Matteo Renzi

Ma Bersani ha paura degli elettori?

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europadi MARIO ADINOLFI\n

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Ci siamo, eccoci alla volata finale, quella decisiva. Chi vuole farci respirare un’aria da giochi già fatti evidentemente non ha compreso la lezione di domenica scorsa: ci spiegavano che Pier Luigi Bersani avrebbe vinto facilmente al primo turno, che Matteo Renzi rappresentava solo una bolla mediatica, che sarebbe stato insidiato al secondo posto persino da Nichi Vendola. È andata diversamente, molto diversamente, è andata come tutti ormai sanno. 

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La sfida è qui e deve essere giocata. Senza trucchi, possibilmente. E voglio subito mettere i piedi nel piatto del problema, senza diplomazia, come è nel mio stile.

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Ho come la sensazione che Bersani e i suoi sostenitori più zelanti per questo ballottaggio abbiano paura degli elettori. Sanno che se, come accadde al ballottaggio delle recenti primarie francesi, dovesse arrivare oltre mezzo milione di nuovi partecipanti alla consultazione popolare, i duecentomila voti di vantaggio del segretario su Matteo Renzi al primo turno sarebbero poca cosa. Leggere Nico Stumpo che immagina la presentazione di biglietti aerei giustificativi per permettere l’iscrizione alle liste di chi potrà votare al secondo turno, fa quasi tenerezza. Restringere la partecipazione degli elettori al ballottaggio di domenica è un atto ottuso.

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Spalanchiamo porte e finestre del palazzo alla partecipazione, permettiamo ai cittadini di registrarsi in questi giorni online e domenica ai seggi. Non facciamo danni con ragionamenti burocratici, l’idea di dover giustificare il proprio desiderio di votare è fuori dal mondo. Vogliamo una coalizione accogliente, che sappia crescere ben oltre i suoi confini e dica a tutti gli elettori: vogliamo il vostro consenso e la vostra partecipazione. Bersani non ne abbia paura, anche se persino lui sa che il più adatto a guidare una dinamica espansiva è proprio Matteo Renzi.

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Nel gruppo della camera di cui faccio parte i sostenitori del sindaco di Firenze non arrivano a contarsi sulle dita di due mani. Il conformismo del “tutti per Bersani” tra i deputati ha funzionato alla grande. Ma gli elettori non sono conformisti, non stanno con il più forte e hanno già premiato il coraggio di Matteo. La sfida finale deve combattersi ora senza reti di protezione, serve anche al segretario per ottenere una legittimazione piena e senza zone d’ombra. Io sono certo che sarà Bersani stesso, ragionando, a capire che deve compiere un altro atto di coraggio: il primo, senza dubbio, è stato quello di permettere lo svolgimento di queste primarie senza appellarsi a cavilli statutari. Ora deve vincere nella libera espressione del voto di più cittadini possibile. Sa anche lui che è meglio avere un secondo turno con più partecipanti che al primo, come è naturale e come accaduto alle primarie francesi, che un ballottaggio asfittico con porte e finestre sigillate. Ci pensi e ci faccia sapere.

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EUROPAQUOTIDIANO.IT, 28 novembre 2012\n