma anche per noi, per la qualità dei nostri desideri.

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Il centrosinistra si accinge a svolgere primarie libere e aperte, con le stesse regole che abbiamo utilizzato nel 2005 per Prodi, nel 2007 per Veltroni, nel 2009 per Bersani e in molte città. Si tratta di un’occasione per chi ha voglia di confrontarsi sulle idee e uscire dalla logica di correnti, controcorrenti e spifferi vari che anima (si fa per dire) la politica romana. Non occorre essere fini analisti globali per capire le primarie autunnali si svolgeranno nel momento più difficile della crisi economica e finanziaria. Gli amministratori locali, in questi giorni, sono i veri protagonisti della tenuta del Paese.

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Noi conosciamo le difficoltà di far quadrare i conti, di salvare il sistema di welfare, di fare a pugni con la burocrazia, di investire in innovazione perché sono le sfide che ci troviamo davanti tutti i giorni. Possiamo far bene o possiamo sbagliare: ma noi ci siamo. Con tutti i nostri difetti siamo ogni giorno lì, in mezzo alla mischia, a lavorare. Vale per i consiglieri, per gli assessori, per i sindaci soprattutto: mai come oggi il Sindaco non è il primo cittadino ma l’ultimo cittadino, quello che cerca di tenere insieme la propria comunità.

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Può sembrare una provocazione, lo so, ma i veri tecnici siamo noi. Perché la tecnica non è il contrario della politica: la tecnica è – dovrebbe essere, almeno – strumento a servizio della politica. Non abbiamo scoperto oggi la spending review o il rigore amministrativo. Solo che siamo abituati a farlo mettendoci il cuore, l’anima, tutto noi stessi. C’è la casta di chi sta rinchiuso nei palazzi dell’amministrazione centrale e c’è l’anticasta di chi tutti i giorni incontra cittadini, parla, ascolta, sta nei mercati e nei centri anziani, nelle scuole e sui posti di lavoro.

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Da questo confronto quotidiano con la realtà abbiamo tante cose da proporre. Perché le abbiamo fatte, perché le abbiamo chiare, perché le abbiamo in testa. Conosciamo il dolore delle famiglie di chi perde un posto di lavoro: non viene meno solo uno stipendio – il che è importante, ovvio – ma si tratta di una ferita all’identità e all’autostima della persona. Sappiamo quanto aiuterebbe se lo Stato scommettesse su un piano di innovazione tecnologica applicato ai processi amministrativi, su una semplificazione della burocrazia, su una centralità educativa che tenga insieme l’edilizia scolastica e la qualità didattica, su un sistema di welfare che ancora oggi è troppo in mano alla burocrazia centrale, sui problemi dell’ambiente o sulle tante ricchezze culturali del nostro Paese Tutti i giorni ci occupiamo di questo. E di altro. Solo che non tiriamo quasi mai la testa fuori dalle beghe quotidiane che ci riguardano. Siamo nel nostro recinto, soffrendo come tutti, per le difficoltà del sistema Paese. Personalmente credo arrivato il momento di iniziare a metterci in gioco, con uno sguardo più ampio, partendo da Firenze, venerdì e sabato prossimo. Con molta umiltà, sia chiaro: non è il tempo delle verità prestabilite e non abbiamo bisogno di soloni che ci indichino la via. Ma anche con la determinazione di chi sa che questa sfida la vincerà il coraggio, non la paura. L’innovazione profonda, non il sistema dell’usato sicuro.

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L’assemblea di Firenze non sceglierà un candidato alle primarie, ma candiderà gli amministratori per cambiare l’Italia. Per questo chiedo a tutti coloro che tra voi vorranno intervenire di farlo in cinque minuti non indicando un problema o una critica (e dire che ci sarebbe da divertirsi: patto di stabilità, tagli, burocrazia, IMU, eccetera) ma individuando in cinque minuti o il racconto di un qualcosa di buono fatto dal proprio comune o una storia bella, realmente accaduta, da proporre al pubblico o un’idea precisa da suggerire al Governo. Non trasformiamo il nostro appuntamento in un lungo elenco di critiche, di problemi, di mancanze. Non ci serve l’ennesimo cahier de doleances e la nostra non può essere una terapia di gruppo di chi si racconta i rispettivi problemi, una sorta di seduta collettiva di amministratori anonimi. Noi possiamo e vogliamo restituire un orizzonte all’Italia. Che ha tanti problemi, è vero. Ma è un Paese fantastico, pieno di talenti e opportunità. Liberare l’Italia che già c’è, e che è decisamente più bella di come ce la raccontiamo: questa la prima missione.

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Gli orari. Staremo insieme nella Sala Rossa del Palazzo degli Affari, che si trova accanto alla stazione Santa Maria Novella, SABATO 23 GIUGNO dalle 10 alle 18. E questa parte sarà ovviamente aperta alla stampa e trasmessa in streaming su www.bigbangitalia.it.

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Venerdì 22 giugno, invece, a partire dalle 16 ci ritroveremo sulle questioni logistiche e organizzative sempre nel Palazzo degli Affari.
Attenzione!!! Chiediamo a tutti quelli che vorranno intervenire il sabato di preparare (e inviarci prima: [email protected]) una foto che simboleggi la proposta, la storia, l’idea. La foto sarà proiettata dietro il podio durante l’intervento.

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L’evento sarà autofinanziato e tutte le voci di entrata e di spesa saranno pubblicate su internet entro 48h dalla fine dell’incontro

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Per maggiori informazioni – [email protected]

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Vi aspetto venerdì e sabato a Firenze,

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un sorriso,

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Matteo Renzi