Matteo Renzi

Rassegna stampa

Ma Bersani ha paura degli elettori?

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europadi MARIO ADINOLFI\n

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Ci siamo, eccoci alla volata finale, quella decisiva. Chi vuole farci respirare un’aria da giochi già fatti evidentemente non ha compreso la lezione di domenica scorsa: ci spiegavano che Pier Luigi Bersani avrebbe vinto facilmente al primo turno, che Matteo Renzi rappresentava solo una bolla mediatica, che sarebbe stato insidiato al secondo posto persino da Nichi Vendola. È andata diversamente, molto diversamente, è andata come tutti ormai sanno.

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Il “ragazzo” che punta a Palazzo Chigi – Porta a Porta

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Matteo Renzi a Porta a Porta

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Matteo Renzi a “Che tempo che fa” il 26/11

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Matteo Renzi ospite della trasmissione Che tempo che fa in onda il 26 novembre 2012 su Rai 3. (clicca sull’immagine per vedere il video)

Morando: Il sindaco può farcela, chi crede in lui non è un alieno

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corrieredellaseradi Monica Guerzoni sul Corriere della Sera

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ROMA – «Le primarie hanno dimostrato che chi crede in Renzi non è un alieno».

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Il sindaco di Firenze può vincere, senatore Enrico Morando?

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«In alcune parti del Paese chi ha votato per lui è maggioranza relativa, se non assoluta. C’è una parte del nostro elettorato che al primo turno ha votato Bersani e al secondo può votare Renzi». Perché un elettore che domenica ha scelto il segretario dovrebbe cambiare idea al ballottaggio?

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«È una fase nuova. Starei attento a pensare alla trasposizione meccanica dei voti da Vendola a Bersani. Renzi può prendere voti 62 anni anche al leader di Sel perché, come lui, risponde a una domanda di innovazione».

L’intervista a Pietro Ichino: «Con Renzi per vincere senza alleati»

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unitadi Marco Bucciantini su L’Unità

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Sul suo blog ha raccontato l’entusiasmo e le seccature per questa giornata particolare, in fila insieme ai milanesi, alla sezione del Pd dietro la stazione di Porta Genova, per coltivare la democrazia. Il professore Pietro Ichino è probabilmente la causa della distanza fra la Cgil e Renzi («Se vince lui sarebbe un problema»: la contestata battuta a urne aperte del segretario generale Susanna Camusso), ma la cosa non lo rammarica. «Penso che Camusso, così come Rosy Bindi, prima di arrogarsi il ruolo di decidere cosa veramente sia “di sinistra” e cosa no, dovrebbero fare un bilancio dei risultati in materia di politiche del lavoro ottenuti fin qui dalla sinistra con le sue vecchie linee d’azione. Se, come credo, questo bilancio è gravemente in rosso, le vie da battere per la tutela dei più deboli sono evidentemente delle altre».

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Come ha giudicato l’organizzazione di queste primarie?

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«Promettiamo agli elettori di sburocratizzare lo Stato e poi, quando tocca a noi organizzare un servizio, riusciamo a complicare la vita al cittadino inutilmente, moltiplicando compilazioni, firme, code. Dobbiamo ringraziare il cielo che domenica il tempo sia stato mite e non abbia piovuto: altrimenti quelle ore di coda che abbiamo inflitto a oltre tre milioni di persone, per lo più all’aperto, sarebbero state una tortura insopportabile e si sarebbero ritorte pesantemente contro di noi».

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Le regole servivano a proteggere il centro sinistra dalla “scalata” degli elettori di centro destra.

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«Ma l’aumento del carico burocratico ci ha fatto perdere elettori. Anche di centro destra, certo, che magari in questi mesi avevano cambiato idea».

Il sindaco: «Missione compiuta: il Pd ora è cambiato»

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unitadi VLADIMIRO FRULLETTI

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«Se fossimo a Sanremo avremmo vinto il premio della critica, ma noi vogliamo vincere il festival». L’abbraccio prolungato al babbo Tiziano, le maniche della camicia arrotolate e, dal palco del comitato elettorale, il rilancio. «Ci aspetta una nuova partita, ma si parte da zero a zero». O meglio dal 40% e da quel milione di voti che i suoi conti dicono che ha incassato ieri.

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La migliore risposta all’antipolitica

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lastampadi FEDERICO GEREMICCA

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 La notizia che non sorprende – almeno fuori della stretta cerchia degli ultrà di questo o di quel candidato – è che al primo turno non la spunta nessuno, e che la settimana che si apre sarà quella del ballottaggio e del testa a testa decisivo tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi. Quella che invece conforta – e che non è per niente retorico sottolineare, soprattutto dopo che nell’ultimo voto siciliano è stata infranta e superata la barriera del 50 per cento di astensioni – è che c’è un pezzo di Paese che resiste, partecipa, vota e crede ancora che abbia un senso impegnarsi per cambiare.

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Renzi: «Ora si riparte da zero a zero»

corrieredellasera

corrieredellaseradi FRANCESCO ALBERTI

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Ha la faccia da Gianburrasca, stasera più che mai, dietro a quel leggio in plastica con la scritta «Viva l’Italia viva». È stanco. Felice. Osannato. «Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato…» dice, la voce arrochita dalla stanchezza, la moglie Agnese per una volta al suo fianco. I dati non sono ancora ufficiali e i suoi cinguettano: «I nostri sondaggi sono molto meglio, abbiamo toccato quota 40%, vedrete…».

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