Matteo Renzi

“Primarie per il 2013, ora il segretario non può dire di no”

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Primarie, per vincere le elezioni servono le primarie. Bersani non può pensare di non farle. Tante osservazioni, ma una sola indicazione giunge dal «rottamatore» Matteo Renzi di fronte ai ballottaggi.

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Sindaco, qual è il suo giudizio complessivo sul voto?
«Assurdo negare la realtà: al confronto con i dati delle ultime elezioni il centrosinistra può contare su un numero di sindaci superiore rispetto a quelli del centrodestra. Per questo comprendo se il gruppo dirigente del Pd afferma di avere vinto…».

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Però?
«Però ci sono tre elementi che non vanno sottovalutati, di fronte ai quali Bersani deve capire che le primarie vanno fatte».

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Innanzitutto Grillo.
«Ma non solo».

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Perché?
«C’è anche il caso-Belluno, su cui il Pd deve riflettere molto. E poi c’è il dato allarmante dell’astensionismo…».

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Che però non riguarda soltanto il Pd. Non le pare?
«Ci riguarda in maniera particolare, visto che il campanello d’allarme arriva soprattutto da Genova, dove vince il Pd».

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Andiamo per ordine: Grillo.
«Sono molto contento che il Movimento Cinque Stelle si sia affermato in un comune significativo nel quale misurarsi alla guida di un’amministrazione, fermo restando che io, da iscritto al Pd, sarei stato di gran lunga più contento se avesse vinto Bemazzoli».

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Invece è andata diversamente.
«Già. E a questo punto una domanda noi del Pd ce la dobbiamo porre».

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Prego.
«Perché gli elettori hanno dato fiducia a Pizzarotti, finora uomo al di fuori del Palazzo, e non a Bernazzoli, scelto dal Pd in qualità di esperto amministratore?».

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Qual è la sua risposta?
«Evidentemente Pizzarotti è stato ritenuto più credibile. Certo, adesso i grillini dovranno uscire dalla rete e fare i conti con i problemi concreti. Sono curioso di vedere se Pizzarotti saprà tagliare il numero degli assessori (io li ho dimezzati), se saprà valorizzare le presenze femminili in giunta (nella mia squadra ci sono cinque donne su otto), se saprà ridurre i costi (io ho venduto le auto blu), se saprà far fuori i vecchi tromboni dalle aziende municipalizzate (io l’ho fatto)».

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Non solo Grillo, diceva. Ci parli del caso-Belluno.
«Quello è eclatante. Vince Jacopo Massaro, cioè uno che fino a pochi mesi fa stava col Pd. Aveva chiesto le primarie. Il partito ha detto di no, preferendo l’investitura dall’alto per Claudia Bettiol. Lui s’ è presentato da solo e ha vinto».

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Poi l’astensionismo.
«Genova è il massimo: lì il Pd vince, ma non può sottovalutare il dato dell’affluenza alle ume. A Genova non ha votato neppure il 40 per cento».
Tanti elementi: qual è indicazione che lei ritiene fondamentale per il Pd?
«In vista delle Politiche 2013 è strategico avviare subito una discussione perché già in autunno si arrivi alle primarie».

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Di partito o di coalizione?
«Questo verrà dopo. Ma per ora è fondamentale cominciare un percorso. Questa è l’unica soluzione: io non vedo alternative. Certo, ci saranno ore e ore di discussione in via del Nazareno. E noi aspetteremo con pazienza la decisione. Però Bersani non può pensare di non farle».

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Se ci saranno le primarie di partito lei sarà candidato?
«Poi vedremo, questo non conta». Cosa conta invece?

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