Matteo Renzi

Rassegna stampa

Io, mio padre e il nostro sogno: un’Italia nuova

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chi logoMatteo Renzi, sindaco di Firenze e candidato alle primarie del Pd, ha accettato di conversare con il padre Tiziano Renzi, segretario del Pd di Rignano sull’Arno, ex consigliere comunale ed ex esponente della sinistra Dc. Hanno discusso di politica davanti a un bicchiere di vino e ad alcune fette di salame, sul prato della casa di famiglia, nei dintorni di Firenze.

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Matteo. «Mi fa un po’ effetto parlare con te di rottamazione…».

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Tiziano. «In effetti hai scelto una parola orribile».

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M. «E perché? Avessi usato le parole che usano i politici, non mi sarei fatto capire. Chi vuoi che si interessi, scusa, a un generico appello al “ricambio generazionale “?».

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T. «Capisco. Ma hai dato l’impressione di voler rottamare le persone. Si rottamano le macchine, non le persone».

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M. «Io non voglio rottamare le persone. Voglio rottamare le carriere. Da vent’anni i partiti cambiano i nomi, i simboli, gli slogan. Ma le facce sono sempre le stesse. Se non si cambiano i leader, non cambieremo l’Italia».

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Matteo Renzi a “Che tempo che fa”

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\n Matteo Renzi intervistato da Fabio Fazio nel corso della puntata di “Che tempo che fa” di lunedì 8 ottobre (il link al video completo)

Matteo, il cattolico liquido tra gli scout e l’arcivescovado

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lastampaANDREA TORNIELLI

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“È abbastanza ‘liquido’ da essere sfuggente su alcune delle cose che stanno più a cuore a noi cattolici…”. Nei sacri palazzi della Chiesa italiana è questo uno dei giudizi più ricorrenti su Matteo Renzi, il «rottamatore» deciso a contendere al segretario del Pd Bersani la candidatura a premier. I temi eticamente sensibili, quelli che dividono, non sono centrali nella campagna del sindaco di Firenze che attraversa l’Italia in camper. Eppure quello di Renzi con il mondo cattolico è un legame di antica data, che continua, pur con alti e bassi.

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Paolo Fresco: “Darò fondi e idee al camper di Matteo. Il vero rischio sarà scegliersi la squadra”

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larepubblicaSALVATORE TROPEA
«Lo conosco da tempo. Ho avuto occasione di lavorare al suo fianco nel campo dei beni culturali e sono rimasto ben impressionato dal suo coraggio e dalle sue capacità. Ora deve solo stare attento a circondarsi di collaboratori capaci, intelligenti e magari accettare che qualcuno gli dica apertamente di essere contro quando non è d’accordo con lui».

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Castagnetti: giusto passare la mano

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lastampaFABIO MARTINI

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Il primo ex Dc a dirlo: corresponsabili della crisi

Finora nessuno della vecchia guardia del Pd lo aveva detto, come fa ora Pier Luigi Castagnetti: «Al di là della radicalità e della impertinenza di Renzi, ammettiamolo: chi ha attraversato l’intera storia della Seconda Repubblica, porta su di sé una responsabilità oggettiva, quella di appartenere ad una generazione che ha contribuito ad una stagione politica conclusa con una sconfitta clamorosa. In vista della nuova fase dobbiamo avere il coraggio di passare la mano: servono forze nuove, che non portino il retaggio di sconfitte ancora recenti».

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Già assistente di don Giuseppe Dossetti alla diocesi di Bologna, da anni uno dei punti di riferimento dei cattolici-democratici, Castagnetti è stato l’ultimo segretario del Ppi, espressione finale della lunga stagione democristiana.
Bersani, vincendo resistenze occulte ed esplicite di quasi tutta la nomenclatura ex-Ds ed ex-Ppi, ha imposto le Primarie: condivide?

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In camper con Matteo

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lastampaMICHELE BRAMBILLA

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Tra una tappa e l’altra, il sindaco confida: non capisco l’astio personale.
Lo stress è tremendo anche per un giovane rottamatore e così Matteo Renzi appena entra nel camper si trasfigura. Fino a un attimo prima rispondeva alle tv locali con una faccia così radiosa che veniva da dire, bersanianamente, che quello non lo ammazza più nessuno. Adesso si concede qualche minuto di decompressione. Si toglie la camicia, indossa una polo rosa, respira lentamente. «Dammi qualche minuto». Ci mancherebbe. L’accordo è: si viaggia insieme sul camper da Foggia e Campobasso, poco più di un’ora di strada, e venti minuti sono per l’intervista.

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Il mega staff di cui si favoleggia è tutto qui dentro: un autista, una portavoce, uno che si occupa delle fotografie e uno degli incontri. «La Fiorentina ha vinto», gli dicono mentre lui si sta ancora resettando. «Una buona notizia». Chiede quali sono le tappe. «Adesso si va a Campobasso, poi alle ventuno Isernia». «Va bene, però per favore questa sera evitiamo di mangiare ancora la pizza, ci stiamo gonfiando in modo pazzesco». In quarantott’ore ha fatto: Taranto, Lecce, Brindisi, Bari, Trani, Matera, Potenza, Foggia, Campobasso e Isernia. Sempre sale strapiene, sempre a ripetere più o meno le stesse cose.

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Psicodramma democratico

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corrieredellaseradi ANTONIO POLITO

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Al Pd non potrebbe andar meglio. E’ costantemente in testa nei sondaggi da un anno; il suo principale avversario è a pezzi; è l’unico partito ad avere non uno ma due potenziali candidati premier. Tutto fa presumere che possa vincere le prossime elezioni. Eppure i democratici sembrano in preda a una crisi di nervi. Le correnti sono in guerra; l’assemblea nazionale che si riunisce oggi è così temuta che già Rosy Bindi emana circolari disciplinari; si aggira addirittura lo spettro della scissione, evocato da Walter Veltroni. Perché? La causa scatenante di questo psicodramma sono le primarie. Stavolta sono vere, nel senso che c’è uno sfidante indisciplinato che non si accontenta di arrivare secondo e passare all’incasso. La reazione degli oligarchi, quelli che perdono il loro status se la lotta politica esce dalle stanze fumose per andare all’aperto, è stata furibonda. Da loro viene la spinta per imporre un regolamento che faccia fuori Renzi.

Regole e identità

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sole24oredi Roberto D’Alimonte

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Un accordo tra Bersani e Renzi sulle regole delle primarie non c’è ancora. Ma nelle ultime ore si sono fatti progressi. Restano due questioni irrisolte. Il voto al secondo turno e la registrazione. In realtà sono una questione sola. Il nodo vero è la registrazione. Su questo punto c’è confusione. Va da sé che chi vuole votare nelle primarie di un partito debba registrarsi. L’anonimato non è ammissibile. Il problema vero sono i tempi e il luogo della registrazione. Se si chiede a un potenziale elettore delle primarie di registrarsi prima del voto, la partecipazione elettorale si abbassa perché il costo dell’andare a votare aumenta. Ma pare che la pre-registrazione non sia una condizione necessaria. Infatti, la proposta di cui si parla in queste ore prevede che ci si possa registrare anche lo stesso giorno del voto. Ma – e qui sta il problema – in un luogo diverso da quello in cui si vota. Anche questa regola aumenta i costo del voto e quindi tende a diminuire la partecipazione. Perché quindi introdurla?

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