Matteo Renzi

L’Italia non rinuncerà mai a salvare vite umane

Ho scritto questa lettera pubblicata da Le Monde, El Pais, Suddeutsche Zeitung, The Guardian e Gazeta Wyborcza.
In Italia l’ha pubblicata La Stampa, qui il link.

La domanda di pace e di cibo che costringe migliaia di donne e uomini, talvolta con i loro bambini, a rischiare la morte per raggiungere l’Europa non è iniziata oggi, non finirà domani. Chi si illude di fermarla con un tweet o un post su Facebook vive in una realtà parallela.

La storia dell’umanità è segnata dai flussi migratori e solo la paura può permettere alla superficialità demagogica e talvolta razzista di abitare la politica europea con sempre maggiore forza. Al punto da essere decisiva in alcune elezioni politiche.
Ma alla paura si deve rispondere con il coraggio della politica, non inseguendo chi ogni giorno si concede alla pura demagogia.

Rappresento un Paese, l’Italia, che in questi mesi sta salvando migliaia di vite umane. Vorrei rendere omaggio alle donne e agli uomini, militari e civili, che in queste ore stanno scrivendo una storia di solidarietà e coraggio permettendo a questi nostri fratelli e sorelle di rimanere in vita. Sulle navi della Marina Militare e della Guardia Costiera sono nati tre bambini negli ultimi sei mesi.

Ma una volta salvati, sappiamo che non c’è spazio per tutti. Chi ha diritto all’asilo deve trovare accoglienza in Europa. Non solo in Italia. Lo so che gli accordi di Dublino, sciaguratamente firmati dal Governo di allora, impongono questo. Ma non si può pensare che un solo Paese si faccia carico da solo dell’intero problema. Responsabilità e solidarietà sono due concetti che vanno tenuti insieme. Chi non ha diritto a restare in Europa deve essere riaccompagnato a casa. E in questi Paesi l’Europa – e aggiungo: l’Italia – deve fare di più in termini di aiuti allo sviluppo, di progetti di cooperazione internazionale, di scambi culturali e tecnologici.

Il problema di oggi non è come farà l’Italia a far fronte all’emergenza, da sola. Siamo un grande Paese che non si lascia andare a scene di isteria perché in un anno arriva qualche migliaio di profughi in più. Se costretti a fare da soli, non ci tireremo indietro. Non rinunceremo a salvare nemmeno una vita, perché abbiamo sulle nostre spalle secoli di civiltà ai quali non rinunciamo per un punto di gradimento: la vita vale più di un sondaggio. Ma avere una risposta europea serve innanzitutto all’Europa, prima che all’Italia.