Matteo Renzi

Perché il fenomeno Renzi è destinato a sfondare anche al sud

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Perché il fenomeno Renzi è destinato a sfondare anche al sud

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di UMBERTO RANIERI di Il Foglio

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ilfoglioNon capire le ragioni del successo del Sindaco rischia di far diventare il PD una somamtoria informe di notabili

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Archiviata la vocazione maggioritaria c’è stata una oscillazione nella nostra politica. Da un lato abbiamo posto il problema dell’intesa con forze che è invalso chiamare moderate, di centro, liberaldemocratiche; dall’altro siamo giunti alla foto di Vasto illudendoci di tenere tutto insieme. Poi, quando l’Italia è stata investita dalla crisi e Berlusconi è crollato, è apparso chiaro che la coalizione con Sel e Idv non era una soluzione buona non dico per governare ma nemmeno per andare alle elezioni. E si è giunti a Monti. Non capisco come sia possibile, mentre lo sfaldamento del Pdl libera milioni di italiani alla ricerca di una diversa offerta, che per il Pd la priorità diventi, senza che ci sia ancora la legge elettorale, l’intesa con un Vendola che passa parte del suo tempo a imprecare contro qualsiasi accordo con i moderati. Dinanzi a tutto ci? è difficile non avvertire il sorgere di un problema di credibilità del partito e della sua leadership. Come venire fuori da questa situazione? Lo dico consapevole che al punto cui sono giunte le cose è difficile; lo dico con il rammarico per il tempo perduto ma non vedo altra strada: rilanciare il progetto originario del Pd. So bene che tanti guarderanno con scetticismo a questa prospettiva. Conosco l’obiezione: ma cosa vieni a dirci? Mancano sei mesi al voto, la coalizione è fatta, abbiamo anche i dieci punti, la destra è a pezzi… che vuoi di più? Obiezioni che ricevo dagli stessi che considerano il governo Monti una parentesi, chiusa la quale la partita, come se niente fosse, tornerebbe ai protagonisti di prima. Considero questa una posizione del tutto sbagliata. E’ ormai evidente il divario tra il livello e la dimensione della sfida che comporta governare il paese e le basi reali della prospettiva politica che indichiamo. Ma il punto di fondo è che nulla tornerà come prima. Tanto meno partiti che hanno dissipato la risorsa più preziosa nella vita politica: la credibilità. Anche il Pd, che pure resta la forza più sana, ha contribuito a smarrirla. Per rimontare rispetto alla impopolarità dei partiti sarebbe stato necessario muovere in alcune direzioni: una riforma elettorale e costituzionale, un mutamento radicale nel finanziamento pubblico ai partiti, una modifica nel meccanismo delle nomine negli enti, l’avvio della ricostruzione dei partiti a cominciare da quanto prevede la Costituzione. Questo non si è fatto. Così come non si è mai riusciti a discutere in questi anni dei mutamenti che si producevano nella vicenda politica e sociale del paese e che rendevano indispensabile una revisione della linea politica.

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Siamo passati dalla vocazione maggioritaria alla strategia della alleanza con i moderati, poi da questa all’alleanza con una frazione della sinistra radicale, siamo tornati a essere i progressisti, anzi quelli la cui missione è organizzare i progressisti che poi vuol dire vedersela con Vendola e compagnia bella. Abbiamo così rinunciato alla ambizione di costruire una forza centrale del sistema politico rinserrandoci in una rappresentatività ristretta e limitata e tutto questo, sembra incredibile, senza mai discuterne seriamente. Intanto crollava mezzo mondo: Berlusconi e il berlusconismo si dissolvevano, la Lega tracollava, il centrodestra si inabissava, il sistema politico implodeva, l’economia era sconvolta dalla crisi, giungeva Mario Monti con il governo tecnico… Cosa altro doveva accadere per avvertire la necessità di un congresso? Poi ci si scandalizza che arriva Renzi. E via! Le primarie credo che potranno aiutarci malgrado il modo discutibile con cui si è affrontato il capitolo delle regole con l’introduzione di procedure che rischiano di ridurre l’affluenza al voto. So bene che ci si interroga su Renzi. Chi è costui? Perché è diventato una sorta di fenomeno? La risposta è semplice. Perché l’insoddisfazione per il modo in cui è stato diretto il partito in questi anni è cresciuta a dismisura. Perché c’è uno scarto tra gli assilli, i tormenti, le domande della società e dei nostri elettori e l’ambiguità, le incertezze, la fragilità della nostra politica. Renzi incalza perché raccoglie un’ansia di cambiamento: qualcosa che va al di là degli stessi programmi. Come si fa a non capirlo. Come si fa a liquidarlo come una variante del berlusconismo, come fenomeno mediatico? Il suo appeal nasce dal logoramento di una complessiva leadership. Appartengo a una storia politica lontana da quella di Renzi, lontano lo sono per dati anagrafici, per letture, per modo di intendere l’impegno politico. Tutto ci? tuttavia non mi impedisce di tentare di capire le ragioni di fondo del successo di Renzi.

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Il sostegno al sindaco è vissuto come una liberazione dal peso di una oligarchia. Così stanno le cose nell’animo di tanti amici, compagni, elettori. La causa, in parte, è da ricondurre al declino dei metodi di direzione collegiale, alla perdita da parte del partito di vita democratica. C’è bisogno di un esempio? Si guardi al Pd nel Mezzogiorno. Da quanti anni si sottovaluta l’esigenza di una vera e propria ricostruzione del partito nelle regioni meridionali? La destra al Sud è impresentabile. Ma il Pd è un partito che rischia di ridursi a una sommatoria informe di notabili. C’è stato un comporta- mento cieco dei gruppi dirigenti nazionali dinanzi a situazioni di decadimento, impoverimento, degrado del partito nel Sud. Ogni leader (o presunto tale) del Pd ha nel Sud la propria corrente e non va nemmeno tanto per il sottile per quanto riguarda la sua composizione. Si è diffusa una spregiudicatezza nella lotta per il potere e nella gestione del potere. Abbiamo lasciato, per un pugno di voti in più alle nostre (!) liste, che a guidare città importanti fossero dei demagoghi chiacchieroni! Questa è la cruda verità. Ecco perché viene avanti Renzi. La si smetta con la demonizzazione. Ho la sensazione che si sia perso il ben dell’intelletto. Si è giunti a definire Renzi il politicante astuto… un avventuriero che strizza l’occhio ai bassifondi del paese… conduce una intollerabile aggressione… cerca l’umiliazione di alcune persone… scalda i cuori di Dell’Utri e Santanchè… Si mettano in ogni caso da parte le invettive, si riducano le ritorsioni polemiche, si finisca di annunciare cataclismi nella eventualità di un successo di Renzi (molto difficile del resto considerata la mobilitazione totale, in una direzione, degli apparati residui del partito e della grande maggioranza dei segretari di ogni ordine e grado). Si provi ad andare ad un confronto serio. Non è interessato a questo Bersani? Dia una mano in questa direzione Renzi, mostri maggiore consapevolezza della crisi in cui versa il paese e della difficoltà che comporta governarlo. Guidare l’Italia in tempi difficili come quelli che viviamo, è cosa ben più ardua che amministrare Firenze, una città meravigliosa che amiamo con la stessa intensità con cui amiamo Napoli. Mi auguro che ci? avvenga. Si riscoprano almeno le buone maniere. Il mio è un auspicio che spero favorisca la loro riscoperta. Come la danza della pioggia. Non è detto, ma a volte piove. (l’autore è presidente del Forum Mezzogiorno del Pd)

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