Matteo Renzi

La verità sul Cimitero dei feti

Hanno cercato di fare polemica per un’iniziativa del Comune di Firenze, doverosa e semplice: la possibilità per i genitori dei bimbi nati morti di seppellire i propri figli anziché – letteralmente – considerarli “rifiuti speciali”. Si è cercato addirittura di trasferire questo dibattito in un’occasione di polemica congressuale. Possiamo fare politica senza strumentalizzare il dolore di una madre, o di un padre, che perde un figlio prima che questi veda la luce? La vergogna, in questo caso, è tutta per qualche professionista dell’ideologia: non avrei mai immaginato che il livore contro di me arrivasse a questo punto. Mi spiace, ma mi spiace per loro.

Circa 180000 famiglie all’anno subiscono in Italia la perdita del bambino nella prima metà di gravidanza, fino alle 28 settimane di età gestazionale.

Seppellire i bambini morti in utero non ha niente a che vedere con la legge 194 o con il diritto all’aborto. Non è obbligatorio, né esiste alcuna forma di costrizione psicologica. Ciò che deve essere consentito, perché previsto per legge da venti anni in Italia, è che i genitori che perdono un bambino durante la gravidanza abbiano la possibilità, se lo vogliono, di seppellirlo in maniera civile ed in luoghi degni, appositamente indicati dai regolamenti cimiteriali del Comune Il fatto di voler dare dignità a creature desiderate, volute, amate e non venute alla luce non mina in nessuna modo l’applicazione della legge 194. La libertà di ognuno (e quindi i suoi diritti) finisce quando collide con quella altrui ma dove le due libertà viaggiano parallele come in questo caso non vi è ragione di apporre paletti.