Matteo Renzi

Paolo Bonolis: «Voto Renzi, non ha un passato da farsi perdonare. Il resto è antico»

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pubblico giornaledi GABRIELLA GREISON

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E quindi, cosa ne pensa?
Penso che i partiti sono delle aziende, tipo quelle che vendono elettrodomestici: perché la loro esistenza è basata su un sistema ormai consolidato: producono posti di lavoro, sistemano le persone, ricevono cortesie, hanno un profitto, gestiscono gli affiliati, si occupano della concorrenza. La trama è così fitta, che non riesci a uscirne. O ne fai parte, o sei fuori da tutto.

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L’incontro con Paolo Bonolis è sul treno, stessa classe, stesso scompartimento. Lui ha comprato una bella mazzetta di quotidiani: li tiene davanti, li sfoglia avidamente. Legge tutto, non si perde una notizia? Mattina presto, la giornata deve ancora iniziare per tutti.

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Mai partiti esistono ancora?
Si stanno riformando. C’è stata una fase di invecchiamento, e tutti se ne sono accorti, quindi hanno perso fascino, appeal, consenso: così adesso si stanno solo rifacendo il trucco. Infatti, basta sentire quelli che ragionano solo sul nome: loro lo fanno come se fosse un brand da portare avanti, e basta.

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Non sono chiare le posizioni che assumono, intende?
Assolutamente no. Un tempo i partiti prendevano delle posizioni, ora si alleano, creano fratellanze, giusto per stare ancora sulla scena. Ma hanno perso gli ideali da seguire, c’è mancanza di sostanza. E la gente si è stufata: la reazione è evidente per le strade. Il paragone con l’amministratore di condominio calza a pennello…

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In che senso, governare l’Italia è come gestire una palazzina?
Sì, uguale. Quando l’amministratore non fa niente, non risolve il problema dell’ascensore rotto, non sistema la luce della scale, allora tutti i condomini si chiedono: che sta a fa questo? E scatta la cacciata. Infatti, siamo in preda a una forma di abbandono, in cui si inserisce Grillo, e questa ondata di antipolitica che ci sta pervadendo.

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E Grillo è sufficiente, secondo lei ?
No, niente affatto. Ma la gente ha bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. Non immagino lo scenario che si può creare, solo con il movimento di Grillo in testa: non c’è niente di costruttivo intorno. Ma, comunque, l’Italia, purtroppo, non si governa più da sola: noi svolgiamo solo i compiti che ci dettano altri dall’alto. Quindi, è tutto più semplice.

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Da chi dipende l’Italia?
Noi non ci siamo ancora svezzati. Siamo in balia di chi ci muove: eravamo attaccati alle zizze dell’America, alle zizze del mercato globale, alle zizze della Comunità Europea: l’Italia non è indipendente, non produce, dipende sempre da una mamma che ci dice quello che dobbiamo fare, su ogni questione.

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Torniamo a Grillo, la vera novità di queste elezioni. E anche a Renzi.
Beh, loro sono le novità, su cui molti puntano, ma non sono altro che un lumino che serve per attirare l’attenzione di tutti. Creano curiosità. E quindi servono per rimettere in moto tutto il sistema di cui parlavo all’inizio. Le aziende che vendono elettrodomestici si servono di persone così, per poi continuare a vivere. Il dna italico è quello! Il balletto tra di loro sta per ripartire: cercano alleanze, fanno favori, tutto è come prima. Se analizziamo i singoli, beh, magari esce fuori che sono delle persone squisite, ma non è questo il punto. Non basta essere delle brave persone: se sei dentro questo sistema, devi vestirti in un certo modo, dire certe cose, applaudire in alcuni casi e storcere la bocca in altri. Arrivare a compromessi, procacciarti la clientela: e tutti fanno questo gioco. Ma se indossi la maglia dell’Italia, e tutti sono dei calciatori, non è che puoi prendere il pallone e portartelo a casa, solo se le cose vanno male: capito cosa intendo?

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È chiarissimo. Renzi invece il pallone non se lo vuole portare a casa…
Infatti, Renzi, a differenza degli altri, ha il beneficio di inventario. Intanto, è giovane, e in politica ci è dentro da così poco tempo che non deve giustificarsi di cose non fatte. I politici, in questa fase, passano più tempo a ripulirsi dal passato, che altro. Mentre Renzi, almeno, non deve giustificare errori, o mancanze, o pregressi raccapriccianti. Lo voto per tutti questi motivi. Non ne posso più di vivere in un paese con mille passati e nessun futuro.

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E lei si immagina un Paese governato da Matteo Renzi?
È ironica, eh?

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Solo perché sto sorridendo?
L’ho capita: lei intende, da uno che somiglia a mister Bean? Vero, somiglia a mister Bean, fa sorridere anche me questa cosa, ma che ci dobbiamo fare?! Voglio dire: è il meno. Comunque, anche Renzi per stare al gioco, deve vestirsi da politico, e attraversare la trama fitta di cui parlavo prima. Chissà cosa finirà per fare, non lo so, non sono un indovino. Stiamo a vedere. Ma gli altri, ormai, quella maschera l’hanno già persa.

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Dall’altra parte, la situazione è ancora peggio?
Destra e sinistra sono nello stallo assoluto: tutti sono ambi-destri, ormai. Non ci sono più i due schieramenti che si affrontano. Il gioco è lo stesso per tutti. Oggi la destra e la sinistra non sono altro che alibi per la distribuzione delle colpe.

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Berlusconi finalmente è andato…
Doveva, per forza. Non ce la faceva più. Non aveva più credito. Quello che ha fatto lui è riportarci tutti per vent’anni agli anni ’80, quando era già finito tutto. E di conseguenza, la sua gestione, ha portato alla crisi attuale: che pensavano venisse fuori dopo, scusi? Crisi, assoluta. Non solo economica. Anche i valori. Perché spacciava per veri dei valori ben poco reali, delle vacuità.

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Secondo lei, la crisi dove sta facendo massacri più evidenti?
Nel settore scientifico, quello della ricerca. Da quelle parti non se la passano certo bene. Tutti i ricercatori messi alla berlina, tutti i precari senza un contratto, tutti i giovani che magari hanno anche grandi motivazioni per fare, creare, proporsi, per? mancano capi illuminati che li accolgano o li sostengano. Ma non parlo solo del settore scientifico; ovunque.

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Questo Governo, le piace?
Monti sta cercando di mettere le pezze: ma è un governo di tecnici, di banche, di persone fuori dalla realtà. Come quando parla la Fornero: c’è una totale assenza di concretezza. Non c’è un progetto di fondo. La forza della politica è questa. Eppure, se io fossi un politico…

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Continui. Se lei fosse un politico?
Se io fossi un politico e non vincessi le elezioni, sarei comunque contento che le vinca tu, perché se amministriamo lo stesso condominio, e c’è da rifare la facciata o riparare l’ascensore, comunque, o da me o da te, le cose andranno fatte, e bene. Perché nella palazzina ci dobbiamo vivere tutti. E invece loro che fanno?

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Che fanno?
Coltivano il loro orticello, fuori dallo stabile. E usano i partiti come aziende, per renderlo ancora più bello.

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Ora è il momento di scendere. Il tempo per le domande è finito. Allora, buona giornata Bonolis. «Buona giornata? Dopo tutto quello che le ho detto, quale buona giornata si potrà mai passare?».

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PUBBLICO GIORNALE, 7 novembre 2012