Matteo Renzi

Matteo Renzi: “Se vinco io, cambia gruppo dirigente, nulla sarà come prima”

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pubblico giornaledi Francesca Schianchi su Pubblico

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Dieci del mattino. Si sono appena spente le luci di Omnibus, dalla palazzina de La7 esce Matteo Renzi – jeans, giacca blu e camicia bianca sbottonata – circondato dal suo staff. La prima apparizione tv della giornata (a sera sarà ospite a Ballarò), una delle ultime prima del voto di domenica. «Da noi ad Arezzo c’era tantissima gente, anche in Emilia… Solo a Rimini ce n’era di più per Bersani. 107 province a una», scherzano entusiasti dallo staff. «Calma, ragazzi…», predica divertito il sindaco di Firenze. Pronto alla volata finale: cinque giorni per convincere gli indecisi, rassicurare gli anziani, la categoria più diffidente nei suoi confronti (sono previste in settimana un paio di iniziative ad hoc), per trascinare soprattutto la gente, più gente possibile, ad andare a votare. Ecco, partiamo da qui: l’afflusso ai gazebo. Fa un pronostico?

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Credo voteranno almeno tre milioni di persone.

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Sotto quale affluenza sarebbe un flop? Sotto i due milioni sarebbe una sconfitta.

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Facciamo l’ipotesi: lei vince. La Bindi può evitare di stampare la sua richiesta di deroga. Immagino anche Fioroni.

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Ci può scommettere.

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E che succede invece a persone come Fassina e Orfini, giovani non rottamabili che però la pensano in modo diametralmente opposto a lei sul lavoro? Se vince lei ci sarà posto per loro?

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Ovvio che ci sarà posto. Ma, se vinco io, è anche ovvio che le loro idee non sono quelle vincenti: chi conquista le primarie fa il programma. E per scegliere i parlamentari secondo me bisognerà fare le primarie. Quindi saranno scelti dal territorio.

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Sempre nell’ipotesi che lei vinca: teme di trovarsi ostaggio di un gruppo dirigente che in larghissima parte le è contro?

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No: se vinco io cambia anche il gruppo dirigente. E comunque io mi fido di chi dirige il mio partito, sono certo che rispetterebbe la consacrazione della volontà popolare.

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Ma queste primarie sono un congresso: se vince lei cambia il gruppo dirigente?

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Ma è evidente che il gruppo dirigente che abbiamo conosciuto in questi ultimi vent’anni cambierà, anche se vince Bersani. Dopo queste primarie nulla sarà più come prima.

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Quindi ha ragione D’Alema, a dire che se vince lei salta tutto.

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Lui dice che se vinco io finisce il centrosinistra, è un’altra cosa. Semplicemente, se vinco io si scrive una pagina nuova.

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Lei ha detto che se perde non vuole premi di consolazione. Se invece vince è disposto a elargirne? Dobbiamo ancora vincere e ci mettiamo già a distribuire poltrone, seggiole e sgabelli? Possiamo evitare? Semplicemente io dico e ripeto che, se perdo, non voglio diventare come uno dei tanti che si accontentano del premio di consolazione.

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Ok, nessuna consolazione per lei. Ma se dovesse perdere il ballottaggio, magari con un 40%, lo farà pesare nella composizione delle liste?

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Questo sta nella disponibilità di chi vince. Ma io, ripeto, propongo le primarie per scegliere i parlamentari: a quel punto decide il territorio. E magari abbiamo anche più del 40%.

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Ma c’è il tempo di fare le primarie per i parlamentari?

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Il problema non è il tempo, ma la volontà: se si vogliono fare, si fanno.

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Mi spiega meglio la frase sibillina che ha detto alla Leopolda: se toccheranno anche uno solo in periferia, toccano ciascuno di noi…

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L’ho detto perché in queste ore ci sono in alcune zone del Paese scaramucce a livello locale: tipo minacce di vendette, di ritorsioni sulle giunte… Beh, non sono cose da niente! Ma il clima sta migliorando nelle ultime ore, siamo fiduciosi.

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Teme brogli?

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Ma no, sono convinto che ci sarà la massima serietà. Anzi, ringrazio tutti i volontari impegnati ai seggi. Oggi poi per la prima volta mi ha chiamato anche Nico Stumpo.

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Il bersanianissimo responsabile organizzazione del Pd. Che cosa le ha detto?

