Matteo Renzi

Perché voterò Renzi

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europaFRANCO CARDINI

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Ebbene, sì: tra i politici che stanno oggi sulla piazza, quello che dice cose più vicine a quelle che sento, che credo e che voglio io (a parte qualche mia riserva veterocattolica) è Nichi Vendola. Che ha secondo me, soprattutto, ragione quando sostiene che bisogna rottamare quell’infausta bieca illusione che è il liberal-liberismo.

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Sto con Vendola anche perché ho avuto un po’ modo di conoscerlo e lo stimo, lo so coraggioso, lo credo onesto. Ha fatto bene a entrare decisamente in campo e gli auguro molta fortuna; sarò lieto se ce la farà e, in futuro, mi piacerebbe dargli una mano.

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Ma in questo momento e per questa competizione, con rammarico, non posso aiutarlo. Credo che in questo momento, per la Sinistra e per il paese, la carta da giocare sia una sola e si chiami Matteo Renzi.

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Sono fiorentino, ho parteggiato per Renzi quando era candidato sindaco e sono suo amico personale (ma non gli ho mai chiesto né un favore, né un posto in lista, né una consulenza). Ma sia ben chiaro anche che non tutto quello che ha fatto come sindaco mi è piaciuto e mi ha soddisfatto e che molte tra le cose che fa e che dichiara – dal suo vecchio “Con Marchionne senza se e senza ma”, che si è rimangiato ma che non gli perdono, sino alle sue pervicaci dichiarazioni appunto liberal-liberiste e anche ad alcuni personaggi del suo entourage – non mi convincono.

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Però oggi, piaccia o no (e a me non dispiace), lui è la sola carta da giocare. Fra tutte: a destra come a sinistra. E, visto che si colloca a sinistra, è bene che lei se lo tenga stretto e non se lo faccia scappare. Proprio perché potrebbe succedere: e lui potrebbe essere tentato di farlo; e non deve succedere, e non ci sono questioni di principio o moralismi che tengano.

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Renzi è giovane, è ambizioso, vuole sfondare. Ed ha concrete possibilità di farcela. Pur avendo ormai vari anni di politica attiva sulle spalle e avendo anche coperto posti importanti, come quello di presidente della provincia di Firenze, ha l’aria di essere rimasto ancora abbastanza fresco, abbastanza immune dal vizio dei giochi di potere e insomma dalla corruzione politica, ch’è uno stato mentale prima di essere un atteggiamento criminale.

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Il cattolico e “moderato” Renzi, che ha l’aria di essere uno di centrosinistra più di centro che di sinistra, ha una possibilità che fa difetto a Bersani e che manca del tutto a Vendola: può parlare agli incerti della politica, ai tentati dall’astensionismo oppure dal ribellismo forse giustificato ma in fondo inutile e nichilista di molti seguaci di Di Pietro e di Grillo. Renzi soltanto può persuadere molti di loro, e i milioni di “orfani” delusi, disorientati e schifati di Berlusconi e del berlusconismo, che si può ancora una volta tentare di far qualcosa con la politica, con l’impegno serio al posto dell’invettiva e dell’insulto, perfino col voto.

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Fatevelo dire da uno che ha idee di sinistra, almeno sul piano socioeconomico, ma che non è mai stato “di sinistra”, che non ha mai militato dalla sua parte : la sinistra è ammalata di alcuni vizi, se non proprio colpe, che in questo momento possono nuocerle in quanto rischiano di farle perdere o di non farle guadagnare consensi. E oggi non può permettersi di fallire, di essere sconfitta: perché, se sarà sconfitta lei, vincerà di nuovo il centrodestra e con esso trionferanno anche (magari contro la volontà di molta gente di centrodestra che è onesta e capace) la disonestà, l’assenza di senso civico, l’ignoranza. Lo spettacolo indecoroso di tanto estesa e radicata corruzione nel mondo della politica di questi giorni è in larga misura (anche se, purtroppo, non del tutto) il prodotto del malgoverno del centrodestra e della corruttela berlusconiana. Ma attenzione: l’uno e l’altro sono essi stessi effetti, non cause. Il berlusconismo ha potuto corrompere tanto a fondo perché si è trovato davanti una società civile già disposta a lasciarsi corrompere.

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Ora bisogna risalire la china: e sarà dura. Occorrono determinazione, entusiasmo, sensazione che sta succedendo qualcosa di veramente nuovo. Attorno a Bersani, si sta diffondendo un’incerta, brumosa e polverosa aria di veterosinistrismo; vicino a lui, sono in troppi a parlare ancora il sinistrese. Ma, piaccia o no, la maggior parte degli italiani d’oggi non ama questo linguaggio: ne ha paura o ne è stufa e sfiduciata. I valori che esso veicola – e so bene che ci sono – debbono esser oggi presentati in modo nuovo, diverso. Senso civico, volontà di affermazione della giustizia sociale, capacità di esprimere un europeismo di tipo nuovo che non segua più pedissequamente la dittatura della finanza e delle multinazionali, vanno oggi veicolati con un linguaggio ancora da inventare. Se da una parte quello di Bersani è stanco e non convince chi viene da lontano, dall’altra quello di Vendola appare estremistico, settario, fa paura, respinge.

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La sinistra non vincerà rispolverando ancora una volta un antifascismo formalistico e bigotto, un bioecologismo che ormai sembra frusto e patetico, un neo-operaismo degno dei tempi dei “padroni delle ferriere” che può solo far sorridere in una società nella quale (purtroppo) la classe operaia non esiste più mentre le masse sono costituite da piccoli borghesi in via di proletarizzazione e atterriti dinanzi all’idea di proletarizzarsi.
Oggi, la sinistra vince se riesce non solo a mantenere quanti con fermezza e coscienza le appartengono, ma anche a convincere gli altri, gli incerti e i refrattari, che la via del recupero della socialità e della dignità è quella che serve a tutti e che conviene a tutti. Il pericolo non è una nuova stagione di Tangentopoli o di BungaBunga, non è nemmeno l’arrivo dei colonnelli che non appartengono alla tradizione italiana. È l’ennesimo trionfo del trasformismo, quest’antico male del nostro paese: che vincerà fatalmente, se i milioni di stanchi e di disorientati soggiaceranno di nuovo al richiamo perverso dell'”ammucchiata dei moderati”, quella che il centrodestra ci sta proponendo e che potrebbe avere i numeri per vincere. Bisogna sottrarglieli, questi numeri: né il sinistrismo stanco alla Bersani, né la sinistreria settaria alla Vendola potranno mai farlo. Renzi può: perché può rassicurare, può entusiasmare, può convincere. Magari perfino sedurre: fa parte della politica.

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Il rischio? Uno solo, immenso: e non a caso ben capito, e subito, da Berlusconi e perfino dalla Santanché. Può far milioni di prigionieri che poi non lo lasceranno più tornar da dove è venuto. E magari può anche esserne contento: è già successo, nella storia d’Italia. Sta a noi fornirgli i mezzi perché ciò non avvenga.

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EuropaQuotidiano.it, 12 ottobre 2012