Matteo Renzi

Non rottamerò le nonne

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di Umberto Brindavi

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E’ stanco morto, Matteo Renzi, quando ci vediamo, alle otto di sera di una giornata, l’ennesima, fatta di viaggi, comizi, interventi in radio, telefonate, twittate, riunioni in vista delle primarie del centrosinistra. E uno si chiede: ma chi glielo fa fare? Oltrettutto, con gli ultimi sondaggi che lo danno perdente contro il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. D’altra parte, se uno si candida a governare l’Italia…

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Renzi, voler governare Malia è un pensiero grande.

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«Be’, in un certo senso troppo grande. Perché quando sei fuori dal mondo della politica immagini che siano tutti bravi, competenti, appassionati (magari qualcuno ladro, ma è un altro discorso). Però poi ci entri e ti rendi conto che tutti questi grandi statisti non li vedi».

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Quando le è venuto in mente per la prima volta questo «pensiero grande»?

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«Nel maggio scorso. Quando ho sentito Bersani commentare la vittoria di Grillo a Parma. “Non abbiamo perso”, ha dichiarato: ‘Abbiamo non vinto”. Ecco, lì ho capito quanta sottovalutazione c’era della rabbia, della stanchezza e della delusione dei cittadini. Mi sono detto: devi provarci. E se vincerò le primarie non sarà perché sono simpatico, ma perché la gente si è stancata e vuole cambiare. A quel punto non c’è alternativa. Si cambia davvero. Niente inciuci, basta con il vivacchiare».

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Un tantino ambizioso, no?

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«Devo esserlo. E’ stato un errore aver ridotto la dimensione dei sogni. Tanti sono partiti per cambiare il mondo, poi si sono accontentati di pensare alla propria vita e per loro l’obiettivo importante è diventato cambiare lavoro. Poi magari sono finiti a chiedere una raccomandazione per trovarlo, il lavoro. I sogni si sono asciugati e ristretti come una maglietta lavata troppo spesso». Come si vede tra Obama, Putin e la Merkel? Molti l’hanno presa in giro, immaginando la scena.
«Io voglio restituire ai cittadini la fiducia nella politica, una forte responsabilità non mi spaventa né mi esalta. Mi batto perché quella scena diventi realtà, ma il mio obiettivo non è la photo opportunity. Se dovesse accadere, lì non ci sarebbe Matteo Renzi, ma l’Italia. E l’Italia non deve avere timore reverenziale verso nessuno».

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Senta, è vero che ha solo 19 mila euro in banca, come ha dichiarato qualche tempo fa?

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«Adesso sono 22 mila, perché è entrato lo stipendio. Come sindaco prendo 4.300 euro netti. Mia moglie è insegnante precaria, insieme raggiungiamo 5.500 euro al mese. Abbiamo un mutuo trentennale sulla nostra casa di Pontassieve. E non ho neppure il vitalizio, mentre altri candidati alle primarie ne hanno più di uno, anche tre pensioni. Morale: stiamo bene, meglio di tanta gente certo, ma non riusciamo a mettere via granché».

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Come ha fatto a pagarsi il jet privato?

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«Quello è stato uno scandalo costruito sul nulla. Ero a Pescara e dovevo andare al funerale di un amico, Piero Luigi Vigna. Ho pagato, mi sembra, 3 mila euro. Di tasca mia. Ma qualcuno vuole far passare il messaggio che ci sia sempre sotto qualcosa di sporco. Sono l’unico che mette online ogni spesa e ogni contributo. Se lei stasera mi dà cinque euro, domani stesso su Internet ce li ritrova».

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Perché sua moglie se ne sta dietro le quinte?

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«Io e Agnese abbiamo fatto un accordo. Se vinco, lei dovrà per forza uscire, partecipare alla vita pubblica. Ma se perdo, sarà più facile rientrare nella normalità. Torno a fare il sindaco, non voglio premi di consolazione».

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E se per caso vince le primarie e poi le elezioni, che fa? Il premier? E Mario Monti?

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«Se vinco, governo, non c’è dubbio. Monti avrà un ruolo importante per aiutare l’Italia a riconquistare autorevolezza nel mondo».

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Monti non sarà rottamato, quindi…

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«Ma quando mai? E poi, vorrei dire che su questa parola c’è un grosso equivoco. “Rottamazione” è stato uno slogan di grande impatto ed efficacia, ma va assolutamente sganciato da ogni connotazione anagrafica. Non significa “facciamo a meno degli anziani”, ma “mandiamo a casa questi politici”. E’ un messaggio che faccio fatica a far passare, tant’è vero che i sondaggi mi danno testa a testa con Bersani, ma lui è in vantaggio nelle fasce d’età più avanzate. Io dico: guardiamo al futuro più che al passato e lavoriamo per il bene dei nostri figli. E’ una grande sfida che deve interessare tutti, a prescindere dall’età. E’ per questo che ho accettato di farmi fotografare per Oggi con le mie nonne».