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Siccome ho detto che non dobbiamo più dire che è complicato votare, mi ha detto «Vedi che sei d’accordo anche tu sulle regole?».

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Osa un pronostico sul risultato?

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Si arriva al ballottaggio, dove ci sarà un testa a testa.

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E chi vince?

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Spero io.

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A Firenze, la città che lei amministra, chi andrà meglio?

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Loro sono convinti di essere in vantaggio. Ora stanno facendo questo gioco, di dire «Quanto è bravo Renzi a fare il sindaco»: l’ha detto Vendola, l’ha detto Staino. Un modo per dire «resti dov’ è». Io non sono convinto che sia in vantaggio Bersani: vedremo, sono curioso di capire come andrà a finire, è un po’ una partita nella partita.

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Facciamo un bilancio della campagna elettorale? Nei giorni scorsi ha ammesso di aver sbagliato a far passare la rottamazione solo come un fatto anagrafico…

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Forse voi giornalisti siete abituati ad avere a che fare con politici che non sbagliano mai… Io invece prendo in considerazione l’ipotesi di fare cose non giuste. Detto questo, è stata una campagna bellissima, entusiasmante. Abbiamo fatto la torta, ora vogliamo metterci sopra la ciliegina: la vittoria.

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Una campagna bellissima condita anche da alcuni attacchi pesanti..

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Alcuni sinceramente sono stati difficili da accettare: La speculazione che è stata fatta sulla finanza mi ha ferito profondamente. Si è voluto far credere che mi finanziano pericolosi evasori fiscali, quando io ho un mutuo trentennale sulla casa. E’ accaduto di tutto: domenica mattina ho tenuto un’iniziativa nel mio paese, Rignano sull’Arno, e qualcuno ha scaricato letame davanti al mio comitato. Ma i volontari hanno reagito in un modo che mi ha fatto piacere: “si vede che qualcuno se la sta facendo sotto” hanno commentato. Noi resteremo sereni e sorridenti.

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Perché l’Ente Cassa di risparmio di Firenze ha investito 10 milioni di euro nel fondo di Davide Serra, suo sostenitore?

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Intanto, da quel che ho capito ricostruendo la vicenda, l’investimento è precedente alla famosa cena a Milano.

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Appunto, i suoi detrattori diranno che Serra l’ha organizzata per ringraziarla di quell’investimento… I miei detrattori dicono che sono andato a quella cena per avere soldi. L’Ente ha investito 10 milioni di un portafoglio di un miliardo e 400 milioni euro; Algebrys gestisce circa un miliardo di euro: si tratta di una percentuale ridicola per gli uni come per gli altri. E il comune di Firenze non ha rappresentanza nel CdA, ma nel comitato di indirizzo: un uomo su 22. Ora, capisco che ci si attacchi su tutto, ma questa proprio non me l’aspettavo.

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Anche voi però a volte avete menato le mani: il suo coordinatore della campagna Reggi è stato spietato con l’ex tesoriere dei Ds Sposetti.

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Porterò a cena entrambi per farli riappacificare. Basta che paghi Sposetti, che ha più soldi di me… Se vuole venire, portiamo anche Bersani: con due piacentini si mangia sicuramente bene.

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Sposetti insiste che state spendendo più di quello che dite.

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Il fatto è che Sposetti fa un po’ di casino a calcolare le spese: dice che per la polizza assicurativa alla Leopolda dobbiamo aver speso almeno 15mila euro: abbiamo messo la fattura on line, sono 950 euro.

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Nei giorni scorsi si è parlato di chi appoggia Prodi. Lei ha idea di cosa farà l’ex premier?

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Sento più spesso Parisi, mentre Prodi non lo sento da molto tempo, l’ultima volta per un’operazione dell’Università di Firenze legata all’Università di Shanghai. Ma ha sempre detto di voler fare il padre nobile, rispetto il suo desiderio.

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Per chiudere: mi dà un giudizio su Bersani?

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Oggi ho twittato l’articolo di un ragazzo che dice di essere bersaniano: voterei Bersani se fossimo nel 1992, dice, ma siccome siamo nel 2012 voto Renzi. Spiega tutto.

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E Nichi Vendola?

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Ricambio la cortesia che ha detto lui ieri: è un bravo presidente della Regione Puglia. Gli auguro di continuare a farlo.