Matteo Renzi

Rassegna stampa

Perché il fenomeno Renzi è destinato a sfondare anche al sud

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ilfogliodi UMBERTO RANIERI su Il Foglio

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Non capire le ragioni del successo del Sindaco rischia di far diventare il PD una somamtoria informe di notabili

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Archiviata la vocazione maggioritaria c’è stata una oscillazione nella nostra politica. Da un lato abbiamo posto il problema dell’intesa con forze che è invalso chiamare moderate, di centro, liberaldemocratiche; dall’altro siamo giunti alla foto di Vasto illudendoci di tenere tutto insieme. Poi, quando l’Italia è stata investita dalla crisi e Berlusconi è crollato, è apparso chiaro che la coalizione con Sel e Idv non era una soluzione buona non dico per governare ma nemmeno per andare alle elezioni. E si è giunti a Monti. Non capisco come sia possibile, mentre lo sfaldamento del Pdl libera milioni di italiani alla ricerca di una diversa offerta, che per il Pd la priorità diventi, senza che ci sia ancora la legge elettorale, l’intesa con un Vendola che passa parte del suo tempo a imprecare contro qualsiasi accordo con i moderati. Dinanzi a tutto ci? è difficile non avvertire il sorgere di un problema di credibilità del partito e della sua leadership. Come venire fuori da questa situazione? Lo dico consapevole che al punto cui sono giunte le cose è difficile; lo dico con il rammarico per il tempo perduto ma non vedo altra strada: rilanciare il progetto originario del Pd. So bene che tanti guarderanno con scetticismo a questa prospettiva. Conosco l’obiezione: ma cosa vieni a dirci? Mancano sei mesi al voto, la coalizione è fatta, abbiamo anche i dieci punti, la destra è a pezzi… 

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Come si sorpassa Bersani

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ilfogliodi CLAUDIO CERASA su Il Foglio

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Il viaggio di Renzi, i segreti della fase due, il senso della nuova rottamazione. Cronaca e parole di un giorno in camper con il sindaco di Firenze

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Ecco. E ora? Che succede? Come funziona? Come si procede? E su cosa si punta? E come ci si muove? E cosa si dice? E come si insegue? E come si rimonta? E i contenuti? Che dite? Meglio la comunicazione o meglio le idee? Meglio i ricorsi o meglio i sorrisi? Meglio essere aggressivi o meglio andare per la propria strada? Meglio attaccare a testa bassa o meglio correre per i fatti propri? E soprattutto: meglio continuare con la storia della rottamazione o meglio non nominarli più i vari Massimo D’Alema, i vari Walter Veltroni, i vari Franco Marini, le varie Anna Finocchiaro, le varie Rosy Bindi e parlare davvero di altro? Insomma, in altre parole: e adesso, che si fa? Vercelli, lunedì ventidue ottobre. Matteo Renzi arriva poco dopo l’ora di pranzo di fronte ai portici del Bar Italia, a pochi passi dall’antico foro romano della vicina piazza Cavour. Il sindaco di Firenze scende rapidamente le scalette del camper, stringe al volo un paio di mani, sorride di fronte ad alcuni flash, risponde a qualche domanda, saluta la folla alzando il pollice della mano destra, poi si infila sotto le arcate che circondano il bar più famoso della città, impugna il microfono, si scusa per il ritardo, ringrazia i presenti, saluta i comitati, omaggia i vercellesi e quindi, per una buona mezz’ora, inizia a parlare. 

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Le regole per le primarie del Pd… e quelle francesi

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italiafranciadi Marco Castelnuovo su La Stampa.it

Sono definitive le regole per votare alle primarie del Pd. Molte, moltissime le differenze rispetto al passato. E anche rispetto alle esperienze straniere. Senza arrivare agli Stati Uniti, troppo diverse e consolidate, oltreoceano, le regole delle elezioni primarie, mi limito a riportare le differenze con le regole che hanno contraddistinto le primarie per le presidenziali francesi, svolte esattamente un anno fa.
A mio modo di vedere non esiste un modello perfetto, alcune cose vanno bene e sono migliori per la Francia, altre per l’Italia. Certo sono due modelli totalmente diversi. Strano che il centrosinistra italiano non abbia preso spunto. Nonostante almeno a parole voglia addirittura importare il sistema di governo e la legge elettorale che vige Oltralpe.

