Matteo Renzi

Nigeria. Prima tappa della terza missione africana

Un Paese ricco di risorse fino all’inverosimile. Il Presidente Buhari è impegnato in una lotta senza quartiere contro la corruzione e il terrorismo. Visitando questa terra non puoi non pensare alle ragazze bambine rapite due anni fa ormai da Boko Haram, al grido di dolore che il mondo levò allora, ma che sembra dimenticato. Non puoi non pensare ai massacri continui, l’ultimo ieri, con testimoni che parlano di bambino bruciati vivi. E allora capisci che questo grande Paese va aiutato di più.

Chiedono all’Europa e all’Italia più attenzione. Più sostegno. Più vicinanza. Noi siamo qui esattamente con questo obiettivo. Sono il primo premier non africano a visitare Buhari, il primo italiano da sempre. Spero di non essere l’ultimo perché la Nigeria è decisiva per il futuro dell’Africa.

Abbiamo siglato un accordo tra le due Polizie e impostato un lavoro comune su agricoltura, piccole e medie imprese, cooperazione internazionale oltre che sui tradizionali temi energetici.
Siamo qui perché pensiamo che sia assurdo girarsi dall’altra parte e far finta che ciò che accade lontano dai nostri occhi non ci riguardi. E del resto La maggior parte degli immigrati che arriva in Italia dal nave è di nazionalità nigeriana: alle anime belle che ci dicono “Aiutiamoli a casa loro”, dico che è quello che stiamo cercando di fare. Ma lo facciamo mantenendo vivo il senso di umanità, i valori, gli ideali: questa è la vocazione dell’Italia. Lasciamo Abuja in direzione Ghana. Con una certezza: vincere la sfida contro l’estremismo in Nigeria e in questa parte di Africa è decisivo per il futuro dell’intero pianeta. L’Italia c’è.