Matteo Renzi

“La mia fede, le strumentalizzazioni, i diritti e i valori” – Anticipazione da Un’altra strada

Anticipazione di L’Avvenire, 14 febbraio 2019.

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L’inizio della decadenza delle grandi civiltà è stato contrassegnato da una crisi demografica e questo dovrebbe farci riflettere. Forse non abbiamo approfondito a sufficienza il tema dei valori costitutivi del nostro stare insieme. Faccio ammenda per avere, in passato, archiviato frettolosamente la questione delle radici giudaico-cristiane dell’Europa. Non è mai facile affrontare certi argomenti senza rischiare di farlo in modo superficiale. Nel mio caso ammetto, inoltre, di avere molto sofferto per la strumentalizzazione dei valori cattolici cui abbiamo assistito in Europa, ma anche in Italia. Vedere Salvini giurare sul Vangelo e sventolare un rosario la domenica prima delle elezioni mi ha colpito profondamente. I sondaggisti ritengono che questa mossa sia stata decisiva per dare alla Lega un’ulteriore spinta negli ultimi giorni di campagna elettorale. Io ho giurato a me stesso di vivere laicamente il mio impegno politico. Sono cattolico e credo che questa sia la definizione più importante della mia vita, ma impegnarsi da cattolici in politica richiede laicità: non strumentalizzerò mai la mia fede. A distanza di qualche anno posso confessare che mi hanno molto ferito gli attacchi che mi ha rivolto quello che ho sempre considerato il mio mondo. Dopo l’approvazione della legge sui diritti civili, infatti, sono stato messo all’indice da una parte dell’universo cattolico. Nonostante questo, rifarei tutto ciò che ho fatto. Quando vedo due persone felici, che vivono il loro amore in libertà, sono contento per loro e per la società. A distanza di mesi, continuo a sorprendermi quando in aeroporto, nei supermercati, per le strade, qualcuno si rivolge a me dicendomi: «Se io e il mio compagno ci siamo sposati è grazie a lei». Allo stesso modo, però, mi è rimasto dentro il grido di tante persone al circo Massimo che urlavano: «Renzi, ci ricorderemo». Sono cresciuto nelle parrocchie, nella famiglia scout, nel mondo delle giornate mondiali della Gioventù e quando rivedo le immagini di papa Giovanni Paolo II alla veglia di Tor Vergata del 2000, che, con gli occhi lucidi e pur con la difficoltà di movimento, si accende improvvisamente e pronuncia parole profetiche davanti a qualche milione di ragazzi (tra cui c’ero anch’io), fatico a non commuovermi. Per questo mi addolora profondamente vedere il messaggio evangelico strumentalizzato. In quel Vangelo sul quale si giura in pubblico sta scritto: «Date a Cesare quel che è di Cesare. E a Dio quel che è di Dio». Ma vi si legge anche: «Perché avevo fame e voi mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato dell’acqua, ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa, ero nudo e mi avete dato dei vestiti, ero malato e in prigione e siete venuti a trovarmi!». Durante la vicenda dell’Aquarius, una delle navi con a bordo i migranti il cui sbarco è stato bloccato dal governo italiano, il cardinal Gianfranco Ravasi – presidente del Pontificio consiglio della cultura, animatore del Cortile dei Gentili e straordinaria figura di intellettuale capace di farci riflettere sulla forza delle parole dalle colonne di «Avvenire» come da quelle del «Sole 24 Ore» – ha twittato: «Ero straniero e non mi avete accolto». Una colonna di haters lo ha insultato sui social. Al netto delle considerazioni sull’ondata di odio via web, si impone una riflessione. È giusto riconoscere che è stato un errore liquidare sbrigativamente la proposta di inserire le radici giudaico-cristiane nel documento fondamentale europeo. Forse bisognerebbe rileggere e meditare le parole di Benedetto XVI in merito.