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C’è chi dice che con lei comanderanno i poteri forti…

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«Bah, Non mi fanno paura i poteri forti, piuttosto vedo in Italia troppi pensieri deboli. La gente è ripiegata e rannicchiata su se stessa. Una cosa è sicura: io andrei a rompere certi equilibri di sistema, non a consolidarli».

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Paolo Flores d’Arcais dice di appoggiarla perché lei distruggerà il Pd.

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«E’ un personaggio in cerca di visibilità».

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Aldo Busi sostiene che il suo è “cattocomunismo ingrassato di cattofascismo”.

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«Una frase che si commenta da sola».

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Paolo Bonolis invece dice che la voterà. E Antonella Clerici ha twittato: «Adoro Matteo Renzi». «Mi hanno fatto entrambi immenso piacere. Al di là del successo che hanno in tv, conosco sia Paolo che Antonella. E posso dire che sono persone autentiche. Persone vere».

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Senta, Renzi, qual è l’errore più grande che si rimprovera?

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«Ho sottovalutato tante cose. Ho fatto qualche errore di comunicazione, per esempio. Come la questione della finanza, l’accusa di avere amici con le società alle Cayman. Mi hanno fatto passare per un fighetto rampante eppure ho cercato di non fare polemiche, proprio io che vorrei andare a prendere e riportare da noi i 40 miliardi di euro depositati dagli italiani in Svizzera! Oggi risponderei diversamente, con maggiore decisione. Non come quella volta che ho sbroccato a Piazzapulita, però. In effetti, devo imparare a non sbroccare…».

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Non sarà difficile: lei sembra così perfettino.. . Ha mai fatto vere stupidaggini?

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«Beh da ragazzo al liceo con un amico feci un giornaletto clandestino per denunciare i professori che davano ripetizioni in nero. Mio padre fu chiamato dal preside e rischiai la querela: effettivamente avevamo superato i limiti della diffamazione. Un’altra volta, da capo scout, mi persi nei boschi della Garfagnana con un gruppo di bambini. Passammo la notte all’aperto suonando la chitarra per tenere lontano i cinghiali. Insomma, cose così. E se vuol sapere se ho mai fumato uno spinello la risposta è no. Ma tanto non è neanche figo dirlo.»

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Facciamo il gioco dei “se”. Se dovesse cambiare mestiere?

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«Farei il professore. Di comunicazione all’università o di storia al liceo. O conduttore radiofonico: la parlantina ce l’ho. Da piccolo volevo fare il camionista.»

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Se vincesse 100 milioni al Superenalotto? Si comprerebbe la Fiorentina?

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«No, perchè acquisterei un sacco di grandi campioni e i soldi li finirei subito. E’ una domanda complicata. Come sindaco gestisco un bilancio da oltre 700 milioni ma per me stesso non ho un sogno così grande. Estinguerei il mutuo, certo. E girerei il mondo con i miei figli. Vorrei visitare il Brasile, e magari andarci per i Mondiali di Calcio e le Olimpiadi. Le confesso una cosa: ora che siamo alla vigilia delle primarie vedo il cambiamento possibile, davvero non ci siamo mai stati così vicini. Ma se perdo c’è la vita, fuori, ed è fantastica. Vorrei gridarlo a tutti i politici: uscite da palazzo, godetevi la vita.»

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A proposito di godersi la vita, se Briatore la invitasse in Kenya?

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«Ha detto cose carine su di me, ma se devo andare in Kenya ci vado da solo.»

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Che cosa farebbe se scoprisse che la sua segretaria è sotto inchiesta?

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(Abbozza un sorriso ironico). «Prende 1300 euro al mese ed è sincera ed onesta, voglio pensare e sperare come tutte le segretarie dei politici»

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Se sua moglie la tradisse?

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(Aggrotta la fronte) «Non so come reagirei. E spero di non doverlo mai scoprire.»

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E se il suo spin doctor Giorgio Gori passasse al nemico?

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«Mi spiacerebbe per lui»

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SE sua figlia si facesse un piercing sulla lingua?

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«Ester ha sei anni, ma se dovesse succedere cercherei di farmi raccontare il perchè. Vorrei essere un padre capace di capire le ragioni dei figli.»

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Crede in Dio?

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«Credo in Dio e in Gesù Cristo, nella sua figura storica. Sono praticante, vado a Messa la domenica, ma come sindaco rispetto la laicità. Non puoi obbligare nessuno a pensarla come te sul piano religioso. Se sono a una cerimonia in veste di sindaco, per fare la comunione mi tolgo la fascia tricolore e non mi inginocchio. Ho incontrato papa Wojtyla quando ero scout e gli ho baciato l’anello, invece a Ratzinger da sindaco ho stretto la mano.»

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