Matteo Renzi

Rassegna stampa

Renzi: una nuova terza via

unita

unitadi CLAUDIO SARDO

\n

Matteo Renzi chiuderà la sua campagna in Emilia, in Umbria, in Toscana. Nelle Regioni rosse. Del resto la radicalità della sua sfida, il tratto «sovversivo», l’offensiva politica e simbolica che ha condotto fin dal giorno in cui ha pensato di candidarsi riguarda il corpo, la natura, le radici della sinistra italiana. Forse più della stessa istanza di rinnovamento generazionale, che è diventata la sua leva di consenso. Renzi si mostra soddisfatto, molto soddisfatto dei risultati raggiunti in queste settimane: «È stata un’esperienza esaltante, qualunque sia il risultato finale».

\n

Renzi: se vinciamo noi il Paese volta pagina

logo-gazzettadelmezzogiorno

logo-gazzettadelmezzogiornodi Michele Cozzi su La Gazzetta del Mezzogiorno del 21 Novembre 2012

\n

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, candidato alle primarie del centrosinistra. Si sceglie un candidato o un progetto per il Paese?

\n

«Il nostro quadro di riferimento è comune, ma ovviamente ci sono delle diversità. Io chiedo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, il taglio del numero dei parlamentari e dei vitalizi, eliminando il cumulo tra quello di parlamentare e quello di consigliere regionale: una cosa questa che chiedo a Vendola e Bersani. Propongo inoltre la sburocratizzazione dello Stato e, poi, non voglio aumentare le tasse che sono già alte, ma farle pagare a chi non le paga».

\n

Contro di lei si è schierato quasi tutto il quartier generale del Pd, compresi gli ex Dc e gli ex Ppi. «La partita non è tra ex democristiani e ex comunisti. Bisogna mettere fine alle reciproche provenienze. Stiamo tutti insieme con posizioni e sensibilità diverse, e tutto questo è legittimo. Non ho alcuna critica a chi sta ora a difendere il fortino, ma noi oggi siamo nella condizione, per il bene del centrosinistra e del Paese, di dovere andare nella prateria, non di stare a difesa del fortino del potere consolidato».

Bersani avanti su Renzi di 10 punti

sole24ore

sole24oredi Roberto D’Alimonte su Il Sole 24 Ore

\n

Domenica prossima si vota per le primarie che devono designare il candidato premier del centrosinistra. Non è la prima volta. Si sono fatte per Prodi, per Veltroni e da ultimo per Bersani. Ma mai si è avuta veramente la sensazione che il risultato fosse incerto. Questa volta è diverso. È per questo che il primo dato da sottolineare nel sondaggio Cise che presentiamo qui è il grande interesse che circonda questa consultazione (cise.luiss.it). Alla domanda “Pensa che andrà a votare alle primarie del centrosinistra il prossimo 25 novembre?” il 32% degli intervistati risponde affermativamente, mentre un altro 7% è incerto. Si tratta di una quota eccezionalmente alta di potenziali elettori. La maggior parte di loro non andrà certamente a votare. Forse un quarto o poco più lo farà. Tra interesse e comportamento c’è una enorme differenza. Vedremo. In ogni caso questo è un segnale in netta controtendenza rispetto ad altri dati che registrano il profondo distacco fra elettori e politica. Fare le primarie è stata una buona cosa per il Pd e ne va dato merito a chi le ha fortemente volute.
Sull’esito della competizione questo sondaggio evidenzia che all’interno del nostro campione Bersani risulta chiaramente in vantaggio con il 48% delle preferenze contro il 38% di Renzi. È un dato tutto sommato in linea con altre rilevazioni demoscopiche recenti, anche se nel nostro caso la percentuale di voti di Bersani è più alta perché è calcolata solo su chi dichiara l’intenzione di votare escludendo quindi gli incerti e quelli che non rispondono alla domanda. La sorpresa è la bassa percentuale di consensi per Vendola (10%). Gli altri due candidati sono su valori molto bassi.

“Grazie a Pier Luigi, ma noi votiamo Matteo”

di GRAZIANO DEL RIO e ARTURO PARISI 

\n

Caro Direttore,

\n

cresce tra gli italiani l’incertezza, e l’ansia va trasformandosi in rabbia. Invece di nutrire l’attesa di un nuovo inizio, la crisi appare ora a troppi come una via senza uscita. È a questi sentimenti che nelle prossime primarie siamo chiamati a dare una risposta di speranza ritrovando in noi stessi la fiducia perduta. Mentre la fine della legislatura si avvicina sempre più, a causa del vergognoso ritardo della nuova legge elettorale non sappiamo ancora se potremo mai scegliere quel premier che con le primarie siamo chiamati a proporre. La democrazia dei cittadini, che grazie al maggioritario esordì con l’elezione diretta dei sindaci, dopo vent’anni è ancora ferma sulla soglia del governo centrale, prima bloccata dalla reazione della partitocrazia, ed ora contrastata dalle illusioni della tecnocrazia.