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ELETTORATO ATTIVO
ITALIA Possono votare solo i maggiorenni (a differenza di tre anni fa, quando a votare erano tutti coloro che avevano dai sedici anni in su)
FRANCIA Votano tutti i maggiorenni, coloro che avranno 18 anni al momento del voto per le presidenziali, i minori iscritti alla giovanile di un partito

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Primarie Pd: sulle regole Renzi ricorre al Garante della Privacy

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sole24oreIl sindaco di Firenze chiede di giudicare se la pubblicità degli iscritti all’albo del centrosinistra viola le norme sulla riservatezza. La replica di Pierluigi Bersani: regole votate da tutti.

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ROMA Lo scontro sulle regola per le primarie arriva fino al Garante per la privacy. Nel mirino di Matteo Renzi, che ieri ha presentato una segnalazione urgente all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, sempre l’iscrizione all’albo degli elettori del centrosinistra e l’appello pubblico di sostegno al centrosinistra che dovrà essere sottoscritto per poter votare alle primarie. No alla pubblicità dei dati, è in sostanza la tesi: «Non vi è alcun rapporto di necessità tra la raccolta dei dati per l’espletamento delle funzioni di voto e la loro eventuale diffusione e pubblicazione».

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Regole, l’errore fatale di Renzi

europa

 

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europadi MARIO LAVIA su Europa

L’errore fatale di Matteo Renzi ha una data precisa: il 6 ottobre, quando si tenne l’assemblea nazionale del Pd che all’unanimità approvò la modifica statutaria che consente a Renzi di partecipare alle primarie e le sue regole. Unanimità, ma già all’uscita della riunione si davano interpretazioni diametralmente opposte. Nei giorni successivi è stata messa nero su bianco l’interpretazione-Bindi: obbligo di registrarsi in un luogo diverso dai gazebo e secondo turno sostanzialmente precluso a chi non abbia votato al primo. E Matteo, che su una partecipazione larga si gioca tutto, ora si rende conto di aver sottovalutato la questione. Perché le regole sono importanti, come le parole.
Fin dall’inizio, il sindaco di Firenze ha ritenuto che nessuna regola al mondo potesse arginarne il successo e soprattutto che di Bersani «ci si può fidare», delegando sostanzialmente a lui il compito di realizzare le regole senza una vera e propria trattativa.

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Ivan Scalfarotto: «Matteo come Blair e Clinton. Il conflitto sociale va superato»

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ivan-scalfarottodi M. ZE.

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«Appoggiare Renzi non vuol dire essere contro il partito come invece viene considerato da molti». Ivan Scalfarotto, vicepresidente Pd, ripete più volte il concetto. E se lo fa un motivo di sicuro c’è.

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Perché questa sottolineatura? Renzi è del Pd…

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«Io ho preso la mia decisione come faccio sempre: considerando in maniera laica le cose. E invece oggi se qualcuno appoggia Renzi viene sospettato di non tenere al partito, un approccio che non condivido affatto».

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Baricco su Renzi: è il discorso di un uomo di sinistra

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lastampa«Non demonizzo rapporto con la finanza e i finanziatori della politica, purché siano onesti»

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di JACOPO IACOBONI su La Stampa

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Alessandro Baricco forse è l’intellettuale che Renzi ascolta di più. Che impressone le ha fatto il discorso del PalaIsozaki?
«Matteo è stato convincente. Ha fatto quello che doveva fare, forse avrebbe anche dovuto farlo prima: un discorso di posizionamento politico, spiegare da quale parte si colloca, senza esitazioni».

Un discorso «di sinistra», si può dire così e basta?
«Un discorso nel quale Matteo illustra per quale motivo lui è “di sinistra”, e sbaglia chi lo considera diversamente. Naturalmente una sinistra non conservatrice, che non ha paura a guardare al futuro. Tutto quello che è mancato nell’ultima sinistra che abbiamo visto all’opera».

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Roberto D’Alimonte: «Il segretario non vanifichi il suo coraggio: primarie aperte o saranno un boomerang»

lanazione

lanazionedi ALESSANDRO FARRUGGIA

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«Bersani ha avuto coraggio ad accettare la sfida delle primarie, cosa che a norma di statuto non era tenuto a fare. Ma ora dovrebbe avere altrettanto coraggio nell’accettare primarie davvero aperte». Il suggerimento viene dal professor Roberto D’Alimonte della Luiss, uno dei più stimati politologi italiani. «Quello che è chiaro nel regolamento delle primarie – spiega – è che gli uffici elettorali nei quali registrarsi sono diversi dai seggi. Non è chiaro invece è se saranno costituiti dentro ai seggi».

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