Matteo Renzi

Rassegna stampa

Se oggi vince Renzi

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europadi FRANCESCO CLEMENTI

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Responsabilità, trasparenza, governabilità. Questo è il senso del cambiamento che la vittoria alle primarie di Matteo Renzi trascina con sé. Un cambiamento capace di dare oggi al Partito democratico e, domani, a tutto il paese, quella democrazia moderna, dei cittadini e delle autonomie, propria appunto degli altri grandi paesi.

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Una democrazia più semplice e trasparente. Perché definisce il rapporto tra governanti e governati in ragione delle risposte date ai problemi concreti e non, invece, in ragione di un parolaio ideologismo o di un insieme inconcludente di ipocrite irrealizzabili buone intenzioni; e che ritiene che il cittadino sia l’alfa e l’omega della politica, secondo lo schema che oggi esiste nelle nostre città.

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Renzi esorcizza i sondaggi: “Noi maggioranza tra la gente, nessun dorma e sarà spareggio”

larepubblica

larepubblicadi SIMONA POLI e MASSIMO VANNI

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La partita delle primarie finirà al secondo tempo. Renzi cerca di esorcizzare tutti i pronostici negativi della vigilia e scommette di andare al ballottaggio. Punta al miglior piazzamento, spiega. Vuole arrivare a sfiorare la quota di Bersani. «Alcuni sondaggi mi danno sotto di dieci punti, lo so, ma conto di ridurre la distanza al minimo». Nessun dorma stanotte, dice ai suoi: «Abbiamo ancora dodici ore per andare a bussare alle porte, bisogna spingere la gente verso i seggi, persuadere chi tentenna, recuperare tutto ciò che è possibile, anche un solo voto può fare la differenza». Stamani a Firenze il sindaco correrà la Maratona cittadina sui lungarni, alle cinque del pomeriggio andrà al seggio e poi si trasferirà alla Fortezza con il suo staff per aspettare i risultati.

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Giorgio Faletti: «Scelgo Matteo. È un portatore sano di novità»

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unitadi G. RIZ.

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La prima cosa che Giorgio Faletti dice al telefono, senza neanche aspettare la domanda: «Ciao, diamoci subito del tu, ho scritto anch’ io per l’Unità, e questo ci autorizza darci del tu». Lo scrittore e attore (la lista è lunga, accorciamo per comodità) è in giro per promuovere il suo ultimo libro, Da quando a ora (Einaudi). «È una cosa strana, questo libro, è una specie di autobiografia musicale che racconta il mio rapporto con la musica, e per questo ci sono anche due cd con dentro le mie canzoni, quelle scritte per altri, e quelle inedite», spiega. Di politica parla volentieri («l’ho sempre seguita, sempre stato di sinistra»), e di primarie ancora di più.

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Per chi andrà a votare domani?

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«Allora, devo fare una premessa. Io sono sempre stato un elettore di centrosinistra. E in questo momento, devo dire, al di là delle primarie, son contento di vedere un partito pronto a vincere le elezioni. Dopodiché, io voterò per Matteo Renzi».

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L’uomo che rischia

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di ALESSANDRO BARICCO

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Da che parte sto, si sa: a sinistra. Visto che c’è questa possibilità di scegliere il nostro candidato alle prossime elezioni, ecco cosa farò domenica.

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Uscirò di casa, armato di una certa pazienza, e andrò a votare Renzi alle primarie. Perché lo farò è cosa di scarsissimo interesse, ma perché lo farà una sacco di gente, questo è un fenomeno interessante, e non sono proprio sicuro che tutti l’abbiano capito bene. Posso dare, con tutta la modestia possibile, un aiutino?

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Matteo Renzi a Lady Radio

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\n   \n Il sindaco e candidato alle primarie ospite nel GR del mattino di Lady Radio di venerdì 23 novembre 2012. \n La clip audio a questo indirizzo.

Rush finale tra applausi e autografi. Il cuore rosso batte anche per Renzi

quotidianonazionale

quotidianonazionaleUn altro pienone nella ‘tana del lupo’. Il camper elettorale di Matteo Renzi, nel rush finale verso le primarie di domenica, ha fatto tappa per la terza volta a Bologna. Città roccaforte di Pier Luigi Bersani, dove la federazione del Pd “dal segretario all’usciere “si è schierata compatta per il leader, atteso questa sera per il comizio finale al palasport. Politica, musica e gastronomia, stile Festa dell’Unità.

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Per la terza volta, Renzi ha fatto il tutto esaurito sotto le Due Torri. Accolto da un tifo da stadio: Bolo-gna, Bo-lo-gna. Strette di mano, foto, autografi. La sala del quartiere è troppo piccola: si siedono in 200, 150 restano in piedi. Un centinaio sono nel giardino a fianco, con maxischermo. «La mia sensazione è che domenica sera ci saranno le condizioni per essere molto felici», dice Renzi. Applausi.

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“Schiaccia quel tasto”: perché all’Italia farebbe bene una vittoria di Matteo Renzi

I cinque candidati alle primarie del centrosinistra per la scelta del premier sono cinque ottimi candidati: persone rispettabili, politici competenti, ognuno di loro sarebbe in grado di fare il presidente del Consiglio di questo paese. E che sia chiaro: sarebbero in grado. Ognuno di loro con la sua dose di potenziali errori o politiche sbagliate, ma niente di implausibile o pericoloso come qualcuno annuncia, e di certo niente di più implausibile del governo che l’Italia ha avuto fino a un anno fa, per fare un esempio. Questo va detto, perché gli italiani sono un popolo di invocatori del cambiamento a parole, ma poi quando il cambiamento si manifesta e ha – inevitabilmente: è cambiamento – tratti di diversità da ciò che conoscono, allora lo definiscono inadeguato perché è diverso, appunto. Questo vale in particolare per Laura Puppato e Matteo Renzi, a cui è stato rimproverato di non avere il “physique du role” del premier con battute su “ce li vedete a parlare con Angela Merkel?”: e invece qualunque paese europeo elegge e prende sul serio premier e aspiranti premier esattamente con quei physique du role.

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Non rottamerò le nonne

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di Umberto Brindavi

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E’ stanco morto, Matteo Renzi, quando ci vediamo, alle otto di sera di una giornata, l’ennesima, fatta di viaggi, comizi, interventi in radio, telefonate, twittate, riunioni in vista delle primarie del centrosinistra. E uno si chiede: ma chi glielo fa fare? Oltrettutto, con gli ultimi sondaggi che lo danno perdente contro il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. D’altra parte, se uno si candida a governare l’Italia…

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Renzi, voler governare Malia è un pensiero grande.

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«Be’, in un certo senso troppo grande. Perché quando sei fuori dal mondo della politica immagini che siano tutti bravi, competenti, appassionati (magari qualcuno ladro, ma è un altro discorso). Però poi ci entri e ti rendi conto che tutti questi grandi statisti non li vedi».

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Quando le è venuto in mente per la prima volta questo «pensiero grande»?

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«Nel maggio scorso. Quando ho sentito Bersani commentare la vittoria di Grillo a Parma. “Non abbiamo perso”, ha dichiarato: ‘Abbiamo non vinto”. Ecco, lì ho capito quanta sottovalutazione c’era della rabbia, della stanchezza e della delusione dei cittadini. Mi sono detto: devi provarci. E se vincerò le primarie non sarà perché sono simpatico, ma perché la gente si è stancata e vuole cambiare. A quel punto non c’è alternativa. Si cambia davvero. Niente inciuci, basta con il vivacchiare».

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