\n

Matteo Renzi: “Se vinco io, cambia gruppo dirigente, nulla sarà come prima”

pubblico giornale

pubblico giornaledi Francesca Schianchi su Pubblico

\n

Dieci del mattino. Si sono appena spente le luci di Omnibus, dalla palazzina de La7 esce Matteo Renzi – jeans, giacca blu e camicia bianca sbottonata – circondato dal suo staff. La prima apparizione tv della giornata (a sera sarà ospite a Ballarò), una delle ultime prima del voto di domenica. «Da noi ad Arezzo c’era tantissima gente, anche in Emilia… Solo a Rimini ce n’era di più per Bersani. 107 province a una», scherzano entusiasti dallo staff. «Calma, ragazzi…», predica divertito il sindaco di Firenze. Pronto alla volata finale: cinque giorni per convincere gli indecisi, rassicurare gli anziani, la categoria più diffidente nei suoi confronti (sono previste in settimana un paio di iniziative ad hoc), per trascinare soprattutto la gente, più gente possibile, ad andare a votare. Ecco, partiamo da qui: l’afflusso ai gazebo. Fa un pronostico?

\n

Credo voteranno almeno tre milioni di persone.

\n

Sotto quale affluenza sarebbe un flop? Sotto i due milioni sarebbe una sconfitta.

\n

Facciamo l’ipotesi: lei vince. La Bindi può evitare di stampare la sua richiesta di deroga. Immagino anche Fioroni.

\n

Ci può scommettere.

\n

E che succede invece a persone come Fassina e Orfini, giovani non rottamabili che però la pensano in modo diametralmente opposto a lei sul lavoro? Se vince lei ci sarà posto per loro?

\n

Ovvio che ci sarà posto. Ma, se vinco io, è anche ovvio che le loro idee non sono quelle vincenti: chi conquista le primarie fa il programma. E per scegliere i parlamentari secondo me bisognerà fare le primarie. Quindi saranno scelti dal territorio.

Non ho l’età?

fotoleopolda29

fotoleopolda29

\n

Firenze, febbraio 2011. Matteo Renzi – a 29 anni presidente della Provincia di Firenze, a 34 sindaco della città – ha teorizzato in un libro la «rottamazione» della vecchia classe dirigente del suo partito, il Pd. A fine intervista gli chiedo se punta a diventare, un giorno, premier. Risposta: «Sono, e voglio continuare a essere, il sindaco di Firenze». Firenze, novembre 2012. Mancano pochi giorni alle primarie in cui il centrosinistra dovrà scegliere il suo candidato premier alle elezioni del 2013, e Renzi è in piena campagna. Da settembre gira l’Italia in camper, lunedì 12 ha partecipato su Sky a un confronto all’americana con gli altri 4 candidati – il segretario del Pd Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Laura Puppato, Bruno Tabacci  – e per la prima volta i sondaggi lo danno molto vicino al favorito, Bersani.

\n

Che cosa le ha fatto cambiare idea, dopo un anno e mezzo? «La crisi economica. E’ in corso – tra Italia e Germania, tra Europa e Asia  – un riequilibrio di forze che cinquant’anni fa si sarebbe risolto con una guerra. Oggi per fortuna ci sono altri strumenti, ma la politica italiana non ha saputo indicare quali».

\n

Il ritorno al paese d’origine.

lanazione

lanazioneMATTEO RENZI torna al paese d’origine, Rignano sull’Arno. Il paese che gli ha dato i natali, dove ha iniziato e la sua vita e la carriera politica. E Rignano gli riserva l’accoglienza delle grandi occasioni.

\n

Domenica mattina, 18 novembre: la piazza è piena. Potevamo fare meglio» commenta qualcuno, ma non siamo pochi. Ci sono babbo Tiziano, anche mamma Lalla, la sorella Matilde e il marito Andrea, così come la moglie Agnese e i figli. Insieme agli amici di un tempo. Ci sono curiosi, sostenitori, conoscenti, ex amministratori. Rignano si ritrova così, per un giorno, al centro della politica nazionale.

Il Vento e la Palude

di MARCO DAMILANO

\n

Valeva la pena stare due giorni alla stazione Leopolda di Firenze con i ragazzi di Matteo Renzi e poi prendere di corsa un treno per correre a Roma agli studios De Paolis sulla Tiburtina per assistere finalmente al primo ciak della creatura montezemoliana in questo sabato 17 novembre. Perché non sono i lanci d’agenzia o i retroscena a rivelare il senso e le potenzialità e i limiti dei due progetti e dei rispettivi leader, ma l’osservazione delle platee, i mondi che mettono in movimento alla vigilia dello scontro elettorale 2013.

\n