Matteo Renzi

Rassegna stampa

In questa Roma di ladri voterò Renzi o Grillo

SETTE

SETTEVITTORIO ZINCONE intervista Antonello Venditti

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Antonello Venditti, 63 anni, mi accoglie nel giardino della sua abitazione capitolina. Ha un sorriso beffardo. Soddisfatto. «Ma davvero vogliamo commentare le ultime ruberie dei politici?». Lui è allo stesso tempo cantore della romanità e fustigatore del malcostume capitolino. Ci tiene a distinguere: «Fiorito & Co non rappresentano Roma. Loro sono quello che io chiamo il “carciofo romanesco “». Che cosa sarebbe? «La romanità sbracata, il magna-magna che non ho mai sopportato». Venditti ha le prove. Da adolescente scrisse Sora Rosa: «Me ne vojo annà da’sto Paese marcio / che cià li bbuchi ar posto der cervello / che vo’ magna’ sull’ossa de chi soffre / che pensa solo ar posto che po’ perde». Poi venne Roma capoccia, «der monno infame». E infine la pre-tangentopolista In questo mondo di ladri. Mentre parliamo Venditti si illumina: «Ho precorso i tempi». In che modo? «In questo mondo di ladri vale quasi più oggi di quando è stata pubblicata».

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Attenti al flop

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europaIeri ci sarebbe voluto un bel sussulto di ragionevolezza sulle regole per le primarie. Ma non è arrivato. C’è ancora la giornata di oggi per svelenire quel cima pesantissimo che da qualche giorno si è addensato sul Pd così da arrivare alla assemblea di domani con la fondata speranza che non ci si tiri le sedie. Sarebbe un delitto. Perché il meccanismo delle primarie, pur con tutti i suoi difetti, si stava già mostrando funzionale alla crescita dell’attenzione e dei consensi (virtuali) del Pd. Bersani, che le primarie ha sempre voluto e difeso da critiche anche feroci provenienti dalla sua stessa maggioranza, ha capito da tempo che un movimento forte nel vivo della società può solo fare del bene.

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L’importante è far perdere

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MARIO LAVIA
“Everything but Matteo “: se fosse una canzone quella di Oliviero Diliberto dovrebbe intitolarsi così, tutti tranne Renzi, al limite va bene persino il socialdemocratico Bersani, meglio ancora Vendola, se non fosse che quella volta dopo averci sedotto ci ha abbandonato. Dunque grazie ai colleghi di Pubblico, che hanno trascorso alcune ore con lui e messo in una pagina e mezzo le sue considerazioni, da cui si apprende che Diliberto si sta organizzando per le primarie non già per costruire ma per sabotare l’altrui corsa, e d’altronde l’Italia sa bene che in quanto a sabotaggi il professor Diliberto non ha rivali (chiedere a Romano Prodi), anzi è secondo dietro l’inarrivabile maestro Bertinotti.

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Una banca-dati pubblica per la trasparenza

larepubblica

larepubblicaTutte le fatture dei partiti e degli enti andrebbero pubblicate, a vantaggio dei cittadini. Per farlo, basta una norma di due righe nel decreto Digitalia

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di Riccardo Luna

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C’è solo una cosa più efficace del controllo successivo della Corte dei Conti sulle spese della politica. Il controllo in tempo reale svolto da 60 milioni di cittadini attraverso Internet. Qui ormai non si tratta soltanto di pubblicare i bilanci dei partiti e degli enti pubblici in rete, come pure si sta iniziando a fare. Questa è infatti una azione meritoria, seppur tardiva, ma insufficiente a garantire una effettiva trasparenza e quindi una drastica riduzione della corruzione, del peculato e delle svariate malversazioni di soldi pubblici cui stiamo assistendo. […..] Ma anche una pubblicazione dei dati in formato aperto rischia di essere non adeguata a frenare gli abusi correnti: infatti fa emergere solo le spese totali per ogni comparto ma impedisce di verificarne puntualmente la legittimità ma anche solo l’opportunità politica.

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La strada da seguire è quindi quella della pubblicazione delle fatture, di tutte le fatture degli enti pubblici. Per farlo basta un clic. Una norma di due righe nel decreto Digitalia che il governo sta approvando. Basta aprire i dati di Siope.

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Primarie col trucco

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ilfoglioPerché Renzi fa bene a insorgere contro i caveat dei soliti oligarchi.

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Fa bene Matteo Renzi a insorgere contro la bozza di regolamento per le primarie ufficializzata ieri dagli apparatchik del Partito democratico, in vista dell’assemblea nazionale che sabato prossimo sarà chiamata a discuterla e vidimarla. A prescindere dal giudizio di valore sui candidati alla premiership di centrosinistra, c’è poco da cincischiare: l’inserimento delle nuove regole d’ingaggio (doppio turno, albo degli elettori e patto di coalizione) appare come un mezzuccio destinato a ostacolare la galoppata del sindaco di Firenze contro il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

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«Norme assurde, così primarie finte»

unita

unitaVLADIMIRO FRULLETTI

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«Questo è un boomerang. Bersani non lo può permettere. Non capisco perché il Pd deve aver paura di primarie libere e aperte. Tutti i sondaggi, al di là dei voti ai singoli nomi in corsa, su una cosa sono unanimi: il Pd sta crescendo. E sale grazie al confronto che s’è aperto con le primarie. Adesso invece le vogliono fare finte. Spero davvero che intervenga Bersani. Mi auguro che ci pensino bene, che prevalga la ragionevolezza».

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L’Amaca di Michele Serra

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Voto Renzi (se c’è il Porcellum)

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europaMICHELE SALVIATI

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Nel pacchetto che definiva il mio Partito democratico ideale, tanti anni fa, c’erano le primarie per la scelta delle candidature a cariche monocratiche nelle istituzioni rappresentative. Questo perché credevo che, se non il bipartitismo, almeno il bipolarismo fosse un tratto del nostro sistema politico ed elettorale destinato a restare, e dunque che il campione del Pd si sarebbe confrontato con quello di Forza Italia (ovvero, il campione del centrosinistra contro quello del centrodestra, nel quadro bipolare ma non bipartitico che effettivamente si realizzò).

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