Matteo Renzi

«Lasci il consiglio regionale. Non credo alla diversità etica»

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Icorrieredellaserantervista sul Corriere della Sera del 29 agosto 2011 di Andrea Garibaldi.

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Renzi: Penati? Il garantismo non vale solo per la propria parte. 

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ROMA — Matteo Renzi ha 36 anni ed è sindaco di Firenze. Se oggi fosse, invece, il segretario del Pd? «Lancerei un appello pubblico a Filippo Penati perché rinunci alla prescrizione. Un bel gesto. E mi auguro che possa provare la sua innocenza».

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Poi?
«Una proposta sul finanziamento dei partiti. Basta barzellette tipo rimborsi per le legislature finite in anticipo o rimborsi a partiti chiusi come Margherita e Ds. Tagli alla stampa di partito. Trasparenza assoluta sui finanziamenti privati».

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Ma lei da sindaco ha mai avuto tentazioni?
«A Firenze ho fatto un piano regolatore a volumi zero e ho dato regole precise all`attività edilizia, fonte principale degli appetiti».

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Questa storia di Penati indagato per corruzione è un bel guaio per il Pd…
«La vicenda sembra abnorme. Io sono però sempre garantista. E il garantismo non va esercitato solo per la propria parte».

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Finisce qui la diversità etica del centrosinistra?
«Mai creduto nella diversità etica. La differenza è fra chi scappa davanti ai giudici e chi si difende».

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Per questo sarebbe meglio la rinuncia alla prescrizione?
«Non possiamo accusare Berlusconi di sfruttare la prescrizione e poi utilizzarla: suona strano».

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Penati si è dimesso da vicepresidente del consiglio, si è autosospeso dal partito, ma resta consigliere.
«Ha fatto due passi indietro che a destra neanche sotto tortura… Ma dovrebbe fare anche il terzo. Sennò pare una furbizia e gli italiani non reggono più le furbizie».

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Penati era uomo di fiducia di Bersani…
«Non ho motivi per mettere in discussione la buona fede di Bersani. Però c`è molta apprensione nel quartier generale, la questione è umorale oltre che morale. Si aspetta che passi la nottata e non si capisce che c`è un`opportunità».

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Per ripulire le case dei partiti. Non c`è mai riuscito nessuno.
«Lo so, ma il tempo è scaduto. Gli italiani sono convinti che la casta prepari continuamente trappoloni. Sei mesi fa Sposetti e 50 deputati pd volevano raddoppiare il finanziamento pubblico alle fondazioni politiche».

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La vicenda Penati, dunque, è una risorsa?
«Il centrodestra ci tormenterà su questo tema. Noi dobbiamo mettere in discussione le regole. Dimezziamo i
deputati e al Senato mandiamo i principali sindaci, i presidenti di giunte e consigli regionali, a costo zero. Le Province aboliamole tutte».

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Ha ragione la Cgil a scioperare contro la manovra del governo?
«Mi fa piacere che dentro il Pd ci sia una discussione sullo sciopero e che alcuni invitino a sospenderlo. Passa il
principio che la Cgil non è sempre nel giusto».

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La contromanovra economica del Pd è efficace?
«Ci sono proposte interessanti su evasione e vendita dei beni pubblici. Mi piacerebbe ancora più coraggio, perché i nodi sono la spesa per gli interessi sul debito, sulla sanità e sulle pensioni. Governo e opposizione mi sembrano due squadre che fanno catenaccio».

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Ce l`ha lei la ricetta buona?
«Riunisco alcuni amministratori pd a Firenze a fine ottobre, non necessariamente giovani. Lavoriamo a un
disegno per il Paese. Dimezzare le università, dimezzare gli enti culturali. Chiudere i piccoli tribunali. Non cancellare il 25 aprile, ma dimezzare i permessi sindacali».

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Stato più leggero.
«Sì meno spese e far funzionare meglio ciò che funziona bene».

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Un programma per governare…
«Noi siamo pronti a confrontarci in qualsiasi assemblea del Pd su queste proposte, per tutto il 2012. Siamo pronti a misurarci alle primarie per il leader della futura coalizione di centrosinistra».

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Lei sarà il candidato?
«Spero si possa trovare un nome migliore…».

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Che si troverà contro Bersani e i soliti noti…
«La maggioranza degli italiani pensa che gli attuali protagonisti abbiano esaurito il loro compito. Noi proponiamo da tempo che dopo tre legislature si vada a casa».

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Quali dovranno essere gli alleati del futuro Pd?
«Quelli che stanno nel centrosinistra. Ma senza nuovi Scilipoti in lista! E comunque chi è d`accordo sul programma comune».

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Civati, che fu «rottamatore» con lei, non sarà a Firenze. La accusa di pensare più al leader che al popolo, di essere tornato moderato.
«Civati andava bene quando puntavamo sul ricambio generazionale. Ora è il momento dei contenuti. Io sono moderato nei toni, ma radicale nella sostanza».