Matteo Renzi

PD, i cinque candidati divisi su fisco e lavoro

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sole24orePD, i cinque candidati divisi su fisco e lavoro

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di  EMILIA PATTA su Il Sole 24 Ore

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Scontro sui fondi pubblici ai partiti: per Renzi da abolire per gli altri da ridurre

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ROMA Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci sono in piedi davanti a un leggìo. Lo sfondo va dal rosso al nero al verde. E la prima domanda che il moderatore di Skytg 24 Gianluca Semprini pone ai 5 candidati alle primarie del centrosinistra è di quelle che nel mondo occidentale fanno vincere o perdere le elezioni: il peso fiscale va ridotto? Gli occhi sono puntati sui due competitor principali, Bersani e Renzi, e sul leader di Sel Vendola. Il sindaco di Firenze nuota nel suo mare, avendo fatto della riduzione della pressione fiscale il punto principale del suo programma. Ma per tutti il peso fiscale va ridotto. «Di tasse il Paese sta morendo – esordisce Renzi -. C’è bisogno di combattere l’evasione, ma anche di cambiare le regole del gioco, proponiamo che lo Stato mandi a casa la dichiarazione dei redditi precompilata, e così il cittadino dialoga, discute e conclude la transazione con lo Stato». Renzi è l’unico a dire che l’Imu reintrodotta dal governo Monti deve restare così com’ è. Per tutti gli altri va ridotta sulla  prima casa (per Vendola addirittura una «patrimoniale sui poveri»). Bersani ribadisce la sua ricetta: abbassare il carico fiscale sui redditi medi e bassi, sul lavoro, e per le imprese che investono sui giovani e sulle donne. Sì all’imposta personale sui grandi patrimoni per alleggerire l’Imu. Sì a far emergere le grandi rendite finanziarie, sì alla tracciabilità delle operazioni bancarie al di sopra dei 300 euro a patto che le banche non ci guadagnino. Un po’ a sorpresa (ma non per il Sole 24 Ore che lo ha intervistato su questi temi il 6 novembre) anche Vendola parla della pressione fiscale attuale come «una strozzatura per il nostro sistema economico» dal momento che per l’8o% grava su lavoratori dipendenti e piccole imprese. Per il leader di Sel vanno rimodulate le aliquote sulla scia di quanto sta facendo Francois Hollande in Francia: al di sopra del milione di euro si paga il 3 per cento.

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Le differenze aumentano quando il discorso si sposta sull’Europa e sul lavoro. Bersani insiste su un nuovo patto: si a politiche di investimenti. Si tratta di una correzione delle politiche Ue che non comporta una revisione del patto di stabilità. Il più montiano si rivela Renzi, che avverte che anche solo dire che va rivisto il patto di stabilità significa fare un danno all’Italia. Vendola insiste invece sul modello di welfare europeo da difendere: sì al rigore della spesa corrente, ma deve essere «un rigore mirato». Quanto alla riforma Fornero del mercato del lavoro, per Bersani va rivista in alcuni punti (sul tema della precarietà e delle politiche attive per il lavoro non ha risolto abbastanza). Per Vendola, che ha firmato il referendum per l’abrogazione, va rivista radicalmente («nelle 47 forme di contratto a tempo determinato c’è il buco nero in cui è precipitata un’intera generazione»). Mentre Renzi va addirittura oltre la riforma Fornero rilanciando la proposta Ichino della flexsecurity e del contratto unico a tutele crescenti. Renzi ha il suo momento migliore dal punto di vista mediatico quando si parla dei costi della politica: se tutti sono d’accordo sulla necessità di abolire le province e ridurre il numer? dei parlamentari, il sindaco di Firenze annuncia l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti laddove Bersani e Vendola lo difendono come strumento per difendere la politica dai condizionamenti delle lobby. E poi diritti civili, matrimoni gay, parità di genere, lenzuolate di Bersani («ne farò una sulla moralità, contro la corruzione e il falso in bilancio»), con momenti anche leggeri e divertenti. In generale un dibattito fluido, civile. Bravi gli outsider Tabacci e Puppato, sicuri e competenti. In particolare il centrista dell’Api Tabacci si è rilevato una vera sorpresa, concreto e ironico. Il segretario Bersani è apparso a suo agio, ma ha volutamente usato toni pacati, non forzando mai le questioni. Più “televisivi “Renzi e Vendola, che essendo vicini come postazione si sono anche lasciati andare a qualche duetto. La corsa alle primarie è entrata nel vivo, e già la Rai e La 7, con Enrico Mentana, si prenotano per altri confronti in tv. Dal punto di vista del maggiore competitore di Bersani più se ne parla meglio è. Così. riassume la questione un uomo dello staff renziano: «Con due milioni e mezzo di votanti siamo a un’incollatura da Bersani, con 3 milioni siamo pari, sopra i 3 milioni vinciamo noi». E la serata di ieri ha dato certo la “volata”, se non a Renzi, all’evento primarie del centrosinistra.