Renzi: «Marianna risorsa preziosa per la futura Casa riformista. Con Elly marciamo divisi per colpire uniti alle urne»
Intervista a Matteo Renzi per «Il Corriere della Sera» del 06-05-2026
di Maria Teresa Meli
Matteo Renzi, Marianna Madia ha aderito a Casa riformista, entrando nel gruppo di Italia Viva. Ma davvero pensa che l'adesione di singoli parlamentari possa aiutare la costruzione di un centrosinistra vincente?
«L'adesione di Marianna è un fatto politico rilevante. Per la sua storia Madia può aiutare a costruire una solida Casa Riformista. Ovviamente non basta: servono idee, organizzazione, consenso. Ma per battere il centrodestra non è sufficiente la sinistra di Pd, 5 Stelle e Avs. E per costruire un profilo più riformista persone come Madia sono preziose»
Ma questa scelta non pregiudica i rapporti tra lei ed Elly Schlein?
«No. Elly avrebbe preferito che Marianna restasse nel Pd. Ma marciamo divisi per colpire uniti. Italia Viva vuole costruire una Casa Riformista perché il centrosinistra vinca le elezioni. Schlein lo ha capito prima di tanti altri del Pd e apprezzo molto questa sua lettura. Poi chi lascia un partito sa che andarsene è come strapparsi la pelle. Lo sa Marianna, lo so io e lo sa anche Elly che fece la stessa scelta dieci anni fa. Ma chi lo fa per visione politica — e non per interesse personale — merita rispetto»
Secondo lei Giorgia Meloni ha cominciato la sua parabola discendente, ma alle elezioni manca ancora un bel po' di tempo, il centrodestra non potrebbe invertire la rotta?
«Per me la parabola di Meloni è irrecuperabile sul breve termine. Per recuperare le occorreranno anni. Giorgia è stata al governo otto degli ultimi vent'anni»
Cosa le dà questa sicurezza di vincere alle prossime elezioni?
«L'economia che va sempre peggio e gli italiani lo vedono sulla loro pelle. Ma anche la matematica. L'altra volta Meloni ha preso il 26% e ha conquistato Palazzo Chigi solo perché la sinistra si è divisa in tre. Ha vissuto su una comoda narrazione: non ci sono alternative al mio governo. Quando — e il merito va in primis a Schlein — la sinistra si è unita, superando i veti e mettendo insieme i voti, la partita ha cambiato segno. Oggi i sondaggi mostrano che il risultato è aperto. E ogni settimana la maggioranza ha un problema nuovo. Prima o poi arriverà al pettine il nodo Vannacci e lì dovremo distribuire i popcorn: show garantito!»
Lei ritorna spesso sul ruolo di Vannacci ed è stato ospite di Fedez in un confronto con il generale. Perché questa insistenza?
«Perché se Vannacci va avanti sui suoi temi, Meloni non lo imbarca e la destra perde le elezioni. Se Vannacci torna indietro, Meloni lo imbarca ma il generale perde la faccia e il quorum. È un intreccio diabolico. Su tasse, immigrazione e sicurezza Giorgia ha fallito. Vannacci sa di essere credibile su questi temi solo se rompe. Se invece resta in coalizione come fa Forza Italia a porsi come interlocutrice dei moderati?»
Si dice che in caso di pareggio Forza Italia potrebbe spostarsi dal centrodestra per dare vita a un governo con l'alleanza del centrosinistra. Anche lei è di questo avviso?
«Sarebbe una follia. Io non lavoro per questo progetto: per me il bipolarismo è un valore per la democrazia. Il centro che governa tagliando fuori le estreme funzionava quando c'era la Dc e aveva il 30%: invece chi sogna un centro autonomo ha litigato con la politica fin da piccolo e non arriva al quorum. Nella prossima legislatura lavoreremo con FI per l'elezione del presidente della Repubblica. Ma il tempo degli inciuci e dei governi tecnici è finito»
Lei ha spesso sottolineato la necessità di fare le primarie, ma se la legge elettorale non cambiasse che bisogno ci sarebbe dei gazebo?
«Dipende molto da Conte, cui formulo i più sinceri auguri di rimettersi presto. Se Conte confermerà la richiesta delle primarie, noi saremo in prima fila per organizzare questa festa di popolo e partecipare con una nostra candidatura. Intanto abbiamo cominciato con le primarie delle idee: mettiamo al centro gli stipendi, la sanità, le tasse. E vedrete che gli italiani reagiranno all'incantesimo di questi anni, l'incantesimo chiamato Giorgia Meloni»
Due domande finali. La prima: Carlo Calenda correrà davvero da solo?
«Deciderà all'ultimo tuffo, come la volta scorsa. Carlo è uno che segue i sondaggi, non fa politica. L'ultima notte proverà a prendere un passaggio da qualcuno come fece nel 2022 quando era senza firme e ci chiese una mano. Alle amministrative di quest'anno sta quasi con la destra come a Venezia e Reggio Calabria. Per la regola dello zigzag penso allora che il prossimo anno proverà con il centrosinistra. Ma dovunque vada si perderà un pezzo di quelli cui ha promesso di restare indipendente»
E Silvia Salis correrà alle primarie, se ci saranno?
«Non credo, ha detto no troppe volte. Personalmente le ho suggerito di essere il pilastro della componente riformista della coalizione: se lei guidasse una nuova Margherita avremmo le elezioni in pugno. Mi pare tuttavia che voglia avere — legittimamente — una strategia diversa. Staremo a vedere. Intanto sta facendo bene la sindaca, questo è ciò che conta»