Matteo Renzi

Paolo Fresco: “Darò fondi e idee al camper di Matteo. Il vero rischio sarà scegliersi la squadra”

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larepubblicaSALVATORE TROPEA
«Lo conosco da tempo. Ho avuto occasione di lavorare al suo fianco nel campo dei beni culturali e sono rimasto ben impressionato dal suo coraggio e dalle sue capacità. Ora deve solo stare attento a circondarsi di collaboratori capaci, intelligenti e magari accettare che qualcuno gli dica apertamente di essere contro quando non è d’accordo con lui».

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Alla soglia degli ottanta, Paolo Fresco, il presidente della Fiat di fine Novecento, si scopre «rottamatore», ammiratore e sostenitore di Matteo Renzi e non solo per una questione di campanile, essendo entrambi fiorentini.

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È così, avvocato Fresco?

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«Sono sempre stato per il ricambio. Renzi l’ho incontrato la prima volta quando aveva 28 anni ed era già presidente della Provincia di Firenze. L’ho visto all’opera e non mi ha mai deluso».

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Il ruolo di premier è però ben altro che quello di presidente di Provincia di sindaco di Firenze.

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«Certo che è diverso. In queste cose c’è sempre la componente scommessa, ma guardando intorno non mi pare di vedere molte alternative. Sul piano della novità lui si presenta bene: è collocato in un’area moderna e riformista e non è certo un bolscevico, anzi è contro la sinistra estrema e vetero. In questo senso può raccogliere consensi anche nell’area moderata della media borghesia».

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Lei viene indicato come un autorevole esponente dei sostenitori di Renzi anche in termini di aiuti finanziari. Si dice che abbia messo a disposizione dei pacchetti di voli aerei come suo contributo alla campagna per le primarie.

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«Non so cosa sia questa storia dei pacchetti di voli, per il resto penso che aiuterò anche materialmente Renzi, naturalmente nei limiti ammessi e in perfetta trasparenza. Siamo ancora in una situazione di continua evoluzione. Ancora non c’è una riforma elettorale degna di questo nome, non si capisce bene se ci sarà effettivamente un’apertura ai giovani e al nuovo oppure tutto con- tinuerà come prima. Insomma non ci sono regole, per cui è saggio dire: vediamo gli sviluppi. Comunque quando deciderò di appoggiarlo lo farò alla luce del sole. Non è da me fare giochetti. In ogni caso il contributo maggiore sarà di natura intellettuale perché faccia scelte giuste».

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Ma lei lo ha visto o sentito da quando è iniziata la campagna del camper?

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«Ci vediamo raramente, ma ci sentiamo. Lui oggi è impegnato in un’impresa importante che lo assorbe molto».

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Le sue simpatie sono in qualche modo collegabili alla famosa dichiarazione fatta da Renzi quando sul caso Fiat ha detto di stare con Marchionne «senza se e senza ma»?

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«Diciamo che quella scelta di campo fa parte della sua natura. Significa avere il coraggio delle proprie opinioni. I se e i ma non fanno parte del vocabolario di Renzi e anche per questo io lo ammiro. Apprezzo questa rottura, vera non fittizia, con il politichese. Mi piace perché segnala un cambiamento o per lo meno la voglia di misurarsi con il nuovo di cui il paese ha bisogno».

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Insomma anche lei è per la rottamazione?

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«Quando dico di condividere e ammirare la scelta di Renzi per la rottamazione penso al coraggio di mandare in pensione i vecchi soloni della politica. In questo ha avuto il coraggio di imboccare una strada di rottura. 

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Rischiando però di andare a sbattere con certe forme di grillismo.

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«Non credo corra questo pericolo. Ha fatto la sua scelta in tempi non sospetti, quando ha cominciato a sparare sui partiti il grillismo non esisteva ancora».

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È ragionevole pensare che le sue simpatie per Renzi siano state influenzata dalla sua lunga esperienza di manager formato anche alla scuola americana?

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«Penso proprio di sì. Il suo stile è abbastanza anglosassone e i suoi maestri sono Obama e Blair, soprattutto quest’ultimo».

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Allora Renzi for president?

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«Con un solo timore».

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E sarebbe?

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«I collaboratori devono essere all’altezza del ruolo».

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È per caso una sua candidatura a entrare nel team?

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«C’è sempre qualcosa da fare, in tutte le stagioni. Io posso assolvere solo il ruolo del vecchio saggio, non altro. Ci sono poi quelli che hanno o ritengono di avere anche la vigoria fisica come il mio predecessore in Fiat. Il mio contributo? Pensiero più che azione».

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La Repubblica, 09 ottobre 2012